L’Uganda limita l’accesso ai social media

Pubblicato il 9 settembre 2020 alle 19:12 in Africa Uganda

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Alcune organizzazioni per la tutela dei diritti umani hanno chiesto all’Uganda di annullare le restrizioni all’utilizzo dei social media, affermando che queste sono finalizzate a censurare i contenuti critici contro il governo, in vista delle elezioni presidenziali.

Nelle elezioni previste per febbraio, il presidente Yoweri Museveni, 75 anni, corre per un altro mandato di cinque anni. Se dovesse vincere, l’uomo totalizzerebbe 40 anni al potere. Contro di lui si è presentata la pop star locale, già deputato, Bobi Wine, il cui vero nome è Robert Kyagulanyi. L’uomo ha sfruttato la propria popolarità in campo musicale e ha riscosso un grande seguito tra i giovani. Proprio per questa ragione, si ritiene che le recenti decisioni relative all’utilizzo di internet siano motivate da scelte politiche ben precise, imposte dall’esecutivo di Museveni.

L’autorità di regolamentazione nazionale, l’Uganda Communications Commission (UCC), ha richiesto che tutti gli utenti dei social media impegnati in “servizi di comunicazione e trasmissione” debbano ottenere una licenza, entro il 5 ottobre. Le condizioni per ottenere tale documento includono il pagamento di una quota annuale di 100.000 scellini, 27.14 dollari e l’accettazione di non impegnarsi in “distorsioni dei fatti” o pubblicare contenuti “che potrebbero creare insicurezza pubblica”. Il portavoce dell’UCC, Ibrahim Bbosa, ha negato che le accuse che tale decisione fosse politicamente motivata e ha affermato che questa era pensata per assicurarsi che tutti i comunicatori online con un ampio seguito non fomentino la divisione e le “fake news”. “Le autorità stanno effettivamente criminalizzando il diritto alla libertà di espressione online”, ha affermato Amnesty International in una dichiarazione, aggiungendo che il regolatore dovrebbe revocare la decisione.

Amnesty ha affermato che la misura “trasformerà i social media in un campo minato, con gli utenti che probabilmente si troveranno dalla parte sbagliata della legge”. L’UCC ha precedentemente affermato che il nuovo regolamento si rivolge a persone molto seguite su piattaforme tra cui Twitter, Facebook, Instagram e YouTube. Tuttavia, Amnesty ha sottolineato che la misura è eccessivamente ampia e ambigua e potrebbe potenzialmente colpire chiunque. È probabile che le autorità utilizzino l’obbligo di prendere di mira e reprimere le voci antigovernative durante le campagne, secondo Dorothy Mukasa, a capo di Unwanted Witness, un osservatorio sui diritti delle comunicazioni digitali con sede a Kampala.

In passato, le forze dell’ordine ugandesi erano già state tacciate di violenza nei confronti dell’opposizione politica del Paese e del mondo dell’informazione. Il 13 agosto 2018, la polizia aveva arrestato e picchiato 6 parlamentari, almeno 2 giornalisti, e altre 28 persone, in vista delle imminenti elezioni del 15 agosto. In tale occasione, le autorità avevano trattenuto anche Zaake, il quale, secondo alcuni testimoni citati da HRW, era stato bastonato e portato in centrale privo di sensi. In Uganda, la libertà di riunione e di espressione, inclusa quella dei media, è garantita dall’articolo 29 della Costituzione e, formalmente, la legge condanna ogni tipo di tortura e di trattamento disumano, oltre a prevedere il perseguimento penale dei funzionari responsabili. Tuttavia, secondo HRW, ad oggi non c’è ancora stata un’indagine efficace o alcuna forma di giustizia per tali abusi.

In particolare, i rappresentati dell’opposizione sostengono che Musaveni e il proprio governo stiano sfruttando l’attuale pandemia di coronavirus per attaccare gli avversari politici e i dissidenti. Il 20 aprile, le forze di sicurezza ugandesi hanno arrestato uno scrittore e giornalista televisivo, Kakwenza Rukirabashaija, con l’accusa di aver diffuso “fake news” sul coronavirus attraverso Facebook. Kakwenza è l’autore di un libro satirico intitolato “The Greedy Barbarian”, che la maggior parte dei lettori ritiene sia un’allusione al presidente Museveni. Su Facebook, il giornalista aveva postato una foto scattata all’interno di un mercato di Iganga, la quale mostrava che i cittadini ignoravano le linee guida del governo sull’allontanamento sociale e, per tale motivo, è stato accusato di aver esortato la popolazione a non rispettare le direttive del governo.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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