L’Italia preoccupata per le tensioni nel Mediterraneo Orientale

Pubblicato il 9 settembre 2020 alle 17:14 in Cipro Italia Turchia

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Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha espresso preoccupazione per la tensione nel Mediterraneo Orientale e ha chiesto di “creare condizioni di stabilità e sicurezza nell’area”. 

”Stiamo seguendo con preoccupazione la situazione nel Mediterraneo Orientale, abbiamo espresso più volte tutta la nostra solidarietà a Cipro e alla Grecia ma condividiamo con la Spagna l’idea fondamentale di sostenere il tentativo dell’Alto rappresentante dell’Unione Europea di ridurre le tensioni e avviare il dialogo tra le parti”, ha dichiarato ai giornalisti della Prefettura di Milano, Di Maio, l’8 settembre, in una conferenza stampa congiunta con la sua controparte spagnola, Arancha Gonzalez Laya. “Siamo fortemente convinti che si debbano trovare soluzioni allo sfruttamento delle risorse energetiche per creare condizioni di stabilità e sicurezza nell’area”, ha aggiunto il ministro.

Intanto, il più recente sviluppo nella regione ha visto l’intervento della Russia a fianco di Cipro, per mediare con la Turchia. Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha parlato con il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, rassicurandolo del fatto che Mosca è pronta ad intervenire nei futuri colloqui con Ankara sul Mediterraneo Orientale. Le dichiarazioni sono giunte in seguito a una visita a Nicosia, avvenuta l’8 settembre. Nella disputa riguardante la sovranità sulle risorse energetiche del Mediterraneo orientale, la Turchia si schiera contro il blocco costituito da Grecia e Cipro, entrambe sostenute dall’Unione Europea, con la Francia in prima linea. Ankara, inoltre, non riconosce la sovranità di Nicosia, ritenendo unica vera rappresentante della popolazione dell’isola la regione separatista della Repubblica Turca di Cipro del Nord, abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota.

Il territorio di Cipro, nello specifico, risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde”, che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. Per quanto riguarda la disputa energetica, la Turchia e la Grecia, che fanno entrambe parte della NATO, hanno opinioni contrastanti in merito ai diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo Orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Le tensioni tra i due Paesi si sono riaccese dopo che entrambe hanno firmato accordi concorrenti sui propri confini marittimi, rispettivamente con la Libia e con l’Egitto, provocando un notevole incremento dell’attività militare nelle acque del Mediterraneo Orientale.

L’offerta di Lavrov di mediare la crisi è arrivata poche ore dopo che la Grecia ha annunciato di voler potenziare le sue forze armate, acquistando nuovi mezzi militari e rinnovando l’industria della Difesa. “La leadership turca lancia, quasi quotidianamente, minacce di guerra e rilascia dichiarazioni provocatorie contro la Grecia”, ha dichiarato, lunedì 7 settembre, il portavoce del governo greco, Stelios Petsas. Nonostante gli avvertimenti, alcune fonti hanno infatti riferito che Ankara starebbe pensando di estendere le esplorazioni energetiche della sua nave da ricerca sismica, Oruc Reis, dal 10 al 25 settembre. Le operazioni potrebbero avvenire anche al largo delle isole greche di Kastellorizo e Rodi, dove Atene rivendica fortemente la sua sovranità. Se venisse emesso un nuovo navtex da parte della Turchia, si tratterebbe della quarta proroga consecutiva e tale decisione potrebbe rischiare di mandare a monte il tentativo europeo di una risoluzione politica della disputa. Per il 24 e il 25 settembre, in seno al Consiglio Europeo, sono in programma consultazioni tra gli Stati membri che potrebbero prendere in considerazione l’imposizione di sanzioni contro Ankara.

Da parte sua, la Tuchia sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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