La Serbia si ritira temporaneamente da tutte le esercitazioni militari

Pubblicato il 9 settembre 2020 alle 19:23 in Europa Serbia

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La Serbia ha deciso di sospendere per 6 mesi la sua partecipazione a tutte le esercitazioni militari con i partner stranieri in seguito a “pressioni” dell’Unione Europea. “Non parteciperemo ad alcuna esercitazione o attività militare con la NATO, con l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), con la Russia, con gli Stati Uniti, con la Cina o con l’UE. Né con l’Est né con l’Ovest”, ha spiegato in un comunicato il ministro della Difesa serbo, Aleksandar Vulin. “Anche la partecipazione del Paese alle operazioni di mantenimento della pace sarà riconsiderata e, se necessario, sospesa”, ha aggiunto il ministro.

Vulin ha specificato che la Serbia, che ha chiesto l’adesione all’UE nel 2009, si trova sotto “una terribile e immeritata pressione” da parte del blocco. “Ci viene chiesto di abbandonare le esercitazioni militari programmate con la Bielorussia a costo di rinunciare al nostro futuro europeo”, ha detto il ministro. Dal 10 al 15 settembre, la Serbia doveva avviare, in collaborazione con le forze militari russe e bielorusse, un’esercitazione militare congiunta a Minsk. L’operazione, denominata “Slavic Brotherhood 2020”, avrebbe avuto l’obiettivo, secondo quanto riferito dai tre Paesi, di mettere in atto azioni coordinate incentrate sulla lotta al terrorismo.

“Al fine di preservare la posizione di neutralità militare ed evitare, o almeno ridurre, le conseguenze degli attacchi intensificati contro il nostro Paese, la nostra politica e la nostra economia, il governo ha deciso di sospendere tutte le esercitazioni militari e tutte le attività con tutti i partner stranieri per i prossimi sei mesi, a prescindere da qualsiasi operazione”, ha sottolineato il Ministero della Difesa serbo.

Gli sviluppi in Serbia seguono le vicende che si stanno svolgendo in Bielorussia contro il presidente Alexander Lukashenko. Dal 9 agosto, Minsk e altre città del Paese sono scosse da quotidiane manifestazioni di massa iniziate dopo la rielezione di Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale, il capo di Stato avrebbe ottenuto l’80,1% dei voti. La candidata dell’opposizione unita, ovvero Svetlana Tichanovskaja, avrebbe ottenuto invece il 10,12% dei consensi.

Il voto, tuttavia, non è stato riconosciuto dall’UE e anche la Russia ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni di protesta, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa per disperdere i manifestanti. Secondo il Ministero dell’Interno bielorusso, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 150 agenti delle forze dell’ordine, e oltre 7.500 persone sono state arrestate. Tre persone sono morte. Il 7 settembre, una leader delle proteste in Bielorussia, Maria Kolesnikova, è scomparsa improvvisamente e alcuni testimoni hanno dichiarato che la donna sarebbe stata rapita, da persone non identificate, nel centro di Minsk. 

L’opposizione bielorussa contesta i risultati del voto e chiede nuove elezioni, un’opzione che Lukashenko ha escluso, aprendo solo a una riforma costituzionale che sarebbe poi seguita da un referendum e successivamente da elezioni parlamentari e presidenziali. L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i 31 funzionari responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. 

Mosca, dal canto suo, ha condannato le “ingerenze straniere” in Bielorussia e ha più volte chiarito, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, che non vede alcun motivo per assistere militarmente Minsk. Tuttavia, il 27 agosto, Putin ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degeneri”. Il leader del Cremlino ha infine invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste.

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Chiara Gentili

di Redazione

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