Grecia: distrutto dalle fiamme il più grande campo profughi d’Europa

Pubblicato il 9 settembre 2020 alle 12:40 in Grecia Immigrazione

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Il più grande campo profughi d’Europa, situato sull’isola greca di Lesbo, è stato distrutto da un incendio, divampato mercoledì 9 settembre, che ha costretto migliaia di rifugiati e richiedenti asilo a fuggire dalla struttura. I vigili del fuoco stanno tuttora cercando di contenere le fiamme che hanno devastato il campo di Moria, dove almeno 13.000 migranti vivevano in condizioni di grave sovraffollamento. Il centro era stato progettato per avere una capienza massima di circa 2.200 persone. Le cause dell’incendio, secondo quanto riportato dai media, sono ancora ignote. Per ora, non ci sono state segnalazioni immediate di vittime.

Stand by Me Lesvos, una onlus a sostegno dei rifugiati del campo, ha pubblicato un post su Twitter illustrando la situazione sul luogo dell’incidente. “L’intero centro è in fiamme. Tutto sta bruciando. La gente sta scappando. Le loro case a Moria sono sparite”, ha scritto l’organizzazione. Le agenzie umanitarie attive sul territorio hanno spesso criticato le condizioni di vita anguste e antigieniche che i rifugiati del campo erano costretti ad affrontare. Il sovraffollamento rendeva impossibile rispettare il distanziamento sociale e le misure igieniche di base.

L’incendio di Moria è giunto in un momento in cui cresceva il numero di richiedenti asilo risultati positivi al coronavirus. Il primo caso era stato segnalato il 2 settembre e, al giorno dell’incidente, i positivi confermati erano arrivati a 35. Secondo l’agenzia di stampa greca ANA, gli incendi sono iniziati dopo le rivolte di alcuni residenti che chiedevano di essere messi in isolamento dopo essere risultati positivi o essere entrati in stretto contatto con pazienti infetti. I vigili del fuoco hanno confermato che già nella giornata di ieri, martedì 8 settembre, alcuni “fuochi sparsi” erano divampati intorno e all’interno del campo. Anche una ONG tedesca presente sulla scena ha dichiarato che l’incendio sarebbe esploso deliberatamente in seguito ad alcune proteste riguardo alle misure di lockdown. “In serata, la rabbia e la disperazione dei profughi di Moria si sono accese”, ha riferito in una nota il gruppo tedesco Mission Lifeline. “Prima c’è stata una controversia alla postazione allestita per i casi di Covid19 che si è poi estesa a tutto il campo durante la notte. Le forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni per sedare le rivolte”, si legge nel comunicato. “Gran parte delle abitazioni sono andate distrutte. I profughi sono fuggiti negli uliveti circostanti”, ha aggiunto la ONG.

Il campo di Moria, che dovrebbe ospitare un massimo di circa 2.000 rifugiati, ne accoglie in realtà oltre 13.000, il 75% dei quali di nazionalità afgana. Senza precauzioni contro il coronavirus e con scorte alimentari limitate, il campo è stato più volte, negli ultimi mesi, un pericoloso focolaio di agitazioni. A febbraio erano state riportate, dalla popolazione del centro, numerose aggressioni sessuali e il team di Medici senza Frontiere aveva denunciato un forte aumento degli abusi e delle violenze su bambini, donne e ragazzi. Le condizioni del campo peggioravano di giorno in giorno e i rifugiati diventavano sempre più disperati. “A volte, soprattutto la sera e la notte, ci sono rapine a mano armata nelle vicinanze di Moria”, aveva affermato un rifugiato afgano di 31 anni, residente nel campo e volontario con una delle tante ONG che operano nell’isola. “Alcuni dei rifugiati si sono armati di coltelli e hanno minacciato o addirittura pugnalato i compagni, hanno preso i loro soldi, i cellulari e altri oggetti di valore. C’è anche un intenso spaccio di droga o uso di cocaina qui”, aveva aggiunto.

L’UNHCR, l’Agenzia dell’ONU per i rifugiati, ha spesso denunciato la situazione allarmante nei centri delle isole greche del Mar Egeo, in particolare Lesbo, Chios, Samos, Los e Leros. L’organizzazione ha invitato le autorità di Atene ad usare misure di emergenza per permettere il trasferimento dei migranti in apposite sistemazioni sulla terraferma. Più di 36.000 richiedenti asilo vivono nei centri di accoglienza allestiti sulle varie isole. A Samos, 6.782 persone alloggiano in un centro progettato per contenerne 660, mentre altre si trovano in rifugi improvvisati disposti sui pendii circostanti. Anche i centri di accoglienza di Chios, Kos e Leros sono sovraffollati. La maggior parte dei richiedenti asilo e dei migranti sono famiglie. Un terzo della popolazione è costituito da bambini, molti al di sotto dei 12 anni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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