Gli USA sanzionano ex ministri libanesi

Pubblicato il 9 settembre 2020 alle 9:25 in Libano USA e Canada

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Gli Stati Uniti, l’8 settembre, hanno ampliato le sanzioni imposte contro il Libano, inserendo nella lista nera ex ministri dei Trasporti e delle Finanze, accusati di aver fornito supporto materiale ed economico ad Hezbollah.

Le due personalità coinvolte sono Yusuf Finyanus e Ali Hassan Khalil. La mossa prevede il congelamento di tutti i beni negli USA appartenenti ai due individui inseriti nella lista nera e impedisce ad enti e rappresentanti statunitensi di trattare con loro. Coloro che intraprendono legami o transazioni con gli ex funzionari del governo libanese potrebbero essere anch’essi colpiti da sanzioni secondarie, secondo quanto dichiarato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti.

In tale quadro, il segretario al Tesoro statunitense, Steven Mnuchin, ha affermato, in un comunicato, che “la corruzione è un fenomeno dilagante in Libano” e Hezbollah ha sfruttato a proprio favore il sistema politico libanese, per diffondere la propria “influenza maligna”. Washington, ha dichiarato Mnuchin, continuerà a sostenere Beirut e a supportare le riforme richieste, ma, al contempo, si impegna a prendere di mira coloro che “opprimono e sfruttano” la popolazione libanese.

Da un lato, gli USA hanno accusato il ministro Finyanus, ministro dei Trasporti e dei Lavori pubblici dal 2016 al 2020, di aver accettato “centinaia di migliaia di dollari” da Hezbollah in cambio di favori politici. Inoltre, il partito sciita ha sfruttato i propri legami con l’ex ministro per sottrarre fondi dai bilanci governativi, così da assicurarsi che le aziende di sua proprietà vincessero offerte per appalti governativi. Non da ultimo, a detta del Tesoro statunitense, Finyanus ha aiutato Hezbollah ad accedere a documenti legali sensibili relativi al Tribunale speciale per il Libano e ha svolto il ruolo di “intermediario” per Hezbollah e gli alleati politici.

Dall’altro lato, Ali Hassan Khalil, ministro delle Finanze fino al 2020, è stato uno dei funzionari a cui Hezbollah ha fatto riferimento per ottenere guadagni economici. Alla fine del 2017, poco prima delle elezioni parlamentari libanesi che si sarebbero svolte nel maggio 2018, i leader di Hezbollah, temendo un indebolimento della loro alleanza  con il Movimento Amal, hanno raggiunto un accordo con Khalil, con cui questo si era detto disposto a ricevere il sostegno di Hezbollah per il suo successo politico.

Khalil, secondo Washington, ha poi trasferito denaro pubblico in modo da evitare l’applicazione delle sanzioni statunitensi contro enti ed istituzioni associati a Hezbollah. Inoltre, l’ex ministro delle Finanze ha fatto leva sulla propria posizione per tentare di ridurre le restrizioni finanziarie imposte dagli Stati Uniti contro il partito sciita, così da non ostacolare il trasferimento di denaro. Non da ultimo, alla fine del 2019, Khalil si è rifiutato di firmare assegni destinati ai fornitori del governo, nel tentativo di alimentare la richiesta di tangenti, richiedendo, inoltre, che una percentuale dei contratti fosse pagata direttamente a lui.

Già nel mese di febbraio scorso, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva annunciato sanzioni contro una compagnia di investimento con sede in Libano e le relative società sussidiarie, accusandole di essere controllate dalla Martyrs Foundation di Hezbollah. Si trattava, nello specifico, della Atlas Holding, con sede a Beirut, e delle sue affiliate. Le sanzioni hanno visto il congelamento dei beni presenti sul territorio degli Stati Uniti delle persone e delle società interessate e il divieto per i cittadini degli USA di fare affari con loro.

L’annuncio dell’8 settembre si inserisce in un clima di perdurante crisi economica e finanziaria in Libano, alla base di una conseguente instabilità politica. Ai movimenti di protesta e alla pandemia di coronavirus si è poi aggiunta l’esplosione del 4 agosto scorso presso il porto di Beirut, che ha causato quasi 190 vittime e ingenti danni materiali, da un valore pari a circa 15 miliardi di dollari.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah, che in arabo significa “il Partito di Dio”, è un’organizzazione paramilitare sciita libanese che alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, considerano un gruppo terroristico. Hezbollah rappresenta un attore chiave nell’arena politica libanese. Israele considera il movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. Il 15 ottobre 2018, gli Stati Uniti hanno incluso Hezbollah in una lista comprendente 5 gruppi che il Dipartimento di Giustizia americano ha designato come organizzazioni criminali transnazionali, nei confronti delle quali Washington ha predisposto indagini e misure penali più severe.

Nonostante le molteplici sanzioni dirette contro Hezbollah, Beirut continua ad essere tra i maggiori destinatari di aiuti statunitensi e Washington rappresenta il principale partner del Libano in materia di sicurezza. Dal 2006, gli Stati Uniti hanno fornito oltre $ 1.7 miliardi di aiuti, con il fine di rafforzare le capacità delle forze armate libanesi, destinate a proteggere i confini del Paese, contrastare le minacce interne e difendere il territorio nazionale. Ciò avviene altresì attraverso la fornitura di aeromobili ad ala fissa e ad ala rotante, munizioni, veicoli e operazioni di addestramento congiunte.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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