Yemen: chiuso l’aeroporto di Sana’a, droni contro il Regno saudita

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 12:45 in Arabia Saudita Yemen

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Il ministero degli Affari Esteri yemenita ha condannato la decisione dei ribelli sciiti Houthi di sospendere tutti i voli diretti verso l’aeroporto di Sana’a, compresi quelli umanitari delle Nazioni Unite. Parallelamente, la coalizione internazionale a guida saudita ha denunciato il lancio di droni esplosivi verso il Regno.

Le milizie Houthi, il 7 settembre, hanno annunciato che, a partire da mercoledì 9 settembre, avrebbero impedito l’atterraggio dei voli umanitari delle Nazioni Unite nell’aeroporto di Sana’a, con il fine di esortare la comunità internazionale a convincere il governo legittimo a consentire le importazioni di risorse petrolifere verso il porto occidentale di Hodeidah. Il blocco alle importazioni è stato stabilito dal governo legato al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, dopo che gli Houthi sono stati accusati di aver violato più volte l’accordo siglato il 13 ottobre 2018 e di aver saccheggiato circa 60 milioni di dollari, provenienti da proventi delle spedizioni di carburante e destinati al pagamento degli stipendi di dipendenti pubblici.

La decisione del governo legittimo è stata presa in un momento in cui le regioni sotto il controllo degli Houthi assistono da mesi a una grave carenza di carburante. Da qui deriva la risposta del gruppo sciita, il quale ha deciso di bloccare altresì le spedizioni inviate dall’Onu, accusandola di inefficienza e mancata imparzialità. I ribelli hanno giustificato la propria decisione affermando di non avere sufficienti risorse, in particolare derivati di petrolio, presso gli impianti dell’aeroporto di Sana’a.

Contraddicendo tali affermazioni, un rapporto del governo legittimo ha confermato che le milizie hanno abbastanza carburante per soddisfare le richieste fino alla fine di ottobre. Gli Houthi sono stati poi accusati di aver deliberatamente alimentato una crisi con l’obiettivo di scatenare un aumento dei prezzi nel mercato nero e di nascondere il furto di entrate petrolifere denunciato.

Come riportato da al-Arabiya, l’aeroporto internazionale di Sanaa è considerato un hub essenziale per il trasporto degli aiuti forniti dalle Nazioni Unite, così come da organizzazioni umanitarie internazionali, tra cui la Croce Rossa e Medici Senza Frontiere. Le milizie Houthi hanno preso il controllo della capitale, Sana’a, nel 2014, assumendo il potere anche delle sue strutture vitali e delle istituzioni statali. La popolazione yemenita locale ha più volte riferito di essere vittima di violazioni, dall’imposizione di royalty, al furto di risorse alimentari e di aiuti umanitari, nonché di una crisi di carburante dovuta al monopolio delle milizie e dei loro affiliati.

Nel frattempo, l’8 settembre, il portavoce della coalizione internazionale a guida saudita, il colonnello Turki al-Maliki, ha riferito che le forze congiunte, formate da membri dell’esercito e della coalizione, hanno intercettato e distrutto un drone esplosivo lanciato dai ribelli Houthi verso il Sud dell’Arabia Saudita. Questo sarebbe stato lanciato “deliberatamente” verso oggetti e soggetti civili in quello che è stato definito un attentato terroristico.

Parallelamente, il portavoce Houthi, Yahya Sarea, ha riferito che le proprie forze hanno lanciato, all’alba dell’8 settembre, una serie di droni, di tipo Samad 3, verso l’aeroporto saudita di Abha. Si tratta di un luogo situato al confine tra Yemen ed Arabia Saudita, più volte bersagliato, negli ultimi due anni, dai ribelli sciiti, in risposta alle offensive della coalizione all’interno dei territori yemeniti.

Il perdurante conflitto civile in Yemen è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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