USA-Iran: la “guerra del web” passa per l’Iraq

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 18:00 in Iraq USA e Canada

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Le autorità statunitensi ritengono che Aletejah TV abbia collegamenti con Kataib Hezbollah, poichè a gennaio la rete ha trasmesso un messaggio della milizia che avvertiva le forze di sicurezza irachene di stare alla larga dalle postazioni militari statunitensi in Iraq. Nelle ore successive, si è verificato un assalto contro l’ambasciata degli Stati Uniti, organizzato dai sostenitori di Kataib Hezbollah. Inoltre, l’Iran ha bombardato obiettivi militari statunitensi in Iraq, pochi giorni dopo l’annuncio. Gli eventi si sono verificati nei giorni successivi al 3 gennaio, quando gli Stati Uniti hanno ucciso il generale iraniano, Qasem Soleimani, con un attacco aereo presso l’aeroporto internazionale di Baghdad. 

Le Brigate di Hezbollah, braccio armato delle Forze di Mobilitazione Popolare (PMF) irachene, sono un gruppo paramilitare sciita nato in Iraq, sostenuto dall’Iran ed attivo nelle guerre civili in Iraq e Siria. Queste sono ritenute responsabili degli attacchi contro strutture e basi statunitensi in Iraq, che, dal mese di ottobre 2019, ammontano a più di 30. In tale quadro, il 12 luglio, tali milizie hanno lanciato nuove minacce contro le forze statunitensi stanziate in Iraq, definite “assassini”, e mettendole in guardia da un’azione militare su vasta scala. Tale decisione è “irreversibile”, secondo quanto affermato dal portavoce militare delle Brigate, Abu Ali Al-Askari, il quale ha altresì dichiarato che è necessario continuare con la resistenza a più livelli, da quello popolare, a quello politico e mediatico. Il fine è far sì che le forze USA si “sottomettano” alla volontà della popolazione irachena.

Circa la presenza di Washington in Iraq, numerosi gruppi armati, circa 70, si sono detti a favore di un’escalation militare volta a cacciar via le forze statunitensi dal Paese. In tale quadro, un deputato iracheno della coalizione Al-Fatah, Amer Al-Fayez, ha invitato il governo di Al-Kadhimi a chiarire la sua posizione riguardo a quelle che ha definito “palesi violazioni della sovranità irachena” da parte degli USA. Inoltre, l’esecutivo di Baghdad è stato criticato per il proprio silenzio a seguito dei test condotti da Washington, all’interno della propria ambasciata a Baghdad, sui sistemi di missili Patriot, dispiegati in Iraq già nel mese di marzo scorso. Nel frattempo, alcune fonti hanno rivelato al quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed che vi sono gruppi politici filo-iraniani che starebbero provando a creare un fronte di opposizione alla squadra di al-Kadhimi, facendo leva su alcune questioni, tra cui l’ingerenza di Washington. Tra i principali rappresentanti di tale opposizione vi sarebbe proprio l’alleanza al-Fatah, guidata da Hadi al-Amiri, la quale è stata posta al controllo delle attività della squadra governativa con il fine di preservare gli interessi della popolazione irachena.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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