Un cristiano condannato a morte in Pakistan per “blasfemia”

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 19:19 in Asia Pakistan

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Un tribunale della città pakistana orientale di Lahore ha condannato a morte un cristiano per “blasfemia”, secondo quanto riferito dall’avvocato dell’uomo. Il caso riporta l’attenzione sulle rigide leggi religiose del Pakistan.

Asif Pervaiz, 37 anni, è in custodia dal 2013 quando è stato accusato di aver inviato messaggi di testo “blasfemi”. Il suo avvocato, Saif-ul-Malook, ha parlato con il quotidiano Al-Jazeera, che ha riportato la notizia, l’8 settembre, il giorno della sentenza. Secondo quanto riferito dal legale, il tribunale di Lahore ha respinto la testimonianza in cui Pervaiz ha negato le accuse e lo ha condannato a morte. “Un supervisore in una fabbrica di calze in cui Asif lavorava lo ha denunciato”, ha dichiarato Malook. ” Pervaiz ha negato le accuse e ha detto che quest’uomo stava cercando di convincerlo a convertirsi all’Islam”, ha aggiunto l’avvocato.

Parlando in sua difesa in tribunale all’inizio del processo, Pervaiz aveva affermato che il supervisore lo ha affrontato dopo aver lasciato il lavoro in fabbrica e quando si è rifiutato di convertirsi è stato accusato di avergli inviato messaggi di testo blasfemi. Muhammad Saeed Khokher, l’uomo che ha sporto denuncia, ha negato di aver voluto convertire Parvaiz, secondo il suo avvocato, Ghulam Mustafa Chaudhry. “Ha provato questa difesa dopo gli eventi, perché non aveva altra strategia”, ha dichiarato Chaudhry.  Il legale dell’accusante ha aggiunto che c’erano altri dipendenti cristiani nella fabbrica, ma nessuno aveva mia accusato Khokher di fare proselitismo.

Le severe leggi sulla blasfemia del Pakistan prevedono la pena di morte per il crimine di insulto al Profeta dell’Islam, Maometto, e pene severe per altre infrazioni come l’insulto alla religione o al Sacro Corano. Ci sono attualmente almeno 80 persone in prigione in Pakistan per il reato di “blasfemia”, di cui almeno la metà rischia l’ergastolo o la pena di morte. Gli accusati sono principalmente musulmani, in un paese in cui il 98% della popolazione è di fede islamica. Tuttavia, le leggi prendono di mira in modo sproporzionato membri di minoranze.

Il 4 gennaio 2018, il Dipartimento di Stato degli USA aveva inserito il Pakistan in una lista di un gruppo di Paesi considerati a rischio di gravi violazioni della libertà religiosa. “Finora, troppe persone in tutto il mondo vengono perseguitate ingiustamente per professare il loro diritto di religione”, aveva affermato il portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert. In base all’International Religious Freedom Act del 1998, gli Stati Uniti designano ogni anno alcuni Stati dove i governi effettuano violazioni del diritto di libertà religiosa. Per il 2018, Washington, oltre al Pakistan, aveva inserito nella lista anche Myanmar, Cina, Iran, Corea del Nord, Sudan, Arabia Saudita, Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

Ad avviso del governo statunitense, la legge sulla blasfemia rappresenta un grave problema e fa in modo che decine di persone vengano condannate a morte, o siano imprigionate, per ragioni legate alla propria fede. Inoltre, tale legge fomenterebbe la violenza settaria contro le minoranze religiose, tra cui i Cristiani, gli Hingu, e i musulmani sciiti. I musulmani sciiti rappresentano tra il 10 e il 15% della popolazione del Pakistan, composta da 209 milioni di persone. Il sud-est del Paese, dove vive la comunità hazara, è un’area dove sono attualmente attivi i talebani pakistani e la Khorasan Province, la branca dell’ISIS che opera in Pakistan e Afghanistan. Questi sono soliti compiere attentati contro le minoranze sciite locali nei due Paesi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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