Premier Conte a Beirut: “Ridisegnare insieme il Libano di domani”

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 15:21 in Italia Libano

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Il presidente del Consiglio italiano, Giuseppe Conte, si è recato a Beirut, l’8 settembre, e ha visitato i luoghi delle esplosioni del 4 agosto, sottolineando la vicinanza dell’Italia al Libano. 

Al suo arrivo, il premier italiano ha visitato l’area del porto, dove sono avvenute le esplosioni del 4 agosto, ed è salito a bordo della nave italiana “San Giusto” per portare il saluto del Governo ai militari che operano in Libano. In seguito, ha incontrato il Presidente della Repubblica Libanese, Michel Aoun. Il presidente del Consiglio ha sottolineato la vicinanza dell’Italia al Libano, dimostrata con gli aiuti inviati nella prima fase dell’emergenza e ha poi suggerito un’ulteriore collaborazione per superare la crisi. “Abbiamo subito messo appunto un’operazione umanitaria”, ha dichiarato. “Questo è il momento di rimboccarsi le maniche e guardare avanti nonostante la tragedia, nonostante la sofferenza, perciò bisogna ricostruire la fiducia di cittadini tra di loro e nelle istituzioni per scrivere una nuova pagina di coesione nazionale”, ha riferito ai giornalisti in una conferenza stampa. “L’Italia ha profondo rispetto delle prerogative sovrane del popolo libanese, ma rimarrà al suo fianco auspicando che si possa formare al più presto un governo che si occupi della ricostruzione e di avviare al più presto le riforme per disegnare insieme il Libano di domani“, ha aggiunto Conte. “Il Libano ha diritto a un futuro di pace e prosperità”, ha concluso il premier. 

Successivamente, il presidente Conte ha incontrato il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, il presidente del Consiglio dimissionario della Repubblica libanese, Hassan Diab, e il presidente del Consiglio incaricato, Mustapha Adib. Infine, è prevista una visita presso l’ospedale da campo dell’operazione umanitaria italiana “Emergenza Cedri”. Oltre alle perdite di vite umane, l’esplosione del 4 agosto ha causato ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Tale situazione ha provocato il malcontento e la rabbia della popolazione libanese, già vittima di una grave crisi economica e finanziaria, definita la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990. Il clima di mobilitazione ha portato alle dimissioni del primo ministro Hassan Diab, a cui ha fatto seguito la nomina di Mustapha Adib, il 31 agosto. 

L’esplosione, causata dallo stoccaggio di ingenti quantità di materiale esplosivo presso il porto, ha causato 191 morti e circa 6.000 feriti. Sembra che 2.95 tonnellate di nitrato di ammonio fossero nel porto dal 16 novembre 2013, data in cui sono giunte a bordo di una nave proveniente dalla Georgia, la quale avrebbe dovuto successivamente attraversare il Canale di Suez per consegnare il carico a una compagnia del Mozambico. Il trasferimento, però, non è mai avvenuto ed i container sono rimasti per 6 anni “abbandonati” nel porto della capitale libanese. Secondo alcune fonti della sicurezza, l’incidente potrebbe essersi verificato a seguito di operazioni di “saldatura” in corso presso l’hangar andato in fiamme, volte a mettere in sicurezza i container per evitare eventuali dispersioni. Diverse fonti dubitano, però, della validità di tale ipotesi, così come di altre giustificazioni rilasciate da autorità accusate di corruzione e negligenza. Inoltre, stando a quanto emerso sino ad ora, oltre al nitrato di ammonio, l’hangar 12 ospitava altresì altro materiale esplosivo, tra cui cherosene, solventi e 25 tonnellate di petardi. 

Nel frattempo, il numero di detenuti a causa dell’esplosione è salito a quota 25, dopo che, il primo settembre, sono stati arrestati altri 4 ufficiali dell’esercito, secondo quanto riportato dal giudice Fadi Sawan. Di questi, tre rivestono cariche di alto livello nelle agenzie di sicurezza statali, mentre il quarto è membro dei servizi di intelligence del porto. In precedenza, sono stati arrestati il direttore generale dell’agenzia doganale, Badri Daher, e il direttore del porto di Beirut, Hassan Quraitem. Le cause reali dell’esplosione, preceduta da un incendio presso l’hangar 12, sono tuttora ignote.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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