Pompeo: l’accordo UAE- Israele e la possibile alleanza anti-Iran

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 8:31 in Iran USA e Canada

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Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha affermato che la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti (UAE) potrebbe portare alla formazione di un’alleanza anti-iraniana.

La dichiarazione è giunta il 6 settembre, nel corso di un’intervista con Fox News. Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, Tel Aviv ed Abu Dhabi potrebbero presto accordarsi per formare una coalizione che mira a salvaguardare gli interessi di Washington nella regione mediorientale, impedendo a Teheran di minacciare gli Stati Uniti stessi. Si tratta di un patto non ancora ufficializzato ma che si inserisce nel controverso accordo annunciato il 13 agosto dal capo della Casa Bianca, Donald Trump. Il riferimento è al cosiddetto accordo Abraham che ha di fatto sancito la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti.

Tale patto, la cui firma avverrà nelle prossime settimane alla Casa Bianca, è stato definito storico. Da un lato, gli Emirati Arabi Uniti sono la terza nazione araba ad aver raggiunto un accordo simile con Israele, dopo la Giordania e l’Egitto. Dall’altro lato, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza. Tuttavia, parlando ai giornalisti da Tel Aviv, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi, ma che i piani rimangono “sul tavolo”.

Secondo quanto riferito da Pompeo, sia Israele sia gli UAE considerano l’Iran un “grave pericolo” ed è questo che li potrebbe spingere a stringere un’alleanza in grado di far fronte alla minaccia iraniana. Sebbene i piani per una simile intesa non siano ancora stati resi pubblici, l’accordo di normalizzazione parla di “obiettivi non dichiarati” che potrebbero includere l’istituzione di una base militare israeliana in territori emiratini. Questa consentirebbe ad Israele di mettere piede nella regione del Golfo e di avvicinarsi, in tal modo, al nemico israeliano. Stando ad un rapporto pubblicato da fonti iraniane, si tratta di un obiettivo non esplicitato tra le clausole dell’accordo Abraham, ma gli “obiettivi non dichiarati” sono in realtà ben comprensibili in una prospettiva geopolitica.

È stato il medesimo rapporto ad affermare, poi, che il patto annunciato il 13 agosto non mira a risolvere il conflitto israelo-palestinese e a portare pace nella regione, così come dichiarato. Le relazioni tra Abu Dhabi e Israele sono state, in realtà, strette in precedenza e vanno avanti, segretamente, da anni. Inoltre, gli Emirati non hanno mai minacciato in alcun modo Israele, sin dalla sua nascita. Pertanto, chiarisce il rapporto, l’obiettivo cardine dell’accordo Abraham è attaccare l’Iran, e ciò implica la creazione di basi militari da parte di Israele, che, a loro volta, potrebbero costituire una minaccia per la sicurezza iraniana, considerato che i giacimenti ed i porti petroliferi principali e alcuni reattori nucleari iraniani sono stati posti proprio sulla costa del Golfo. L’accordo di normalizzazione celerebbe, pertanto, il desiderio di Israele di avvicinarsi concretamente alle infrastrutture strategiche di Teheran.

Per molti anni, Israele e gli Stati del Golfo hanno cooperato in diverse questioni e in materia di sicurezza, uniti da un obiettivo comune, ovvero contrastare la minaccia iraniana. Diversi giorni dopo l’annuncio dell’accordo di normalizzazione, sono emerse notizie di una storica vendita di armi statunitensi agli Emirati Arabi Uniti, inclusi jet F-35, caccia F-35, droni Reaper e jet Growler EA-18G. Questi ultimi sono aerei da guerra elettronica che possono condurre attacchi in modo furtivo bloccando le difese aeree nemiche.

Parallelamente, la stessa Washington si è mobilitata per incoraggiare altri Paesi a seguire l’esempio emiratino e stringere anch’essi alleanze con l’alleato israeliano. L’Iran, invece, ha definito l’accordo una “stupidità strategica” e la guida suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha affermato che, con tale patto, gli UAE hanno tradito il mondo musulmano e la popolazione palestinese. Al momento, si resta ancora in attesa della firma ufficiale dell’accordo che, secondo alcuni, potrebbe avvenire il 13 settembre, in concomitanza con l’anniversario della firma degli accordi di Oslo del 1993.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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