Mediterraneo orientale: la Russia pronta a mediare nella disputa

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 18:58 in Cipro Russia Turchia

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Il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov, ha parlato con il presidente cipriota, Nicos Anastasiades, rassicurandolo del fatto che Mosca è pronta ad aiutare nella mediazione di futuri colloqui con la Turchia sul Mediterraneo orientale. Le dichiarazioni sono giunte in seguito a una visita a Nicosia, martedì 8 settembre.

“Per quanto riguarda le vostre relazioni con Ankara, siamo pronti a promuovere il dialogo, pragmaticamente basato sulla valutazione degli interessi reciproci e alla ricerca di decisioni che siano eque e basate sul diritto internazionale”, ha affermato Lavrov al termine dell’incontro con il presidente cipriota.

Nella disputa riguardante la sovranità sulle risorse energetiche del Mediterraneo orientale, la Turchia si schiera contro il blocco costituito da Grecia e Cipro, entrambe sostenute dall’Unione Europea, con la Francia in prima linea. Ankara, inoltre, non riconosce la sovranità di Nicosia, ritenendo unica vera rappresentante della popolazione dell’isola la regione separatista della Repubblica Turca di Cipro del Nord, abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Il territorio di Cipro, nello specifico, risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde”, che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. 

Per quanto riguarda la disputa energetica, la Turchia e la Grecia, che fanno entrambe parte della NATO, hanno opinioni contrastanti in merito ai diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo Orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Le tensioni tra i due Paesi si sono riaccese dopo che entrambe hanno firmato accordi concorrenti sui propri confini marittimi, rispettivamente con la Libia e con l’Egitto, provocando un notevole incremento dell’attività militare nelle acque del Mediterraneo Orientale.

L’offerta di Lavrov di mediare la crisi è arrivata poche ore dopo che la Grecia ha annunciato di voler potenziare le sue forze armate, acquistando nuovi mezzi militari e rinnovando l’industria della Difesa. “La leadership turca lancia, quasi quotidianamente, minacce di guerra e rilascia dichiarazioni provocatorie contro la Grecia”, ha dichiarato, lunedì 7 settembre, il portavoce del governo greco, Stelios Petsas.

Nonostante gli avvertimenti, alcune fonti hanno infatti riferito che Ankara starebbe pensando di estendere le esplorazioni energetiche della sua nave da ricerca sismica, Oruc Reis, dal 10 al 25 settembre. Le operazioni potrebbero avvenire anche al largo delle isole greche di Kastellorizo e Rodi, dove Atene rivendica fortemente la sua sovranità. Se venisse emesso un nuovo navtex da parte della Turchia, si tratterebbe della quarta proroga consecutiva e tale decisione potrebbe rischiare di mandare a monte il tentativo europeo di una risoluzione politica della disputa. Per il 24 e il 25 settembre, in seno al Consiglio Europeo, sono in programma consultazioni tra gli Stati membri che potrebbero prendere in considerazione l’imposizione di sanzioni contro la Turchia.

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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