Libia: proseguono i colloqui, raggiunti i primi accordi

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 9:36 in Libia Marocco

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Proseguono per il terzo giorno consecutivo i colloqui tra delegazioni libiche rappresentanti i due gruppi rivali. Questi hanno avuto inizio il 6 settembre nella città marocchina di Bouznika, con il fine di “stabilizzare il cessate il fuoco e aprire negoziati per risolvere le divergenze tra le fazioni libiche”.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya, alcuni dei partecipanti sembrano aver riposto una certa speranza nei negoziati che vedono impegnati membri dell’Alto Consiglio di Stato libico, sostenitore del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e del Parlamento di Tobruk, con a capo il presidente Aguila Saleh, legato all’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar. Si pensa che gli incontri potrebbero proseguire per altri due giorni.

Nel frattempo, alcune fonti hanno rivelato al quotidiano al-Wasat che, nella giornata del 7 settembre, è stato raggiunto un accordo per la nomina di sette “posizioni sovrane” su un totale di 10, sebbene non siano stati rivelati ulteriori dettagli sulle personalità elette. Parallelamente, alcune fonti hanno riferito ad al-Jazeera che le due delegazioni riunitesi in Marocco sono vicine a un’intesa in merito all’attuazione dell’articolo 15 dell’Accordo di Skhirat, che riguarda le istituzioni di monitoraggio e regolamentazione e il referendum sulla costituzione libica. Un membro della delegazione del Consiglio di Stato, Abdel Salam Safrani, ha inoltre affermato che il focus dei colloqui è stato rappresentato dalla creazione di organismi di controllo e sulla ripartizione delle componenti politiche ed istituzionali.

Il Marocco si è detto disposto a creare uno spazio che aiuti i libici a discutere delle loro questioni in uno “spirito costruttivo”. Da parte sua, il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha affermato che è necessario trovare una via d’uscita alla crisi libica basandosi su tre principi fondamentali, ovvero uno spirito patriottico libico, una soluzione che può essere solo politica, e un senso di fiducia verso le capacità dell’Alto Consiglio di Stato e del Parlamento libico. Questi ultimi sono stati definiti “due istituzioni legittime”, le quali, a detta di Bourita, dovrebbero superare le divergenze e impegnarsi responsabilmente in un dialogo che risponda agli interessi della Libia.

Stando a quanto affermato da al-Arabiya, da un lato, molti funzionari del Consiglio di Stato libico, legato alla Fratellanza musulmana, hanno accolto con favore le discussioni svolte sino ad ora ed i risultati raggiunti. Dall’altro lato, alcuni delegati hanno messo in dubbio l’utilità delle negoziazioni e la possibilità di raggiungere risultati concreti ed effettivamente realizzabili. Secondo un deputato, Ali al-Takbali, sono diversi gli ostacoli da dover superare. Tra questi, il fatto che le delegazioni partecipanti non hanno alcun potere sul campo su cui fare affidamento per attuare gli accordi che potrebbero essere raggiunti.

Il dialogo intrapreso il 6 settembre, è stato specificato da più parti, non vuole essere un’alternativa ai negoziati di Ginevra e agli sforzi profusi dalle Nazioni Unite, ma, al contrario, mira a completarli. A tal proposito, il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khalid al-Mishri, ha specificato che quanto sta accadendo in Marocco è da considerarsi un preludio per un dialogo in senso stretto che si terrà in una fase successiva. Si tratta, pertanto, quelle in corso sono consultazioni informali preliminari, una sorta di “brainstorming” che mira a raggruppare le idee sulle modalità da poter seguire per risolvere il conflitto libico.

L’iniziativa si colloca in un clima di apparente tregua sul campo, dopo che, il 21 agosto, il premier del GNA, Fayez al-Sarraj, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno entrambi invitato le forze in campo a “smilitarizzare” Sirte e al-Jufra, due fronti di battaglia dove si era in attesa di una “battaglia imminente”. Tuttavia, le forze tripoline hanno accusato l’esercito di Haftar di aver violato più volte la tregua, l’ultima volta il 5 settembre, mentre l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha continuato a monitorare l’arrivo di mercenari siriani. Questi sono reclutati ed addestrati da Ankara ed inviati presso i fronti di combattimento libici, a fianco delle truppe tripoline.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khalid al-Mishri, e il presidente Aguila Saleh, già il 26 luglio si erano recati separatamente in Marocco per confrontarsi sulla ricerca di una soluzione politica al conflitto su invito del presidente della Camera dei rappresentanti di Rabat, Habib Al-Maliki. Il Marocco è considerato uno dei mediatori strategici del conflitto libico, insieme ad Algeria e Tunisia, essendo stato promotore degli accordi di Skhirat, considerati la base per la futura risoluzione del conflitto, ma che sono poi scaduti il 17 dicembre 2017. Rabat si è sempre detta contraria all’intervento straniero in Libia, considerato una violazione della sovranità dello Stato, e si sta adoperando perché venga raggiunto un accordo che consenta la pacificazione del Paese.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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