Libia: il GNA mobilita le truppe, Mosca nega l’invio di mercenari e armi

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 16:23 in Libia Russia

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Le forze tripoline, affiliate al Governo di Accordo Nazionale (GNA), hanno riferito di aver mobilitato le proprie truppe a Ovest della città costiera di Sirte. Nel frattempo, Mosca ha respinto le accuse secondo cui avrebbe inviato armi e mercenari in Libia, attraverso i territori siriani.

Come riportato da al-Jazeera l’8 settembre, l’esercito di Tripoli ha riferito di essere in attesa di istruzioni da parte del comandante supremo dell’esercito per rispondere all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. In particolare, stando alle parole di un portavoce delle forze tripoline, le “milizie terroristiche” dell’LNA avrebbero violato per la quarta volta l’accordo di cessate il fuoco, lanciando missili Grad contro le postazioni del GNA a Ovest di Sirte.

Il riferimento va all’accordo annunciato il 21 agosto, data in cui il premier del GNA, Fayez al-Sarraj, e il presidente del Parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, hanno invitato le forze in campo a “smilitarizzare” Sirte e al-Jufra, due fronti dove era attesa una “battaglia imminente”. Mentre le forze del GNA hanno assicurato che si sarebbero impegnate pienamente a rispettare il cessate il fuoco, le truppe di Haftar lo hanno respinto, in quanto si tratterebbe di una mossa strategica volta a “gettare fumo negli occhi” sui Paesi della comunità internazionale, dal momento che la Turchia, principale sostenitrice di Tripoli, si starebbe ancora preparando ad attaccare le due località, con navi e fregate.

Già il 6 settembre, l’esercito del Governo di Accordo Nazionale aveva affermato di aver subito un attacco missilistico da parte dell’Esercito Nazionale Libico nel corso della sera precedente. L’attentato, perpetrato anch’esso per mezzo di circa 10 missili Grad, non avrebbe né causato vittime, né danneggiato l’equipaggiamento delle milizie di Tripoli. Ancora prima, il 27 agosto, le forze del GNA avevano denunciato una prima violazione del cessate il fuoco da parte delle milizie di Haftar che, in quell’occasione, avevano attaccato postazioni del GNA a Ovest di Sirte, coadiuvate dai mercenari della cosiddetta Compagnia Wagner.

Quest’ultima è un gruppo militare russo, i cui combattenti hanno affiancato, e affiancherebbero tuttora, le truppe di Haftar nel corso delle offensive nel Paese Nord-africano. Per tale motivo, Mosca è stata più volte accusata di aver reclutato ed addestrato uomini da inviare presso i fronti di combattimento libici. Accuse ripetutamente negate da parte russa. A tal proposito, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, nel corso di un meeting con il suo omologo siriano, Walid Muallem, svoltosi a Damasco il 7 settembre, ha respinto le accuse che vedono la Russia utilizzare i territori siriani per inviare mercenari e armi verso la Libia.

A detta del ministro russo, si tratta di accuse infondate, diffuse perlopiù da media turchi e occidentali. Al contrario, Mosca si è detta impegnata a favorire le iniziative di pace, sulla base di un cessate il fuoco “immediato, permanente e incondizionato”, ed ha evidenziato come abbia sempre sostenuto gli sforzi profusi per portare la tregua nel Paese Nord-africano. Lavrov ha poi sottolineato la necessità di giungere ad una soluzione politica e, a tal proposito, ha esortato le parti coinvolte ad intraprendere un dialogo volto alla risoluzione della crisi. Le parole del ministro russo sono giunte mentre in Marocco proseguono per il terzo giorno consecutivo i colloqui tra delegazioni libiche rappresentanti l’Alto Consiglio di Stato, legato al GNA, e la Camera dei Rappresentanti di Tobruk.

Con un rapporto datato 2 settembre, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha, ancora una volta, evidenziato la propria preoccupazione per la crescente influenza della Russia in Libia, dove almeno 3.000 mercenari russi e altri 2.000 mercenari siriani, sponsorizzati da Mosca, appoggiano l’esercito di Haftar. Lo stesso report del Pentagono del 2 settembre ricorda il ruolo della compagnia militare privata collegata al Cremlino, nota come Gruppo Wagner. Sin dal suo dispiegamento iniziale in Libia, nel 2019, questa ha fornito materiale bellico e uomini addestrati, provocando “perdite significative” alle milizie alleate di Tripoli, secondo il rapporto. A tal proposito, le forze armate statunitensi hanno accusato la Russia di aver inviato almeno 14 aerei da guerra in una base aerea libica, sostenendo che i mezzi erano stati ridipinti in Siria per nascondere la loro origine russa.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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