Kafil-1, il nuovo carro armato dell’Iraq

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 10:35 in Iraq Medio Oriente

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In un clima caratterizzato da perduranti minacce interne ed esterne, l’Iraq ha presentato un nuovo carro armato di fabbricazione locale, dal nome al-Kafil-1, che rappresenta una versione moderna e modificata dei mezzi precedentemente impiegati dalle forze irachene. Nel frattempo, l’intelligence irachena ha scoperto l’esistenza di un complotto contro l’apparato di sicurezza del Paese.

Trai mezzi presi come modello vi sono il carro T-55 di fabbricazione sovietica e il Type-59 cinese. La notizia del nuovo carro armato è stata riportata il 7 settembre da al-Jazeera, sebbene sia stata rivelata da altre fonti a partire dal mese di luglio. Secondo quanto affermato dalla rivista Army Recongnition, il nuovo carro armato iracheno è basato su un T-55 MBT, o, più esattamente, su un tipo 59 cinese, ma è stato in gran parte rimodernato. La torretta sembra essere completamente nuova e, oltre ad essere di dimensioni minori, dispone di corazza sia aggiuntiva sia reattiva, e di una stazione armata telecomandata con mitragliatrice e lanciagranate.

Come evidenziato da al-Jazeera, al-Kafil-1 ha il vantaggio di avere scudi più moderni, volti a proteggere l’equipaggio da lanciarazzi RPG e missili anticarro, il che rappresenta una caratteristica rilevante per il tipo di battaglie che l’esercito iracheno conduce. Al momento, il carro armato “Kafeel-1” è equipaggiato con la più recente tecnologia militare e ha una vista panoramica completa che copre un angolo di 360 gradi, così da non avere “punti ciechi”, spesso sfruttati dai nemici in battaglie urbane. Tuttavia, il fatto che la designazione termini con “-1” indica che vi saranno ulteriori modifiche.

Secondo fonti mediatiche locali, l’Iraq ha beneficiato dell’esperienza contro l’ISIS per migliorare le proprie abilità belliche ed il proprio arsenale. A tal proposito, Baghdad ha avuto modo di analizzare i carri armati stranieri disponibili nel Paese, tra cui il carro armato statunitense M-1 Abrams. Secondo i dati dell’International Institute for Strategic Studies, l’Iraq possiede più di 318 carri armati da combattimento. Come specificato da al-Jazeera, modernizzando i mezzi di cui dispone, Baghdad cerca di prepararsi adeguatamente alle minacce previste e temute per il futuro.

In tale quadro, un documento pubblicato dal Ministero degli Interni iracheno il 7 settembre ha rivelato l’esistenza di un complotto contro le società di sicurezza che operano nel Paese, svelato dai servizi di intelligence locali. In particolare, l’obiettivo è costituito da quegli enti e da quelle società che collaborano con Washington, tuttora impegnata in Iraq per sostenere il Paese nella lotta contro lo Stato Islamico. La notizia è giunta dopo che diverse volte convogli e mezzi militari, con a bordo personale ed armamenti appartenenti alla coalizione anti-ISIS, sono stati minacciati, presumibilmente da gruppi filoiraniani.

Non sono poi mancati veri e propri incidenti. L’ultimo risale alla sera del 7 settembre, quando i media locali hanno riferito che un ordigno esplosivo ha preso di mira un convoglio di camion iracheni che trasportavano attrezzature per le forze della coalizione internazionale, nel nord di Baghdad, dopo che questo si era allontanato dalla base di Al-Taji.

In tale quadro, il 22 luglio, un convoglio di rifornimenti logistici, diretto verso truppe statunitensi, è stato bersaglio di un’esplosione nel Sud dell’Iraq, nel governatorato di Dhi Qar.  Un altro episodio simile si è verificato l’11 luglio, quando due uomini, la cui identità è tuttora ignota, hanno sparato contro veicoli militari con a bordo rifornimenti di tipo logistico, sull’autostrada Samawah-Diwaniya, nel Sud dell’Iraq. Anche in questo caso, sono stati riportati solo danni materiali per tre dei veicoli, tra cui due autocisterne per carburante e un camion con a bordo un fuoristrada Hummer, che componevano il convoglio, anch’esso diretto verso una base militare statunitense.

Sin da ottobre 2019, sono circa 30 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, che hanno portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati.  La serie di attacchi si è verificata a cavallo di un episodio considerato l’apice delle tensioni tra Iran e Stati Uniti sul suolo iracheno, ovvero la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di Mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad.

Tale episodio, accanto ad altri verificatisi tra dicembre 2019 e gennaio 2020, erano stati considerati una forma di violazione della sovranità irachena da parte di Washington. Motivo per cui il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Tuttavia, il 30 gennaio, l’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico erano state riavviate.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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