Hong Kong: la governatrice smentisce limiti alla libertà di parola

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 11:46 in Cina Hong Kong

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, durante una conferenza stampa dell’8 settembre, ha respinto le critiche ricevute per l’accusa di sedizione rivolta da un tribunale di Hong Kong a un attivista del fronte pro-democrazia, smentendo che sull’isola sarebbe in corso una limitazione della libertà di parola.

L’8 settembre, Tam Tak-chi è stato portato difronte al tribunale di Fanling, dopo essere stato preso in custodia dalle forze dell’ordine per 48 ore il 6 settembre scorso, e gli sono state rivolte sei accuse, tra le quali quella di sedizione, per aver pronunciato parole sovversive e per aver agito molestamente. L’uomo è il vice-presidente di un movimento locale pro-democrazia chiamato People Power e, secondo la polizia locale, sarebbe sospettato di aver fomentato malcontento e ostilità nei confronti del governo dell’isola, durante i mesi da giugno ad agosto 2020, quando aveva allestito alcuni stand lungo le strade della città, violando la sezione 10 della Crimes Ordinance.

 Quest’ultima, adottata nel 1972 in piena epoca coloniale, prevede che chiunque sia incriminato con accuse di sedizione, codificate invece nel 1938, possa ricevere una multa fino a 645 dollari ed essere incarcerato fino a due anni. Secondo più esperti in materia giuridica, la legge sarebbe vaga e non offrirebbe gli stessi standard di protezione della libertà di parola ed espressione presenti nelle leggi moderne.

Tam è stato la prima persona ad aver ricevuto un’accusa di sedizione secondo tale legge dal passaggio della sovranità di Hong Kong dal Regno Unito alla Cina, il primo luglio 1997. Il suo arresto ha sollevato dubbi sulla limitazione della libertà di parola ad Hong Kong ma Lam ha ribadito che l’arresto di Tam non avrebbe nulla a che fare con tale sospetto tentativo. La governatrice ha, invece, ribadito che non esistono distinzioni in merito alla datazione di una legge, indipendentemente dal fatto che essa sia stata emanata prima o dopo il 1997, e che se qualcuno è colpevole di aver violato la legge, allora la polizia ha il dovere di agire e questo non ha nulla a che fare con il diritto di parola. Lam ha quindi voluto rassicurare che critiche contro la sua figura o altri funzionari governativi non sono illegali e che gli unici casi in cui vengono posti limiti alle libertà si verificano quando ciò è reso necessario dalla salvaguardia della sicurezza nazionale.

Il giorno dell’arresto di Tam, a Hong Kong sono state organizzate proteste popolari contro l’imposizione da parte di Pechino della nuova legge sulla sicurezza nazionale sull’isola e il rinvio, a causa del coronavirus, delle elezioni per il rinnovo del Consiglio legislativo di Hong Kong, che si sarebbero dovute tenere proprio il 6 settembre. Durante le manifestazioni, sono state arrestate almeno 289 persone e la polizia ha utilizzato proiettili al peperoncino contro i manifestanti. L’Ufficio di collegamento per gli Affari di Hong Kong e Macao del governo di Pechino ha espresso sostegno alla polizia locale per le azioni intraprese contro gli elementi anti-cinesi a Hong Kong.

Lo scorso 31 luglio, il governo di Hong Kong aveva comunicato il rinvio di un anno delle elezioni del Consiglio legislativo a causa dell’aumento dei nuovi casi di coronavirus sull’isola, ma molti osservatori stranieri e la stessa opposizione interna all’isola avevano condannato tale decisione, ritenendola un tentativo di osteggiare l’avanzamento delle forze del fronte pro-democrazia che sembravano aver radunato numerosi consensi, soprattutto in seguito all’approvazione della legge sulla sicurezza nazionale.

Il 30 giugno scorso, il governo di Pechino ha approvato la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” con la quale sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli tutti atti criminali. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione.

Dalla cessione di Hong Kong alla Cina, l’isola è diventata una regione amministrativa speciale di Pechino, amministrata secondo il principio “un Paese, due sistemi” che le ha garantito un ampio margine di autonomia e libertà rispetto al governo centrale, alla luce di un diverso percorso di sviluppo tra Hong Kong, un’ex-colonia inglese, e la Cina continentale, sviluppatasi secondo il modello del socialismo dalle caratteristiche cinesi. Tale principio e modalità di gestione dovrebbe restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe eroso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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