Egitto: cresce la rabbia del popolo contro al-Sisi

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 11:35 in Africa Egitto

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“Arrabbiati, egiziano” è il nuovo hashtag diffusosi sui social network negli ultimi giorni, a seguito di una crescente mobilitazione popolare alimentata dalle recenti politiche del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, tra cui quella relativa alla demolizione di abitazioni e moschee.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, centinaia di cittadini egiziani sono scesi in piazza nel governatorato di Giza, davanti alla stazione di polizia di al-Monib, per protestare contro l’uccisione di un giovane, verificatasi all’alba di martedì 8 settembre, presumibilmente a causa delle torture subite all’interno della stazione stessa. La vittima era stata arrestata il 5 settembre, dopo essersi opposta alla distruzione dei beni contenuti all’interno del proprio negozio, ad opera di un agente della polizia locale. La rabbia del giovane commerciante aveva portato a scontri con l’agente ed al conseguente arresto, culminato con la morte.

Questa, a detta della popolazione di Giza, è stata provocata dal capo della polizia della stazione di el-Monib. Per tale ragione, i manifestanti sono scesi in piazza ed hanno inneggiato slogan come: “Il ministero degli Interni è un delinquente”, per denunciarne la brutalità, così come accaduto anni prima dello scoppio della rivoluzione del 25 gennaio 2011. Un altro slogan è stato “Vai via, Balha”, con riferimento ad una canzone satirica riguardante il presidente al-Sisi.

L’episodio dell’8 settembre si inserisce in un clima di rabbia diffusa. Come evidenziato da al-Jazeera, ad alimentarla sono stati i video che mostrano la demolizione di abitazioni appartenenti alla popolazione egiziana, a causa del mancato adempimento a requisiti specifici. È stato il presidente al-Sisi ad ordinare la rimozione di tutti quegli edifici che non rispettano determinati parametri in termini di edilizia, dopo essersi detto determinato a far fronte a tutti coloro che trasgrediscono le normative vigenti, anche mettendo in campo uomini dell’esercito.

La disposizione ha provocato il malcontento della popolazione, la quale ha iniziato a manifestare il proprio stato di agitazione sui social network, attraverso l’hashtag “Arrabbiati, egiziano”. Secondo il popolo egiziano, la misura di al-Sisi, oltre ad aver costretto molti ad evacuare, va contro la legge. Inoltre, si tratta di edifici costruiti nel corso degli ultimi dieci anni con l’approvazione di governatori, funzionari ed autorità competenti, mentre ora sono i cittadini a dover pagare il prezzo di una politica caratterizzata da “corruzione” e “tirannia”. Il governatorato di al-Dakhilia, ad esempio, ha riferito della rimozione di 1.200 case e dell’evacuazione di 3.700 famiglie.

Di fronte a tale scenario, sono diversi gli attivisti che hanno esortato i cittadini a mobilitarsi per rovesciare il capo di Stato, scendendo per le strade del Paese il 20 settembre prossimo, in concomitanza con il primo anniversario della mobilitazione avviata nel 2019, che ha causato la più ampia campagna di arresti dall’elezione del presidente. In particolare, è stato l’imprenditore Mohamed Ali, che nel 2019 ha accusato al-Sisi di corruzione, ad esortare il popolo egiziano ad unirsi in una nuova rivoluzione per salvare il Paese, vittima di oppressione e ingiustizia.

Diversi utenti di Twitter hanno condiviso le immagini della rivoluzione del 25 gennaio 2011 e hanno affermato che le cause alla base della rabbia degli egiziani sono ora maggiori rispetto a quelle di anni fa. Per sette giorni consecutivi è stato diffuso il tag “Non ti voglio”, in risposta alle precedenti dichiarazioni di al-Sisi in cui si diceva disposto a dimettersi se gli egiziani glielo avessero chiesto.

Un tale sentimento, spiega al-Jazeera, è mosso da un quadro economico in crescente deterioramento e da perduranti violazioni dei diritti umani. Alla base del malcontento vi sono l’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi di base, i fenomeni di repressione da parte delle forze di sicurezza, la “nazionalizzazione” della vita politica e il controllo dei media, megafono della sola voce di al-Sisi. Alcuni cittadini hanno poi evidenziato l’incapacità del capo di Stato di gestire il dossier relativo alla diga africana, mettendo a rischio il futuro delle risorse idriche dell’Egitto, così come la questione delle risorse di gas nel Mediterraneo orientale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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