Ecuador: Corte suprema annulla candidatura di Correa

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 8:06 in America Latina Ecuador

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 La Corte suprema dell’Ecuador ha dichiarato inammissibili i ricorsi di Correa e della dirigenza del suo precedente governo. Tutti sono condannati, con sentenza passata in giudicato, a otto anni di reclusione e interdizione ai pubblici uffici. La giustizia ecuadoriana ha così ratificato, lunedì 7 settembre, la sentenza che stabilisce che, approfittando della loro posizione, avessero formato una rete criminale per ottenere contributi elettorali in cambio di appalti pubblici.

Con questa decisione la magistratura ecuadoriana invalida la candidatura di Correa alla vicepresidenza per le elezioni previste nel 2021.

La ratifica della sentenza la fa diventare esecutiva, cioè, secondo la legge ecuadoriana, può già essere applicata e chiude definitivamente la porta al ritorno di Correa nella prima linea politica come aveva annunciato. Fino ad ora, il leader della “Rivoluzione Civica” e presidente tra il 2007 e il 2017, aveva sfruttato il fatto che la sentenza non fosse passata in giudicato, il che gli ha permessodi annunciarsi come candidato alla vicepresidenza nelle elezioni del prossimo anno. Infine, è stato escluso dalla competizione elettorale per non soddisfare i requisiti elettorali e lasciando solo il suo aspirante presidente, Andrés Arauz.

Il rigetto dei ricorsi ha ottenuto la maggioranza del tribunale, ma non l’unanimità. Uno dei tre giudici ha espresso una votazione separata, che non ha modificato la conclusione finale. I magistrati ritengono che Rafael Correa e il suo ex vice presidente, Jorge Glas, abbiano creato una rete di tangenti per cui l’ex presidente ha istigato, secondo la sentenza del tribunale, il suo numero due e gli altri ministri del suo governo coinvolti a chiedere soldi per finanziare il partito al governo Alianza País, tangenti avrebbero ricevuto in cambio di appalti per progetti infrastrutturali dallo Stato. Senza la loro influenza, indica la corte, le transazioni non si sarebbero concretizzate.

Il tribunale suggerisce inoltre che la Procura della Repubblica apra ulteriori indagini per appropriazione indebita, arricchimento illecito, riciclaggio di denaro e abuso d’ufficio. Mentre respingevano le pretese degli avvocati della difesa per aver tentato, secondo i criteri giudiziari, di fare una rivalutazione delle prove, dozzine di sostenitori dell’ex capo dello stato aspettavano con bandiere e slogan alle porte del Tribunale Nazionale, a Quito.

Insieme a Correa, che ha lasciato l’Ecuador nel 2017 e vive in Belgio, vengono condannati in via definitiva altri 15 imputati. Oltre all’ex vicepresidente Glas, incarcerato dal 2017 per il filone ecuadoregno del caso Odebrecht, la “tangentopoli latinoamericana” che dal Brasile si è estesa in 17 paesi, è coinvolto l’ex segretario legale della presidenza, Alexis Mera, che è stato uno degli uomini di fiducia dell’ex presidente durante il suo decennio in carica. Tra gli altri, l’ex ministro dei Lavori pubblici, María de los Ángeles Duarte, che a metà agosto è fuggita dagli arresti domiciliari e si è rifugiata nella residenza dell’ambasciatore argentino a Quito, e gli ex membri dell’assemblea di Alianza País, Viviana Bonilla e Christian Viteri, latitanti dallo scorso 11 agosto. Per tutti, il tribunale ha confermato la condanna iniziale. “Andrò in prigione senza aver visto un centesimo o senza conoscere alcuna struttura criminale” – ha lamentato Mera. 

Secondo la Procura della Repubblica, la rete criminale ha operato tra il 2012 e il 2016 e ha movimentato più di sette milioni di dollari (circa 6,5 milioni di euro), attraverso scambi di favori tra autorità e appaltatori statali. In cambio di finanziamenti illegali, gli imprenditori hanno ricevuto grandi progetti infrastrutturali. L’ufficio del procuratore generale dello Stato ha stimato in 21 milioni di dollari i danni per il Paese.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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