Coronavirus Perù: Difensore civico ordina riesumazione morti per Covid

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 13:10 in America Latina Perù

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L’ufficio del Difensore Civico peruviano ha sollecitato la Direzione regionale per la sanità del dipartimento di Puno, nel sud del Paese al confine con la Bolivia, a procedere con urgenza alla riesumazione dei corpi delle persone uccise dal COVID-19 nelle loro case.

“L’ufficio del Difensore Civico di Puno ha chiesto alla Direzione Regionale della Sanità di garantire, con urgenza, l’attenzione ai requisiti per la raccolta dei corpi dei pazienti deceduti attraverso il coordinamento con l’Equipe umanitaria di raccolta dei cadaveri” – riferisce lo stesso ufficio in una dichiarazione pubblicata la sera del 7 settembre. 

L’ufficio del Difensore Civico ha precisato di aver verificato casi in cui i parenti hanno atteso fino a 24 ore affinché le autorità provvedessero a ritirare il corpo del defunto, contravvenendo alle norme di sicurezza sanitaria che impongono l’immediata esecuzione di tale procedura.

Allo stesso modo, è stato ricordato alle autorità sanitarie che, secondo le direttive del Ministero della Salute, qualsiasi caso sospetto di morte da COVID-19 deve essere trattato come confermato.
La Direzione Regionale della Sanità di Puno ha registrato 559 morti a causa del virus in quella giurisdizione dall’inizio della pandemia, ma secondo l’ufficio del Difensore Civico vi sono numerose morti in casa che, in assenza di tampone, non sono state prese in considerazione. Di conseguenza i cadaveri sono stati ritirati in ritardo favorendo l’esposizione al virus di amici e familiari del defunto.

Ad oggi, il Perù registra 29.838 decessi per malattie respiratorie e 689.977 infetti, numeri che lo rendono il quarto paese al mondo per numero di malati e l’ottavo per numero di decessi. Tuttavia il ministro della salute Pilar Mazzetti afferma che i morti potrebbero essere almeno 20.000 in più, a causa delle difficoltà di registrazione nella zona andina e amazzonica, in particolare tra le comunità indigene. In America Latina solo il Brasile, ad oggi, presenta dati peggiori di quelli del Perù, con una popolazione però sette volte superiore. In senso assoluto, con 933 morti per milione di abitante, il Perù è il paese con il tasso di mortalità più alto del pianeta. 

Il 16 marzo il governo peruviano ha attivato lo stato di emergenza per un periodo di 15 giorni a causa della diffusione del coronavirus. Da allora la misura, con modifiche locali o temporanee e con aggiustamenti per consentire un minimo di riattivazione dell’attività economica, è stata rinnovata fino ad oggi. Questa misura implica l’ordine che le persone rimangano a casa, la chiusura totale delle frontiere e la sospensione delle attività nelle aziende e nelle organizzazioni pubbliche e private, salvo alcune chiavi per affrontare la crisi sanitaria. Ad oggi Lima continua a imporre un coprifuoco e una serie di rigide misure di distanziamento sociale.

Gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità indicano che ci sono 27.332.433 casi confermati di contagio nel mondo e 892.443 morti per il coronavirus SARS-CoV-2.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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