Cina e India aprono il fuoco al confine

Pubblicato il 8 settembre 2020 alle 9:54 in Cina India

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Il portavoce del comando orientale dell’Esercito popolare di liberazione (EPL) della Cina, Zhang Shuili, il 7 settembre, ha accusato le truppe indiane schierate lungo la Linea di controllo effettivo (LAC), il confine de facto tra Cina e India, di aver sconfinato in territorio cinese e di aver sparato in aria alcuni colpi d’avvertimento durante un confronto avuto con i soldati cinesi. Il giorno successivo, però, l’India, oltre a respingere le accuse ricevute, ha al contrario incolpato le truppe cinesi di aver aperto il fuoco nel corso dell’episodio citato.

Secondo il portavoce dell’comando orientale dell’EPL, la vicenda si sarebbe verificata il 7 settembre lungo la sponda meridionale del lago Pangong Tso a Shenpaoshan, dove l’Esercito indiano avrebbe minacciato la controparte cinese sparando alcuni colpi,  costringendola così ad adottare contromisure in grado di ristabilizzare la situazione. Il portavoce del comando orientale dell’EPL ha affermato che le azioni indiane avrebbero violato gli accordi bilaterali raggiunti tra Cina e India e ha avvertito che aumentare le tensioni potrebbe facilmente condurre ad incomprensioni e malintesi. Per Zhang, si è trattato di una maligna provocazione militare e, per questo, ha richiesto all’Esercito indiano di interrompere tali azioni e indagare sull’episodio, punendone i responsabili per garantire che ciò non si ripeta, infine, ha ribadito che le truppe del comando orientale difenderanno risolutamente la sovranità territoriale cinese.

L’8 settembre, l’Esercito indiano ha risposto alle accuse di Pechino, rilasciando una dichiarazione in cui l’EPL è stato accusato di aver violato senza mezzi termini gli accordi tra Cina e India e di aver condotto manovre aggressive proprio mentre sono in corso sforzi bilaterali a livello militare e diplomatico per ridurre gli attriti lungo la LAC. In particolare, secondo l’Esercito indiano, alcuni soldati cinesi avrebbero cercato di avvicinarsi ad una sua postazione dove sarebbero stati poi fermati dalle proprie truppe, a quel punto l’EPL avrebbe sparato alcuni colpi in aria. Secondo la dichiarazione indiana, nonostante la grande provocazione ricevuta, i soldati di Nuova Delhi hanno dimostrato grande capacità di contenimento, comportandosi in modo responsabile. L’Esercito ha infine aggiunto che l’India sarebbe disposta a ridurre le tensioni lungo la LAC ma la Cina starebbe continuando ad adottare comportamenti provocatori, inibendo così tali sforzi.

La LAC è da mesi teatro di attriti tra Cina e India ma gli scontri finora avvenuti sono stati solamente fisici, in osservazione di un accordo firmato dalle due potenze il 29 novembre 1996, che impedisce ad entrambe di aprire il fuoco o detonare esplosivi entro 2 km dalla LAC, fatta eccezione per le esercitazioni. Oltre a questo, l’accordo del 1996 proibirebbe anche l’impiego anche di certe armi e specifici mezzi militari. L’episodio del 7 settembre sembrerebbe quindi aver violato tale intesa.

Le tensioni tra le truppe indiane e cinesi erano riprese dallo scorso 5-6 maggio con i primi scontri fisici nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim  ed erano poi culminate il successivo 15 giugno, quando un altro scontro si era concluso con la morte di circa 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh. In tale occasione, secondo fonti indiane, avrebbero perso la vita anche alcuni soldati cinesi ma Pechino non ha mai né confermato la notizia, né fornito un numero di vittime. Le motivazioni che hanno scatenato gli scontri sarebbero state sconfinamenti nel territorio dell’altro, lamentati da entrambe le parti e la costruzione di infrastrutture sul territorio, che è stata anch’essa denunciata sia dalla Cina, sia dall’India. 

Per quanto riguarda il lago Pangong Tso Pechino e Nuova Delhi ne rivendicano entrambe la riva settentrionale, mentre quella meridionale, secondo fonti indiane, sarebbe controllata dall’India. Al momento, il lago sarebbe uno dei maggiori punti di stallo nei negoziati sino-indiani, in quanto, sempre secondo fonti indiane, la Cina si rifiuterebbe di ritirare le proprie truppe dalla cosiddetta Finger Area, ossia da otto alture che si affacciano sulla sponda settentrionale del lago, in alcune delle quali sono stati posizionati soldati cinesi durante gli ultimi mesi di tensioni.  Lo scorso 31 agosto, l ’Esercito indiano aveva poi dichiarato di aver sventato un tentativo di intrusione da parte delle truppe cinesi proprio in tale luogo.

 Da maggio, sono in corso più round di negoziati a livello militare e diplomatico per cercare di ridimensionare gli attriti lungo la LAC. Lo scorso 4 settembre, poi, c’è stato un incontro tra i ministri della Difesa cinese e indiano, Wei Fenghe e Rajnath Singh, a Mosca, a margine di una riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, durante il quale sono state affrontate le tensioni in corso tra i rispettivi eserciti lungo la LAC. A seguito dell’incontro, le parti hanno rilasciato dichiarazioni discordanti nelle quali ognuna ha accusato l’altra di essere responsabile degli attriti  in corso lungo il confine, affermando entrambe ferma determinazione nella difesa della propria sovranità territoriale. Nonostante ciò, i ministri avevano convenuto che la scelta migliore fosse una risoluzione pacifica della questione, attraverso i canali di comunicazione attivi a più livelli.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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