Yemen: gli Houthi si arrendono, l’esercito avanza in località strategiche

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 11:17 in Arabia Saudita Yemen

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Le forze dell’esercito yemenita sono riuscite a raggiungere notevoli progressi presso alcuni governatorati settentrionali, costringendo i ribelli sciiti Houthi ad indietreggiare da località definite “strategiche”.

Il quotidiano al-Arabiya, lunedì 7 settembre, ha diffuso un video, pubblicato dal centro media di al-Saba, in cui viene mostrata la resa di un gruppo di combattenti Houthi presso il fronte di al-Sabayigh, situato nell’Est del governatorato di al-Jawf, nel Nord dello Yemen. Qui, specifica il quotidiano, l’esercito yemenita, coadiuvato dalle tribù locali e dalle forze aeree della coalizione internazionale a guida saudita, è riuscito ad avanzare, costringendo circa 27 combattenti sciiti ad arrendersi. Altri 20 Houthi sono stati uccisi presso il fronte di al-Sabayigh nelle ultime ore, tra cui un leader Houthi responsabile di tale area, noto con il nome di Abu Al-Masirah. Quest’ultimo, riferisce al-Arabiya, era considerato uno dei comandanti principali delle milizie ribelli, vicino al capo del cosiddetto Comitato rivoluzionario, Muhammad Ali al-Houthi.

Già il 6 settembre, fonti locali hanno dichiarato che i gruppi Houthi stanziati presso i fronti di al-Jawf hanno subito ingenti perdite, sia materiali sia in termini di vite umane, a seguito degli attacchi perpetrati dall’esercito yemenita. Il comandante ad interim della sesta regione militare, il maggiore generale Amin Al-Waili, ha annunciato la liberazione delle aree montuose di Al-Sabayigh e di un certo numero di siti circostanti, ed ha riferito che le linee di rifornimento delle milizie Houthi sono state bloccate.

Secondo quanto riportato da al-Arabiya il 6 settembre, le forze yemenite hanno raggiunto notevoli progressi e conquistato postazioni “strategiche” soprattutto presso i governatorati di al-Jawf, Bayda’, Nihm e Ma’rib. Nel frattempo, continuano le battaglie presso il villaggio di Bir Al-Marazeeq, a Est di Hazm, capitale di al-Jawf. A detta del generale al-Waili, i militanti Houthi si ritrovano a far fronte ad una fase di “collasso” senza precedenti. Un’idea simile è stata espressa altresì dal ministro dell’Informazione yemenita, Moammar Al-Eryani, il quale, il 6 settembre, ha messo in luce i notevoli progressi raggiunti dall’esercito nelle 48 ore precedenti e i gravi colpi inferti ai rivali Houthi.

Dal canto loro, questi ultimi hanno annunciato, nella sera del 6 settembre, di aver condotto un attacco “su larga scala” contro i territori sauditi, e, nello specifico, contro l’aeroporto di Abha, situato nel Sud dell’Arabia Saudita. Il portavoce militare Houthi, Yahya Sarea, ha affermato che le forze aeree hanno lanciato droni contro postazioni militari e “obiettivi sensibili” appartenenti alle forze saudite. A detta del portavoce, l’attacco ha provocato vittime, di cui, però non è stato specificato il numero. Come dichiarato da Sarea, quella del 6 settembre è una risposta da parte del gruppo ribelle alle continue aggressioni e al perdurante assedio della coalizione saudita, impegnata nel conflitto a fianco dell’esercito yemenita. Questa, nel corso delle ultime ore, avrebbe condotto più di 35 attacchi contro i territori settentrionali yemeniti.

Dall’inizio della metà del mese di gennaio 2020, lo Yemen sta assistendo ad un’escalation che ha interessato prevalentemente i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Il primo marzo, gli Houthi erano riusciti ad occupare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, nello specifico, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Per i ribelli è stata una delle conquiste più rilevanti degli ultimi anni.

Questa è da collocarsi nel quadro del perdurante conflitto civile, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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