Tunisia: attentato a Sousse, morti tre terroristi e un agente

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 9:23 in Africa Tunisia

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Le forze di sicurezza tunisine hanno ucciso tre aggressori, definiti “terroristi”, dopo che questi li hanno aggrediti con un coltello ad un posto di blocco nella città costiera tunisina di Sousse, situata a 140 km a Sud della capitale.

L’episodio si è verificato il 6 settembre e, nello specifico, ad Akouda, nel Nord di Sousse, all’ incrocio di El Kantou. In particolare, gli attentatori si sono dapprima diretti contro il checkpoint della Guardia Nazionale, uccidendo un membro della gendarmeria e ferendo un altro agente, che attualmente versa in condizioni critiche. Poi, si sono rifugiati in una scuola di Akouda, dove sono stati raggiunti e circondati dalle forze speciali e uccisi nel corso di una sparatoria. A detta di un portavoce della Guardia Nazionale, Houcem Eddine Jebabli, si è trattato di un attentato terroristico. Il giorno successivo, il 7 settembre, l’ISIS ha rivendicato l’attentato

In seguito all’accaduto, il primo ministro tunisino, Hicham Mechichi, ha riferito che probabilmente il piano degli attentatori si è rivelato difettoso. Parlando a Sousse sul luogo dell’attacco, ha annunciato l’arresto di un quarto sospetto che si trovava a bordo del veicolo che ha investito gli ufficiali della Guardia Nazionale. A detta del premier, tali terroristi volevano segnalare la loro presenza, “ma questa volta hanno sbagliato indirizzo”. “La prova più evidente è che gli autori di questo attacco sono stati eliminati in pochi minuti” ha affermato Mechichi. Dal canto suo, il presidente tunisino, Kais Saied, anch’egli in visita sul luogo dell’attentato poche ore dopo l’accaduto, ha riferito che le forze di polizia stavano conducendo indagini per comprendere se gli autori fossero stati individui singoli o un’organizzazione.

Sousse è stato oggetto di uno degli attacchi più letali avvenuti in Tunisia, verificatosi il 26 giugno 2015, noto come “attentato di Susa”. L’episodio si è verificato nella località di Marsa al-Qantawi, 10 km a Nord dal centro cittadino, ed il bilancio delle vittime includeva 38 morti e 39 feriti, tra cui un gran numero di turisti britannici. L’attacco è stato poi rivendicato dallo Stato Islamico. In particolare, l’attentatore, Aymen Rezgui, uno studente tunisino che era stato addestrato a fianco di combattenti libici, era entrato nella spiaggia dell’Imperial Hotel e con un fucile aveva dapprima sparato contro la folla di turisti in spiaggia e poi aveva continuato il proprio assalto presso la piscina dell’albergo, prima di essere ucciso dalle forze di polizia tunisine.

Tra gli ultimi episodi, un’esplosione è stata avvertita fuori dall’ambasciata statunitense di Tunisi, il 6 marzo. In particolare, due uomini, Mohamed Selim Zenadi e Khoubaieb Laâqa, rispettivamente di 29 e 27 anni, si sono fatti saltare in aria, carichi di esplosivo, vicino a un posto di blocco della polizia, nei pressi dell’ambasciata degli Stati Uniti a Tunisi, nel distretto di Berges du Lac. Un agente è deceduto, il tenente Tawfik Mohamed Missaoui, e altre 6 persone sono rimaste ferite, di cui 5 poliziotti e una donna di passaggio. Secondo il portavoce del Ministero dell’Interno tunisino, Khaled Hayouni, il bersaglio dell’attentato non era l’ambasciata statunitense, ma la pattuglia situata davanti all’edificio.

Il Global Terrorism Index 2019 dell’Institute for Economics and Peace ha inserito la Tunisia al 51esimo posto tra i 138 Paesi analizzati per l’impatto del terrorismo, con un indice pari a 3,93 su 10. Dal 24 novembre 2015 in Tunisia vige lo Stato di emergenza, istituito in seguito a una serie di attacchi rivendicati dall’ISIS nel medesimo anno, tra cui quello del 26 giugno. Il 18 marzo di quell’anno, inoltre, due giovani tunisini armati di kalashnikov entrarono nel museo del Bardo, a Tunisi, dove uccisero 24 persone, di cui 20 turisti, 4 dei quali italiani. Un ulteriore attacco, del 24 novembre 2015, provocò la morte di 12 ufficiali. Da allora, lo stato di emergenza è stato prolungato diverse volte, di cui l’ultima l’8 aprile 2019.

Un’altra minaccia in Tunisia è costituita dal ritorno dei foreign fighters tunisini che negli ultimi anni sono partiti verso la Siria e l’Iraq. Secondo le stime del Soufan Group, nell’ottobre del 2015, 6.000 combattenti tunisini erano presenti in Medio Oriente, costituendo il gruppo di foreign fighters più numeroso rispetto a tutti gli altri Paesi. Nel 2016, due degli attentati terroristici che hanno colpito l’Europa, rivendicati dallo Stato Islamico, sono stati commessi da cittadini tunisini. Il primo si è verificato Il 14 luglio 2016, ed è stato commesso dal 31enne Mohamed Lahouaiej-Bouhlel, tunisino residente a Parigi, che ha falciato la folla presente sulla promenade di Nizza, uccidendo 86 persone e ferendone 458. Il secondo attentato, invece, si è verificato il 19 dicembre a Berlino, per mano del giovane 24enne tunisino Anis Amri, che ha causato la morte di 12 persone e il ferimento di altre 48, travolgendo i mercatini di Natale presenti nella capitale tedesca.

Di fronte a tale scenario, le forze di sicurezza tunisine hanno messo in atto strategie per prevenire le attività terroristiche. Inoltre, il governo ha posto la lotta al terrorismo tra le proprie priorità, collaborando anche a livello internazionale e con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di migliorare le proprie capacità ed il proprio apparato di sicurezza.

L’attuale legislazione anti-terrorismo è stata adottata nel 2015 per migliorare la difesa dei diritti umani e la lotta contro l’estremismo violento, in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu 2178, e il regime di sanzioni contro al-Qaeda e l’ISIS. Nel corso degli ultimi anni, la Tunisia ha anche rafforzato il proprio sistema penale, promuovendo nuove leggi per affrontare in maniera più efficace la minaccia posta dalla radicalizzazione. Il Ministero della Difesa (MOD) e il Ministero degli Interni (MOI) sono entrambi impegnati nella difesa del Paese. Mentre il primo guida le forze di sicurezza nelle operazioni militari, soprattutto nei pressi dei confini con l’Algeria e la Libia, il secondo rappresenta l’agenzia nazionale anti-terrorismo, che si dedica soprattutto alla salvaguardia delle aree urbane.

 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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