Riprende il processo per l’estradizione negli USA di Assange

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 20:05 in UK USA e Canada

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Il processo per l’estradizione negli Stati Uniti del fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, è ripreso il 7 settembre presso il tribunale di Old Bailey, a Londra. Gli avvocati dell’uomo sostengono che il loro assistito non potrebbe ricevere un processo equo negli USA. 

L’udienza era stata posticipata a causa del coronavirus. Assange è apparso al banco degli imputati e indossava un abito scuro e una cravatta bordeaux. Si tratta della prima volta che è stato visto in pubblico da febbraio 2020. L’uomo ha parlato solo per confermare il suo nome, la data di nascita e ha dichiarato di non acconsentire all’estradizione. Le autorità statunitensi accusano Assange, 49 anni, nato in Australia, di aver cospirato per hackerare i computer del governo e di aver violato una legge sullo spionaggio, che regola la pubblicazione di documenti riservati. WikiLeaks ha violato tali norme nel 2010-2011, pubblicando materiale riservato proveniente dal governo statunitense. I suoi sostenitori affermano che gli Stati Uniti stanno tentando di punirlo per aver divulgato segreti riguardanti le guerre in Iraq e Afghanistan.

Assange ha formalmente rifiutato l’estrazione e affronta un rinvio a giudizio emesso dalle autorità statunitensi a giugno. Diverse decine di sostenitori, tra cui la stilista Vivienne Westwood e la compagna di Assange, Stella Moris, si sono riuniti fuori dal tribunale prima dell’udienza del 7 settembre. In precedenza, Moris ha consegnato una petizione di 80.000 firme contro l’estradizione del compagno all’ufficio del primo ministro britannico, Boris Johnson. Moris, 37 anni, ha dichiarato: “Per Julian, l’estradizione sarà una condanna a morte”. Ha poi aggiunto che temeva che il compagno si sarebbe tolto la vita, lasciando senza un padre i loro due figli piccoli, che erano stati concepiti durante il suo asilo nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. 

Il giornalista John Pilger ha dichiarato fuori dal tribunale, il 7 settembre: “L’udienza per l’estradizione a Londra che inizia questa settimana è l’atto finale di una campagna anglo-americana per seppellire Julian Assange. Non è un giusto processo. È dovuta vendetta. L’accusa americana è chiaramente truccata, una farsa dimostrabile. Finora, le udienze hanno ricordato i loro equivalenti stalinisti durante la Guerra Fredda”. Il caso relativo ad Assange ha fatto notizia a livello internazionale nel 2010 quando WikiLeaks ha pubblicato un video di un militare statunitense che mostra un attacco del 2007 da parte di elicotteri Apache a Baghdad. Questo ha ucciso una decina di persone, tra cui due giornalisti della Reuters. Il sito ha poi pubblicato altri filmati militari segreti e comunicazioni diplomatiche statunitensi sensibili.

Nel 2016, si è poi attirato numerose critiche per la pubblicazione di documenti sottratti al Comitato Nazionale Democratico, che hanno danneggiato la candidata Hillary Clinton durante la campagna presidenziale del 2016. L’uomo ha negato le accuse degli investigatori statunitensi secondo cui WikiLeaks avrebbe ottenuto quei documenti da hacker russi. La questione, tuttavia, non fa parte del procedimento legale. Secondo gli avvocati di Assange, il caso legale contro l’uomo fa parte di una “dichiarazione di guerra effettiva contro gli informatori e i giornalisti” del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. “Era un simbolo evidente di tutto ciò che Trump ha condannato, avendo portato i crimini di guerra americani all’attenzione del mondo”, ha sottolineato l’avvocato.

I problemi legali di Assange nel Regno Unito risalgono al 2010, quando ha iniziato a combattere un tentativo di estradarlo in Svezia per rispondere a domande sulle accuse di violenza sessuale, che da allora sono state ritirate. Nel giugno 2012, di fronte a un’imminente estradizione, ha cercato rifugio nell’ambasciata ecuadoregna. Dopo che l’Ecuador ha revocato il suo asilo, è stato trascinato fuori dall’ambasciata nell’aprile 2019 e ha scontato una breve pena detentiva britannica per aver violato i termini della cauzione. Rimane in carcere in attesa dell’esito della richiesta di estradizione statunitense. L’udienza dovrebbe durare alcune settimane, fino all’inizio di ottobre e la decisione è attesa nel mese di novembre. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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