Navalny è fuori dal coma

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 16:49 in Europa Russia

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Il leader dell’opposizione russa, Aleksej Navalny, è uscito dal coma farmacologico e le sue condizioni stanno migliorando. È quanto ha scritto in un comunicato, lunedì 7 settembre, l’ospedale Charité di Berlino, dove l’uomo è ricoverato dal 22 agosto. Navalny sta inoltre respirando autonomamente, senza l’aiuto di ventilatori, e sta rispondendo agli stimoli verbali. “È ancora troppo presto per valutare i potenziali effetti a lungo termine del suo grave avvelenamento”, ha tuttavia precisato l’ospedale.

Secondo quanto dichiarato dal governo tedesco, i risultati degli esami tossicologici hanno confermato che l’oppositore russo sarebbe stato avvelenato tramite l’agente nervino chimico della famiglia Novichok. Il 22 agosto, l’uomo era stato trasferito a Berlino dall’ospedale della città siberiana di Omsk, dopo essere stato ricoverato per un malore che aveva costretto a un atterraggio di emergenza il volo da Tomsk a Mosca, sul quale viaggiava. Navalny si era recato nella città siberiana per incontrare i propri alleati in vista delle elezioni regionali del prossimo settembre, a Mosca.

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, aveva affermato, il 2 settembre, che erano state trovate “prove inequivocabili” dell’avvelenamento di Navalny. I leader occidentali e molti cittadini russi hanno espresso sgomento per quello che hanno definito un crimine che “viola i diritti e i valori umani fondamentali”. Secondo la stampa, si tratterebbe del primo uso noto di armi chimiche sul suolo russo contro un leader dell’opposizione di alto profilo. Il novichok è stato sviluppato dalla Russia tra gli anni Ottanta e Novanta, durante il periodo sovietico.

Il Cremlino ha più volte negato la propria responsabilità nell’incidente e il ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, ha dichiarato che Berlino non ha ancora condiviso i risultati degli esami con i pubblici ministeri di Mosca.

Domenica 6 settembre, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha ribadito che l’UE potrebbe discutere di possibili sanzioni contro la Russia se il Cremlino non dovesse fornire presto una spiegazione. Maas ha dichiarato al quotidiano tedesco Bild: “Se nei prossimi giorni la Russia non aiuta a chiarire cosa è successo, saremo costretti a discutere una risposta con i nostri alleati”. Qualsiasi sanzione decisa, ha sottolineato il ministro di Berlino, dovrà essere “mirata” e non sono escluse azioni relative al controverso progetto di gasdotto Nord Stream 2.

Con la notizia dell’avvelenamento di Navalny, è aumentata la pressione sulla cancelliera tedesca per spingerla a riconsiderare la realizzazione del gasdotto, che collegherà Mosca e Berlino portando il gas dalla Russia alla Germania. “Dobbiamo perseguire una politica dura, dobbiamo rispondere con l’unica lingua che il presidente russo Vladimir Putin capisce, cioè le vendite di gas”, ha detto, giovedì 3 settembre, Norbert Roettgen, il capo, di orientamento conservatore, della commissione parlamentare per gli affari esteri della Germania. L’uomo aveva già dichiarato che il completamento del Nord Stream 2 “avrebbe rappresentato una grande conferma e un grande incoraggiamento per Putin permettendogli di continuare questo tipo di politica”.

 Il Nord Stream 2, dal valore di 10 miliardi di euro, passerà per il Mar Baltico, collegando i produttori russi con gli utenti europei, per una lunghezza di più di 1200 km. La capacità di carico sarà di 55 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il progetto è stato realizzato dalla compagnia russa Gazprom in collaborazione con le aziende europee Engie, Uniper OMV, Shell, Wintershall. L’opera, ancora in fase di completamento, è destinata ad entrare in funzione a partire dall’inizio del 2021 e raddoppierà le spedizioni di gas naturale russo verso la Germania, la più grande economia dell’UE. Berlino, nonostante le differenze politiche con la Russia, considera il Nord Stream 2 una fonte di energia più stabile e pulita, che permetterà al Paese di allontanarsi dal carbone e dall’energia nucleare.

Il progetto ha diviso l’Unione Europea, con alcuni membri che ritengono possa minare il tradizionale passaggio di gas attraverso l’Ucraina e aumentare la dipendenza energetica del blocco dalla Russia. Anche gli Stati Uniti, desiderosi di aumentare le vendite di gas naturale liquefatto in Europa, si oppongono al gasdotto e hanno preso di mira alcune società coinvolte nel progetto con pesanti sanzioni. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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