Libia: secondo giorno di consultazioni in Marocco

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 10:13 in Libia Marocco Turchia

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Continuano, lunedì 7 settembre, le consultazioni tra le delegazioni dei governi di Tobruk e Tripoli, avviate il giorno precedente in Marocco, nella città di Bouznika. L’obiettivo è discutere del cessate il fuoco e della formazione delle nuove istituzioni. Nel frattempo, al-Sarraj ha incontrato Erdogan a Istanbul.

In particolare, i partecipanti al dialogo sono membri dell’Alto Consiglio di Stato libico, sostenitore del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), e del Parlamento di Tobruk, con a capo il presidente Aguila Saleh, legato all’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Khalifa Haftar. I colloqui hanno avuto inizio il 6 settembre e, nonostante un clima di iniziale riservatezza, al margine dell’incontro le delegazioni hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui è stata espressa la volontà di tutte le parti di favorire una risoluzione alla perdurante crisi libica. Inoltre, gli attori coinvolti hanno espresso il loro apprezzamento per il ruolo svolto dal Marocco, Paese ospitante, il quale ha favorito la creazione di un clima favorevole alle discussioni.

L’agenzia ufficiale di stampa marocchina ha affermato che il dialogo libico nella città di Bouznika “mira a stabilizzare il cessate il fuoco e ad aprire negoziati per risolvere le divergenze tra le fazioni libiche”. Il Marocco si è detto disposto a creare uno spazio che aiuti i libici a discutere delle loro questioni in uno “spirito costruttivo”. Da parte sua, il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita, ha affermato che i recenti sviluppi del vicino Paese Nord-africano sono da considerarsi positivi e che il cessate il fuoco, così come le altre iniziative annunciate, possono spianare la strada verso il percorso politico. Bourita ha poi esortato i partecipanti a dialogare in modo costruttivo, così da riconquistare la fiducia della popolazione libica, instaurare nuove intese e trovare una soluzione alla crisi.

Le due delegazioni dovrebbero continuare i colloqui nella giornata del 7 settembre. Tra le questioni in agenda vi è la selezione delle personalità che assumeranno la guida delle istituzioni sovrane libiche, così come la strutturazione delle istituzioni statali e i dettagli relativi al cessate il fuoco. A detta di una fonte diplomatica, vi è una “grande intesa” tra i partecipanti ai colloqui.

Nel frattempo, sempre il 6 settembre, secondo quanto riferito da al-Jazeera, il premier di Tripoli e capo del Consiglio presidenziale, Fayez al-Sarraj, si è recato a Istanbul per incontrare il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Nel corso del bilaterale, durato circa due ore e mezza, Erdogan e Al-Sarraj hanno discusso del sostegno turco al GNA, soprattutto per quanto riguarda gli sviluppi nelle regioni di Sirte e al-Jufra, oltre della questione del Mediterraneo orientale.  Per Erdogan, la priorità assoluta della Turchia è raggiungere l’unità politica in Libia, proteggere la sua integrità territoriale e ripristinare la stabilità nel Paese.

Entrambi i meeting si collocano in un clima di apparente tregua sul campo, dopo che, il 21 agosto, il premier del GNA e il presidente del Parlamento di Tobruk, Saleh, hanno entrambi invitato le forze in campo a “smilitarizzare” Sirte e al-Jufra, due fronti di battaglia dove si era in attesa di una “battaglia imminente”. Tuttavia, le forze tripoline hanno accusato l’esercito di Haftar di aver violato più volte la tregua, l’ultima volta il 5 settembre.

Il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khalid al-Mishri, e il presidente Aguila Saleh, già il 26 luglio si erano recati separatamente in Marocco per confrontarsi sulla ricerca di una soluzione politica al conflitto su invito del presidente della Camera dei rappresentanti di Rabat, Habib Al-Maliki. Il Marocco è considerato uno dei mediatori strategici del conflitto libico, insieme ad Algeria e Tunisia, essendo stato promotore degli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, considerati la base per la futura risoluzione del conflitto, ma che sono poi scaduti il 17 dicembre 2017. Rabat si è sempre detta contraria all’intervento straniero in Libia, considerato una violazione della sovranità dello Stato, e si sta adoperando perché venga raggiunto un accordo che consenta la pacificazione del Paese.

L’Alto Consiglio di Stato è un organo legislativo, nonché l’organismo consultivo che riunisce gran parte dei deputati eletti nel 2012, in occasione delle prime elezioni dopo la caduta dell’ex dittatore Muammar Gheddafi. Tale ente è stato ideato dopo che, con la formazione del nuovo parlamento nel 2014, insediatosi a Tobruk, questo entra in contrasto con quello vecchio di Tripoli, formato per la maggior parte da membri della Fratellanza Musulmana. Successivamente, con gli accordi di Skhirat del 2015, la vecchia camera assume il ruolo di Alto Consiglio di Stato ed esautora la Camera dei Rappresentanti di Tobruk dall’attività legislativa. Diversamente dalla Camera dei Rappresentanti di Tobruk, l’Alto Consiglio ha sempre riconosciuto il governo di Tripoli, guidato da Fayez al-Sarraj, ma, al contempo è considerato l’istituzione più rappresentativa dei Fratelli Musulmani.

La situazione di grave instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Gli schieramenti che si oppongono sono due. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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