Hamas ed Hezbollah confermano l’unità dell’asse della “resistenza”

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 12:33 in Libano Palestina

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Il segretario generale del partito sciita libanese Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha ricevuto, il 6 settembre, il capo dell’ufficio politico del Movimento Islamico di Resistenza Hamas, Ismail Haniyeh. Entrambi hanno confermato la loro alleanza con l’Iran nel far fronte al nemico israeliano.

Il meeting si inserisce nel quadro di una visita di più giorni intrapresa dal leader palestinese a partire dal 2 settembre. Si tratta del primo tour di Haniyeh degli ultimi 30 anni, e l’ha visto impegnato in incontri anche con rappresentanti del mondo politico libanese, tra cui il presidente del Parlamento di Beirut, Nabih Berri, e l’ex premier, Hassan Diab. Come riferito dal quotidiano al-Arab, l’incontro è giunto in un momento particolare per la regione mediorientale, in cui sia il Libano sia l’Autorità palestinese sono in attesa delle eventuali trasformazioni e ripercussioni che il cosiddetto accordo Abraham provocherà.

Quest’ultimo è stato annunciato il 13 agosto dal presidente degli USA, Donald Trump, ed ha stabilito, di fatto, la normalizzazione delle relazioni tra Emirati Arabi Uniti (UAE) ed Israele, alimentando una più ampia mobilitazione diplomatica che vedrebbe Washington esortare anche altri Paesi del Golfo a seguire l’esempio emiratino. Tra questi, Arabia Saudita e Bahrein. Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza. Tuttavia, parlando ai giornalisti da Tel Aviv, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha specificato di aver deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. I piani, ha assicurato il premier, rimangono “sul tavolo”. Per la popolazione palestinese, l’accordo annunciato ed i conseguenti sviluppi diplomatici sono stati definiti un “colpo alle spalle” da parte di alcuni Paesi arabi.

Nel corso dell’incontro del 6 settembre, Haniyeh ed Hezbollah, alla luce degli ultimi sviluppi politici e militari in Libano, Palestina e nell’intera regione, hanno ribadito la solidità e la stabilità del cosiddetto “asse della resistenza” di fronte alle minacce e pressioni esterne. Le relazioni tra Hezbollah ed Hamas, è stato affermato, sono forti e queste si basano sulla fede, sul jihad ed un destino comune, che li spinge a sviluppare ulteriormente meccanismi di coordinamento e cooperazione.

Secondo quanto riportato da al-Arab, prima del 2 settembre, Haniyeh era stato in Turchia, ospite del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan. Si sarebbe trattato di un incontro oggetto di critiche da parte degli Stati Uniti, in quanto tra i partecipanti vi erano altresì personalità ricercate da Washington, tra cui Saleh al-Arouri, un altro leader di spicco di Hamas, considerato “il comandante militare della Cisgiordania”. Circa il meeting del 6 settembre, si pensa che questo sia avvenuto in coordinamento tra Iran e Turchia, e si inserisce, a detta di al-Arab, tra i preparativi per la fase che seguirà alle elezioni presidenziali statunitensi del mese di novembre prossimo, durante la quale si potrebbero assistere a nuovi sviluppi in relazione al ruolo di Hezbollah all’interno del governo di Beirut.

Dopo l’incontro con Nasrallah, Haniyeh si è recato presso Ain al-Hilweh, uno dei maggiori campi per rifugiati palestinesi, situato nel Sud del Libano. Qui è stato accolto dalla popolazione locale, a cui si è rivolto affermando: “Fino a non molto tempo fa, i nostri missili raggiungevano appena qualche chilometro oltre i confini di Gaza. Oggi la resistenza a Gaza possiede missili che possono raggiungere Tel Aviv e andare anche oltre”. Circa la normalizzazione dei rapporti tra Israele e alcuni Stati arabi, il leader di Hamas ha riferito che questa non rappresenta la popolazione, né tantomeno la loro coscienza, storia e patrimonio.

Il problema dei rifugiati palestinesi, congiuntamente allo status di Gerusalemme, è da sempre uno dei maggiori punti di scontro nei negoziati di pace tra Israele e l’Autorità palestinese. Più di 750.000 cittadini della Palestina fuggirono o furono espulsi dal Paese durante la guerra del 1948 e, secondo l’ultimo censimento dell’Amministrazione centrale libanese per l’anno 2017, 174.422 rifugiati palestinesi vivono in Libano, in 12 campi e 156 località.

Parallelamente, Israele considera il movimento sciita armato Hezbollah, sostenuto da Teheran e rappresentato all’interno del governo di Beirut, la più grande minaccia al Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga un mese, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati. A sua volta, Beirut, ha più volte lamentato, nel corso degli ultimi anni, le continue violazioni dello spazio aereo nazionale da parte di corpi aerei israeliani, denunciando la situazione presso le Nazioni Unite.

 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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