Egitto, Giordania e Iraq uniti contro Erdogan

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 8:33 in Egitto Giordania

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La capitale giordana Amman ha ospitato un vertice tripartito tra Egitto, Iraq e il Regno hashemita, il cui obiettivo è stato rafforzare i legami in ambito diplomatico, economico e di sicurezza per affrontare le sfide regionali. Queste ultime hanno un denominatore comune, l’influenza della Turchia.

In particolare, l’incontro si è tenuto il 25 agosto, in un momento in cui tutti e tre Paesi devono far fronte a minacce regionali e alle conseguenze della pandemia di coronavirus sul loro sistema economico. Nel corso del meeting, il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, il monarca giordano, il re Abdullah II, e il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, hanno discusso di diverse tematiche, tra cui energia, rete elettrica, infrastrutture e risorse alimentari, e si sono detti disposti ad unire i loro sforzi per far fronte alla minaccia terroristica così come alle sfide regionali in materia politica e di sicurezza.

Secondo quanto riferito dalla presidenza egiziana, i tre leader mirano ad instaurare una fase di “integrazione strategica” basata sugli obiettivi di sviluppo congiunti, il cui scopo è rafforzare i legami di cooperazione economica, commerciale e di investimento, oltre a promuovere la cooperazione politica e di sicurezza. I tre leader si sono poi detti concordi nel voler affrontare le forme di ingerenza esterna, che minacciano la sicurezza del mondo arabo, e nel ricercare soluzioni politiche alle crisi della regione, in primis quelle vissute da Siria, Libia e Yemen.

Secondo quanto riferito ad al-Monitor da Hassan Abu Taleb, esperto presso Al-Ahram Center for Political and Strategic Studies, i tre Paesi stanno affrontando sfide e minacce che hanno un denominatore comune, gli interventi turchi nella regione mediorientale e Nord-africana. Pertanto, a detta di Abu Taleb, l’Egitto sta utilizzando tale alleanza tripartita per inviare un messaggio alla Turchia, ovvero che Il Cairo non resterà inerme di fronte alle “politiche coloniali turche” nella regione araba. A detta dell’esperto egiziano, Ankara sta avanzando con arroganza nella regione, violando i principi di buon vicinato, spinta dalla sua avidità per le risorse naturali, come in Libia e nel Mediterraneo orientale, e dal desiderio di aumentare la propria sfera di influenza, come nel Nord della Siria e in Iraq. Di fronte a tale scenario, obiettivo di Amman, Baghdad e Il Cairo è affrontare e sventare il “piano turco”.

In tale quadro, secondo quanto affermato da Abu Taleb, l’Egitto e la Giordania sostengono l’Iraq nell’ostacolare gli interventi turchi nei propri territori, esemplificati dall’operazione “Artiglio di tigre”, lanciata il 17 giugno. Al contempo, i due Paesi desiderano aiutare l’alleato iracheno a divenire sempre più indipendente dall’Iran, almeno a livello economico, e stringere legami basati sul principio di buon vicinato. Nel frattempo, è stato sottolineato, i tre Paesi stanno affrontando cambiamenti e rischi per la sicurezza.

Tra gli ultimi sviluppi più rilevanti, vi è l’accordo annunciato il 13 agosto dagli USA che ha di fatto normalizzato i rapporti tra Emirati Arabi Uniti e Israele. Tale alleanza, a detta dello studioso egiziano, potrebbe dare maggiore impulso alle politiche israeliane, a danno dei diritti degli arabi giordani coinvolti nella causa palestinese. “L’Egitto è preoccupato per il futuro della Giordania, date le sfide relative alla causa palestinese e i piani di annessione di Israele, per non parlare del cosiddetto “accordo del secolo”, che beneficia Israele” ha spiegato Abu Talib, aggiungendo che si tratta di una preoccupazione che tormenta la Giordania e ne minaccia l’esistenza.

A tal proposito, i leader del vertice di Amman hanno chiesto di riattivare l’Iniziativa di pace araba per porre fine al conflitto israelo-palestinese e per fermare i piani di Israele riguardanti l’annessione di territori palestinesi in Cisgiordania. In particolare, i tre partecipanti hanno sottolineato l’importanza di risolvere la disputa israelo-palestinese sulla base di una soluzione a due Stati, che porrebbe fine all’occupazione israeliana e porterebbe alla creazione di uno Stato palestinese indipendente secondo i confini del 1967, con Gerusalemme Est come capitale. Secondo Abu Taleb, resta ora da capire la portata del sostegno che i tre Paesi riusciranno a ricevere a livello arabo, così da poter salvaguardare la sovranità e la stabilità dei membri regionali, far fronte alla minaccia terroristica e respingere gli interventi turchi e iraniani. “L’alleanza tripartita è un’ambizione legittima alimentata dalle circostanze” ha dichiarato l’esperto del Cairo.

Il premier iracheno, al-Kadhimi, aspira a stabilire un progetto soprannominato “Il Nuovo Levante”, il cui scopo è espandere la cooperazione economica e commerciale tra diversi Paesi arabi e consentire un più libero afflusso di capitali e tecnologia tra gli Stati coinvolti nel piano. Abu Taleb ha osservato che l’alleanza tripartita potrebbe costituire il cuore di questo progetto. “Un meccanismo di cooperazione regolare tra i Paesi e una strategia unitaria, così come politiche di cooperazione unificate sono sufficienti per stabilire il nucleo di qualsiasi alleanza”, ha aggiunto. Il progetto di al-Kadhimi non è solo economico, ma ha anche dimensioni politiche e militari.

Il segretario generale dell’Unione degli investitori arabi, Gamal Bayoumi, ha affermato che l’Egitto vede opportunità promettenti nel rafforzamento della cooperazione commerciale con la Giordania e l’Iraq, Paesi con cui condivide interessi comuni, oltre che una certa vicinanza geografica. Per tale ragione, i tre Paesi stanno provando a sviluppare legami commerciali, in quanto membri della Greater Arab Free Trade Area, un accordo che mira a facilitare il commercio con dazi doganali ridotti. A detta di Bayoumi, l’Egitto e la Giordania aspirano a consolidare i legami commerciali euro-mediterranei e l’accordo di Agadir rappresenta un pilastro in tal senso. Come spiegato, si tratta di un patto che mira a istituire una zona di libero scambio che includa Marocco e Tunisia, oltre a Egitto e Giordania, e che gode del sostegno dell’Unione Europea.

L’Egitto, ha riferito il segretario generale, intende aumentare i progetti di interconnessione elettrica con la Giordania, così da esportare maggiori quantità di energia in Iraq. L’Egitto e la Giordania sono già collegati da una linea elettrica con una potenza di 450 megawatt. In tale quadro, il Ministero egiziano dell’Elettricità e delle Energie rinnovabili sta valutando l’ipotesi di aumentare la produzione fino a 2.000 MW, per poi esportare energia in Iraq e Siria in una fase successiva. La mossa è da inserirsi in un progetto più ampio, alla cui base vi è il desiderio del Cairo di divenire un hub energetico regionale.

L’Egitto dispone di tre enormi centrali elettriche legate alla società tedesca Siemens e la sua produzione media di energia raggiunge i 54.000 MW, con un surplus che può raggiungere anche i 27.000 MW. Bayoumi ha riferito che il Cairo desidera aumentare gli investimenti giordani nel Paese, dagli attuali 700 milioni di dollari, e trovare mercati commerciali che aumenterebbero la sua capacità economica. Ciò gli consentirebbe di partecipare alla ricostruzione dell’Iraq. Il volume degli scambi commerciali tra Egitto e Giordania è già aumentato tra gennaio e novembre 2019, raggiungendo 858.3 milioni di dollari, registrando un aumento del 52,3% rispetto allo stesso periodo del 2018, secondo l’Egyptian Commercial Service. Nel frattempo, lo scambio commerciale tra Egitto e Iraq ha raggiunto 1.65 miliardi di dollari nel 2018.

 


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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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