Centinaia di Rohingya arrivano in Indonesia

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 11:28 in Immigrazione Indonesia Myanmar

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Le autorità indonesiane hanno reso noto che 297 rifugiati di etnia Rohingya sono arrivati nella provincia di Aceh, all’estremità settentrionale dell’isola di Sumatra, il 7 settembre, dopo aver passato circa sei mesi in mare.

 La polizia locale ha rivelato che l’imbarcazione di legno a bordo della quale viaggiavano i rifugiati era stata avvistata da pescatori indonesiani a molti chilometri di distanza dalla città costiera di Lhokseumawe, situata difronte allo stretto di Malacca, prima che arrivasse a riva. Secondo quanto rivelato dalle forze dell’ordine, tra le 297 persone sbarcate ci sarebbero 181 donne e 14 minori.

 Al momento, i rifugiati sarebbero stati collocati in un alloggio temporaneo, come confermato dal capo della Croce Rossa di Lhokseumawe, Junaidi Yahya, il quale ha poi aggiunto che la speranza è quella di spostare il gruppo di rifugiati in un centro apposito. Tuttavia, la loro collocazione sarebbe una preoccupazione secondaria rispetto all’emergenza rappresentata dal loro stato di salute, anche in relazione al coronavirus. Un tredicenne le cui condizioni di salute sarebbero state gravi è già stato portato in ospedale.

Secondo la direttrice del gruppo di ricerca sulla crisi dei Rohingya Arakan Project, Chris Lewa, le persone sbarcate in Indonesia il 7 settembre farebbero parte di un gruppo partito dal Bangladesh tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2020, diretto in Malesia. Tuttavia, sia le autorità malesi, sia le vicine thailandesi avevano respinto le imbarcazioni a causa della chiusura delle frontiere per limitare l’emergenza coronavirus. A quel punto, i trafficanti di esseri umani che avevano organizzato il loro viaggio avevano diviso i rifugiati in più imbarcazioni, alcune delle quali erano riuscite a raggiungere Malesia e Indonesia nel mese di giugno 2020, mentre altre erano rimaste in mare. Secondo Lewa, i trafficanti avrebbero richiesto denaro alle famiglie dei rifugiati prima di portarli a riva e sembrerebbe che non avessero voluto farli finora sbarcare a causa di pagamenti non ricevuti, tenendoli di fatto in ostaggio.

Nel mese di giugno, già un altro gruppo di 100 rifugiati Rohingya, dei quali 79 erano donne e bambini, era stato tratto in salvo dai pescatori indonesiani, nonostante le autorità di Jakarta avessero minacciato di respingerli.

I Rohingya sono una popolazione musulmana concentrata soprattutto nello Stato di Rakhine del Myanmar, al confine con il Bangladesh, che non è mai stata riconosciuta ufficialmente come un gruppo etnico indigeno e, per questo, non ha diritto alla cittadinanza birmana. Nel Paese, i Rohingya sono stati invece vittime di persecuzioni da parte sia della maggioranza buddhista, sia dell’esercito, spingendoli a recarsi altrove. In particolare, al momento, molte persone appartenenti a tale gruppo etnico starebbero cercando rifugio in più Paesi del Sud-Est asiatico

Dal 25 agosto 2017, nello Stato di Rakhine era esplosa la violenza contro i Rohingya costringendo oltre 742.000 persone a recarsi nel vicino Bangladesh. Le Nazioni Unite avevano accusato l’Esercito birmano di aver condotto tali operazioni con un intento genocida ma il Myanmar aveva respinto tali affermazioni, sostenendo che l’esercito stesse combattendo contro gruppi armati di etnia Rohingya.  Il 23 gennaio scorso, la Corte di Giustizia internazionale dell’Aia ha però disposto che il governo di Yangon protegga i Rohingya dal genocidio.

 Gli insediamenti dei Rohingya in Bangladesh si concentrano soprattutto nel distretto della città di Cox’s , dove il loro arrivo ha determinato una grande pressione sull’area e sul Paese in generale, ponendo anche nuovi rischi per tale comunità, costretta a vivere in condizioni precarie. Ad oggi, il centro per rifugiati bengalese di Kutupalong è diventato il più grande al mondo e ospita circa 600.000 persone in un’area di 13 km2.

Per quanto riguarda i Rohingya rimasti in Myanmar, invece, la maggior parte di loro è confinata in accampamenti e villaggi dove sono soggetti a restrizioni sui movimenti e sull’accesso alla pubblica sanità.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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