Brexit: la Gran Bretagna lancia un ultimatum all’UE

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 9:47 in Europa UK

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Il Regno Unito ha fissato la scadenza del 15 ottobre per concludere un accordo di libero scambio post-Brexit con l’Unione Europea. Se nessuna intesa sarà raggiunta, entrambe le parti dovranno “accettare la situazione e andare avanti”, ha rivelato, lunedì 7 settembre il primo ministro britannico, Boris Johnson.

Il Regno Unito ha lasciato l’UE il 31 gennaio, ma, da quel momento, sono stati compiuti pochi progressi sulla definizione di un accordo commerciale che dovrebbe regolare le nuove relazioni tra Bruxelles e Londra entro la fine dell’anno. Il mancato raggiungimento di un accordo potrebbe comportare l’imposizione di tariffe commerciali e controlli doganali per le merci che si spostano tra il Regno Unito e l’UE.

I colloqui tra le delegazioni delle due parti, che si trovano in una fase di stallo a causa della volontà irremovibile della Gran Bretagna di avere piena autonomia sugli aiuti di Stato alle imprese e sul settore della pesca, dovrebbero riprendere, martedì 8 settembre, a Londra.

Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha affermato che è necessario raggiungere con urgenza un accordo sul commercio e ha attribuito la situazione di stalloall’atteggiamento del Regno Unito. Johnson, dal canto suo, ha dichiarato che non ha senso pensare a scadenze oltre il 15 ottobre. “Se non saremo d’accordo per allora, non credo che ci sarà un accordo di libero scambio tra di noi e dovremmo entrambi accettarlo e andare avanti”, ha detto il premier, secondo i commenti rilasciati dal suo ufficio. Se nessuna intesa viene concordata, il Regno Unito avrà relazioni commerciali con il blocco come quelle basate sul modello australiano, il che, secondo Johnson, sarebbe “un buon risultato”. L’UE sta negoziando un accordo commerciale con l’Australia dal 2018, ma deve ancora concludere un patto finale.

“Come governo ci stiamo preparando, ai nostri confini e nei nostri porti, ad essere pronti. Avremo il pieno controllo delle nostre leggi, delle nostre regole e delle nostre acque di pesca”, ha affermato il primo ministro britannico. In tal caso, il Regno Unito sarebbe pronto a trovare soluzioni ragionevoli con il blocco su questioni pratiche come i voli, i trasporti o la cooperazione scientifica.

Il quotidiano Financial Times ha riferito che il governo britannico starebbe pianificando di adottare una legislazione che annulli alcune parti chiave dell’accordo di recesso della Gran Bretagna dall’Unione, rischiando il fallimento dei negoziati commerciali con Bruxelles. Il disegno di legge sul mercato interno, che dovrebbe essere reso noto mercoledì 9 settembre, potrebbe “eliminare la forza giuridica di alcune parti dell’accordo di recesso” in settori quali gli aiuti di Stato e le dogane dell’Irlanda del Nord, ha rivelato il quotidiano, citando fonti ufficiali. Una di queste ha dichiarato che la mossa potrebbe “chiaramente e consapevolmente” minare l’accordo sull’Irlanda del Nord che Johnson ha firmato lo scorso ottobre per evitare un ritorno a un confine duro con la vicina Repubblica d’Irlanda.

Il negoziatore britannico per la Brexit, David Frost, ha dichiarato, domenica 6 settembre, che il governo di Londra non ha paura di un’uscita senza accordo. Johnson ritiene che ci sarà ancora una possibilità di concludere un accordo standard di libero scambio se l’UE sarà pronta a ripensare la sua posizione attuale. “Ma non possiamo e non vogliamo scendere a compromessi sui fondamenti di ciò che significa essere un Paese indipendente per ottenere l’accordo”, ha sottolineato il premier inglese.

Le principali differenze tra UE e Regno Unito sembrano incentrarsi sulle norme per gli aiuti di Stato alle imprese e sulla regolamentazione del settore della pesca. Il timore dei politici europei è che Londra possa ottenere un vantaggio competitivo facilitando le regole finanziarie. A ciò il Regno Unito ha risposto ribattendo che il governo britannico intende mantenere elevati gli standard di regolamentazione. Nello specifico, secondo Barnier, la Gran Bretagna mira a rendere più semplice la gestione di servizi finanziari dell’Europa da Londra, con il minor numero possibile di operazioni e personale nel continente. Pertanto, da parte sua, il capo negoziatore dell’UE ha ribadito che la posizione europea si basa sulla prospettiva di un’impossibilità di qualsiasi partnership economica senza “solide garanzie per una parità di condizioni, anche per quanto riguarda gli aiuti di Stato, per garantire una concorrenza aperta e leale tra le nostre imprese”. 

Per quanto riguarda la pesca, invece, il Regno Unito è irritato dalle richieste dell’UE sull’accesso, a lungo termine, alle acque di pesca britanniche. Londra, in particolare, accusa il blocco europeo di fare richieste che non ha imposto ad altri Paesi con cui ha accordi commerciali di libero scambio, come il Canada. “L’UE insiste ancora non solo sul fatto che dobbiamo accettare la continuità con gli aiuti di Stato dell’UE e la politica della pesca, ma anche sul fatto che questi temi debbano essere concordati prima che qualsiasi altro impegno sostanziale possa essere preso in qualsiasi altra area del negoziato, compresi i testi giuridici, rendendo inutilmente difficile fare progressi”, ha affermato il governo britannico.

Nonostante le divisioni, tuttavia, entrambe le parti affermano di voler evitare uno scenario “senza accordo” e vogliono che la Brexit non ostacoli la cooperazione nei settori della difesa, della sicurezza e della lotta alla criminalità.

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Chiara Gentili

di Redazione

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