Bielorussia: cosa sappiamo della sparizione di Maria Kolesnikova

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 17:27 in Bielorussia Europa

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Una leader delle proteste in Bielorussa, Maria Kolesnikova, è scomparsa improvvisamente e alcuni testimoni hanno dichiarato che la donna è stata rapita da persone non identificate, nel centro di Minsk. 

La notizia è stata resa nota il 7 settembre e i media locali citano testimoni che hanno riferito che un gruppo di uomini mascherati hanno preso la donna di peso e l’hanno caricata su un minivan. La scomparsa di Maria Kolesnikova arriva poche ore dopo che le forze di sicurezza bielorusse hanno arrestato 633 manifestanti, a seguito di una protesta antigovernativa di massa, effettuata il 6 agosto. La polizia di Minsk ha però dichiarato di non aver arrestato la Kolesnikova. 

Un testimone oculare ha riferito di aver visto la donna camminare e di aver poi notato degli uomini col volto coperto che gettavano a terra il telefono della donna e la facevano salire su un mezzo. Inizialmente, i media hanno suggerito che la Kolesnikova fosse stata arrestata, ma le autorità hanno poi smentito l’ipotesi. La donna era un membro del Consiglio di Coordinamento istituito dall’opposizione bielorussa per garantire un trasferimento di poteri a seguito della rimozione dell’attuale presidente, Alexander Lukashenko, al governo da 26 anni. Le autorità governative hanno avviato un procedimento penale contro i leader dell’opposizione, affermando che “la creazione e l’attività del Consiglio di oordinamento mirano alla presa del potere statale e danneggiano la sicurezza nazionale”.

Maria Kolesnikova era l’ultima delle 3 donne che hanno unito le forze contro Lukashenko alle elezioni del 9 agosto a rimanere in Bielorussia. Veronika Tsepkalo e la candidata alla presidenza, Svetlana Tikhanovskayam hanno lasciato il Paese subito dopo il voto. Quest’ultima ha dichiarato che i recenti arresti sono stati un tentativo di interrompere il lavoro del Consiglio di Coordinamento, da parte delle autorità governative. “Più cercano di spaventarci, più persone scenderanno in piazza”, ha aggiunto in una nota. Nel frattempo, il Consiglio ha affermato che la posizione della signora Kolesnikova era “sconosciuta” e ha accusato il presidente Lukashenko di “utilizzare apertamente metodi di terrore”.

La Tsepkalo ha sottolineato che i suoi alleati in Bielorussia non avevano ancora alcuna informazione su dove si trovi la Kolesnikova. “Spero che venga rilasciata il prima possibile. Sono davvero preoccupata per lei”, ha dichiarato. La donna ha anche aggiunto che “in questo momento non è sicuro per i leader e come potete vedere, sono stati messi in prigione, detenuti o hanno dovuto lasciare il Paese”. “Lukashenko isola i politici più forti. Durante questa stagione presidenziale, ha messo in prigione due leader dell’opposizione. Mio marito rischia fino a 15 anni in galera per accuse penali”, ha affermato. 

In Bielorussia sono iniziate manifestazioni di massa il 9 agosto scorso a seguito della rielezione, per un sesto mandato, del presidente Lukashenko, al potere dal 1994. Secondo il conteggio ufficiale dei voti, il capo dello Stato ha ottenuto l’80,1% dei voti. Invece, la candidata dell’opposizione unita, Svetlana Tichanovskaja, ha ottenuto il 10,12% dei consensi. Gli altri tre candidati insieme hanno raccolto poco più del 4%. Lo stesso Lukashenko ha denunciato l’interferenza straniera nelle elezioni della Bielorussia e ha accusato diversi Paesi occidentali di celarsi dietro le proteste .

Il voto non è stato riconosciuto dalla UE e anche la Russia ha definito le elezioni “non ottimali”. Nei primi giorni delle manifestazioni, gli agenti delle forze di sicurezza hanno usato gas lacrimogeni, proiettili di gomma, idranti, granate assordanti e persino fucili a pompa. Secondo il ministero dell’Interno bielorusso, centinaia di persone sono rimaste ferite, tra cui più di 150 agenti delle forze dell’ordine, e più di 7.500 persone sono state arrestate. Tre persone sono morte. A seguito della pressione popolare e internazionale, le forze di sicurezza hanno smesso di usare la forza per disperdere le manifestazioni, ma le proteste sono continuate nelle strade e si sono estese anche ad alcune reti televisive e imprese pubbliche, che sono entrate in sciopero.

L’opposizione bielorussa contesta i risultati delle elezioni e chiede nuove elezioni, un’opzione che Alexander Lukashenko ha escluso, aprendo solo a una riforma costituzionale che sarebbe poi seguita da un referendum e successivamente da elezioni parlamentari e presidenziali. L’Unione Europea preme sul presidente bielorusso affinché intavoli un dialogo con le opposizioni, e ha deciso che applicherà sanzioni contro i 31 funzionari responsabili dei brogli elettorali e della repressione delle manifestazioni. Il governo Lituano, ritenendo troppo blanda la decisione di Bruxelles, aveva già deciso di varare sanzioni contro lo stesso presidente Lukashenko.

Mosca ha condannato qualunque “ingerenza straniera” in Bielorussia, ma, rispondendo alle richieste di aiuto militare del presidente bielorusso, ha chiarito che non vede alcun motivo per assistere la Bielorussia militarmente, esortando il paese vicino a risolvere i suoi affari da solo. Putin il 27 agosto ha annunciato la formazione di una riserva delle forze di sicurezza che potrebbe intervenire in Bielorussia nel caso “la situazione degenerasse”. Il leader del Cremlino, tuttavia, ha invitato Lukashenko ad “ascoltare” e a “prendere atto” delle proteste.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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