Allarme per il presunto rapimento di 5 indiani al confine con la Cina

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 9:43 in Cina India

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Il ministro degli Affari delle Minoranze di Nuova Delhi, Kiren Rijiju, ha rivelato, il 6 settembre, che 5 cittadini indiani potrebbero essere stati rapiti dall’Esercito popolare di liberazione (EPL) di Pechino, lungo il confine de facto tra Cina e India, anche detto Linea di controllo effettivo (LAC). 

Il ministro, che è anche un politico dello Stato indiano di confine dell’Arunachal Pradesh, ha affermato che le forze indiane hanno attivato la linea diretta tra i due eserciti per ridimensionare le tensioni al confine con l’EPL, in modo da chiarire il caso di presunto rapimento. Su Twitter, Rijiju, ha affermato che l’Esercito indiano ha inviato un messaggio alla controparte cinese stazionata al punto di confine nell’ Arunachal Pradesh e sta ora aspettando una risposta.

L’allarme in merito al rapimento è arrivato dal profilo Facebook di un presunto familiare di una tra le persone rapite, il quale ha sostenuto che l’EPL si celerebbe dietro l’accaduto. La polizia dello Stato indiano ha rivelato ai media che sono in corso indagini a riguardo. Un quotidiano locale, Arunachal Times, citato dal South China Morning Post, il 5 settembre, aveva rivelato che le 5 persone sarebbero cacciatori rapiti durante una battuta.

L’area di Arunachal Pradesh, in cui si sarebbe verificato il presunto rapimento, è un punto cruciale nelle dispute territoriali tra Pechino e Nuova Delhi. La Cina definisce ufficialmente gli 83.000 km2 di territorio in questione “Tibet meridionale”, considerandoli di sua competenza, l’India, invece, amministra di fatto l’area e la considera un proprio Stato, avendola riconosciuta come tale dal 1986. Fu proprio questo confine conteso a determinare lo scoppio della guerra sino-indiana del 1962, l’ultimo scontro bellico tra quelle che sono oggi diventate due Nazioni armate nuclearmente, il quale si risolse con la vittoria di Pechino che sottrasse definitivamente all’allora nemico parte del territorio himalayano noto come Aksai Chin.

In merito alle tempistiche, il presunto rapimento si sarebbe verificato invece in concomitanza con l’incontro tra i ministri della Difesa cinese e indiano, Wei Fenghe e Rajnath Singh, avvenuto a Mosca il 4 settembre, a margine di una riunione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, durante il quale sono state affrontate le tensioni in corso tra i rispettivi eserciti lungo la LAC. A seguito dell’incontro, le parti hanno rilasciato dichiarazioni discordanti nelle quali ognuna ha accusato l’altra di essere responsabile delle tensioni in corso lungo il confine, affermando entrambe ferma determinazione nella difesa della propria sovranità territoriale. Nonostante ciò, i ministri hanno convenuto che la scelta migliore sia una risoluzione pacifica della questione, attraverso i canali di comunicazione attivi a più livelli.

Le tensioni lungo la LAC si sono riaccese lo scorso 5-6 maggio, quando si sono verificati i primi e sporadici scontri fisici tra i rispettivi eserciti nella zona del passo di Nathu La, nello Stato indiano del Sikkim. Le ostilità sono poi culminate il successivo 15 giugno, quando un’ulteriore lotta si è risolta con la morte di almeno 20 soldati indiani nella valle di Galwan, situata tra l’area di Aksai Chin, amministrata dalla Cina, e il territorio indiano di Ladakh. In tale scontro, secondo fonti indiane, avrebbero perso la vita anche alcuni soldati cinesi ma Pechino non ha mai confermato la notizia né fornito un numero di vittime.

 Le motivazioni che hanno scatenato gli scontri sarebbero state sconfinamenti nel territorio dell’altro, lamentati da entrambe le parti e la costruzione di infrastrutture sul territorio, che è stata anch’essa denunciata sia dalla Cina, sia dall’India. Dopo aver inizialmente intensificato la presenza dei rispettivi eserciti lungo la LAC, Pechino e Nuova Delhi hanno organizzato più round di negoziati a vari livelli senza però produrre ancora risultati decisivi.

L’ultimo momento di tensione nella vicenda di frontiera sino-indiana risale allo scorso 31 agosto, quando l ’Esercito indiano ha dichiarato di aver sventato un tentativo di intrusione da parte delle truppe cinesi nel proprio lato della LAC due giorni prima, sulla sponda meridionale del lago Pangong Tso,un bacino che si estende dal territorio indiano di Ladakh fino alla regione autonoma del Tibet cinese e che è attraversato dalla LAC, ma Pechino ha smentito categoricamente l’accusa. Cina e India rivendicano entrambe in toto la riva settentrionale del bacino in questione, mentre quella meridionale sarebbe controllata dalle forze di Nuova Delhi.

Al momento, il lago sarebbe uno dei maggiori punti di stallo nei negoziati sino-indiani, in quanto, secondo fonti indiane, la Cina si rifiuterebbe di ritirare le proprie truppe dalla cosiddetta Finger Area, ossia da otto alture che si affacciano sulla sponda settentrionale del lago. In particolare, negli ultimi mesi di tensioni, alcune truppe cinesi sarebbero state posizionate sull’altura numero 4, detta appunto Finger 4, che si affaccia sulle postazioni indiane nella riva settentrionale del lago e Pechino si starebbe rifiutando di ritirarle. Prima che i cinesi si istallassero a Finger 4, l’esercito di Nuova Delhi era solito compiere pattugliamenti da lì fino a Finger 8, che dista 8 km, i quali sono considerati territorio indiano.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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