Allarme dell’OMS: quella di coronavirus non sarà l’ultima pandemia

Pubblicato il 7 settembre 2020 alle 18:48 in Africa Asia Europa

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Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che il mondo deve essere più preparato per la prossima pandemia e ha invitato i Paesi a investire maggiormente nella Sanità pubblica.

L’appello dell’OMS arriva mentre oltre 27,19 milioni di persone sono state infettate dal nuovo coronavirus e 888.326 sono morte, da quando i primi casi sono stati identificati in Cina nel dicembre 2019. “Questa non sarà l’ultima pandemia”, ha riferito Tedros in una conferenza stampa a Ginevra, il 7 settembre. “La storia ci insegna che i focolai e le pandemie sono un dato di fatto. Ma quando arriverà la prossima pandemia, il mondo dovrà essere pronto, più pronto di quanto non fosse questa volta”, ha aggiunto. 

Intanto, sempre il 7 settembre, l’India è diventato il secondo Paese al mondo maggiormente affetto dal coronavirus con oltre 4,2 milioni di casi, il 7 settembre. Nelle ultime 24 ore, sono state registrate 90.802 infezioni, determinando un trend di crescita dei contagi più rapido di qualsiasi altro Paese al mondo. Nello specifico, l’India avrebbe finora riscontrato 4.204.613 casi di positività al coronavirus, superando il Brasile che, al momento, ne conta 4.137.521, ma restando dietro agli Stati Uniti e ai loro 6.277.004 positivi. Secondo quanto evidenziato dai risultati dei test sierologici condotti e dal parere di più esperti, però, i numeri reali del contagio potrebbero essere molto più elevati di quelli finora confermati.

Il Brasile, invece, ha registrato 4 milioni di casi di COVID-19. Il 6 settembre, nel suo bollettino quotidiano, il Ministero della Salute ha riferito che sono stati registrati 43.773 nuovi positivi nelle precedenti 24 ore, portando così il numero totale dei contagi a 4.041.638. Del totale, la stragrande maggioranza (80,4%, più di 3,2 milioni di brasiliani) si è già ripresa. San Paolo è lo stato più colpito dalla pandemia, con 30.905 morti e 837.978 casi confermati della malattia, seguito dagli stati di Rio de Janeiro, con 16.394 morti e 230.271 positivi, e Ceará, con 8.493 morti e 219.672 positivi.

Nel frattempo, il Paese ha dato il via alla sperimentazione di un vaccino cinese contro il COVID-19. Alcuni volontari brasiliani stanno partecipando alla terza fase dei test clinici di un vaccino contro il COVID-19 sviluppato dal laboratorio cinese Sinovac Biotech. Lo studio, coordinato dall’Istituto Butantan, valuterà l’efficacia e la sicurezza del farmaco cinese contro il virus SARS-CoV-2 in vista di una sua eventuale successiva approvazione per la vaccinazione di massa. I test, già iniziati, sono in corso nella città brasiliana di Niterói, nello stato di Rio de Janeiro. L’ufficio del sindaco della città ha reclutato esclusivamente professionisti sanitari per la realizzazione dei test.

Dopo aver superato colloqui e valutazioni mediche, circa 850 persone riceveranno due dosi di vaccino, con un intervallo di 14 giorni tra di loro. Inoltre, saranno monitorati dai ricercatori nell’arco di un anno per analizzare i risultati sull’efficacia del vaccino a lungo termine e anche sui suoi possibili effetti collaterali. Qualora il vaccino venisse approvato, Sinovac e Butantan firmeranno un accordo di trasferimento tecnologico per la produzione su scala industriale sia in Cina che in Brasile per la fornitura gratuita al Sistema sanitario unificato brasiliano (SUS). “Con questo sforzo, crediamo che la comunità scientifica, alla fine dell’anno, raggiungerà la conquista del vaccino, in modo da poter porre fine a questa pandemia e tornare finalmente alla normalità”, ha dichiarato il sindaco della città di Rio de Janeiro Rodrigo Neves.

Il Brasile non è l’unico paese latinoamericano coinvolto nella produzione e nei test di un vaccino contro il COVID-19. Anche Cuba, Argentina e Messico stanno discutendo con Mosca i termini degli accordi per la sperimentazione e la produzione del vaccino russo Sputnik V. Inoltre, l’ambasciatore russo in Nicaragua, Andrej Budaev, ha confermato venerdì 28 agosto l’intenzione di produrre lo Sputnik V in un laboratorio a Managua. Due settimane prima il governo nicaraguense aveva manifestato interesse per collaborare con Mosca nella produzione del farmaco. Il coronavirus si è originato in Cina dalla città di Wuhan, nella provincia di Hubei, dove sono stati registrati i primi casi nel mese di dicembre 2019. Il 7 gennaio, è stato identificato un nuovo virus, denominato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) con il nome: “2019-nCoV”. Il 30 gennaio, l’OMS ha dichiarato il virus un’emergenza mondiale e poi una pandemia l’11 marzo successivo.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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