Tre migranti si gettano in mare al largo di Malta, dopo un mese d’attesa

Pubblicato il 6 settembre 2020 alle 19:43 in Europa Malta

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Tre migranti a bordo della nave chimichiera Maersk Etienne si sono gettati nelle acque del Mediterraneo vicino a Malta, il 6 settembre, per poi essere tratti in salvo dall’equipaggio della stessa nave che li aveva accolti, insieme ad altre 24 persone, lo scorso 4 agosto, ma che, ad oggi, non è ancora riuscita a trovare un porto dove farli scendere.

La notizia è stata data tramite Twitter dalla compagnia proprietaria della chimichiera, il gigante danese dei trasporti Maersk, la cui imbarcazione è ormai da oltre un mese stazionata a 23 km dall’isola di Malta. Una portavoce dell’azienda ha rivelato che la situazione a bordo della Maersk Etienne è arrivata al limite, come dimostrato dal gesto odierno dei tre migranti che sono stati però salvati grazie al pronto intervento del capitano e del suo equipaggio e che hanno ricevuto la dovuta assistenza. La compagnia danese, dopo l’episodio del 6 settembre, ha reiterato l’appello per ricevere assistenza umanitaria in modo che i migranti ricevano gli aiuti di cui hanno bisogno.

Lo scorso 4 agosto, il peschereccio sul quale si trovavano i 27 migranti, tra i quali ci sono anche una donna incinta e un minore, è affondato difronte alle coste della Libia e i migranti sono stati salvati dalla Maersk Etienne che ha risposto ad un allarme lanciato dall’organizzazione non governativa (ONG) tedesca Sea-Watch.

Il 4 settembre, il capitano della chimichiera, Volodymyr Yeroshkin, aveva registrato un video-messaggio in cui aveva avvertito che alcuni tra i migranti a bordo avevano minacciato di gettarsi in mare e che altri avevano bisogno di cure per le quali il suo equipaggio non era attrezzato. Il capitano ha dichiarato che le persone ospitate sono ansiose di sbarcare e vogliono mettersi in contatto con i propri cari e familiari. Yeroshkin ha anche aggiunto che le risorse d’acqua e cibo a bordo si stanno esaurendo.

 L’Italia, la Libia e Malta, alla quale era stata chiesta assistenza per prima, non hanno autorizzato il loro sbarco. Roma e La Valletta sostengono che gli altri Paesi dell’Unione Europea (EU) dovrebbero fare di più e condividere con le due Nazioni mediterranee il peso che deriva loro dall’assistenza fornita alle persone tratte in salvo nel Mar Mediterraneo. Anche la Corte europea per i diritti umani ha declinato la richiesta dei migranti sulla Maersk Etienne di essere portati a Malta, sostenendo che la decisione del Paese di non accoglierli non ha né messo a rischio le loro vite né implicato che subissero trattamenti inumani, sostenendo che la loro sicurezza non sia in pericolo.

Lo stesso 6 settembre, durante un’intervista televisiva, il primo ministro di Malta, Robert Abela, ha ribadito che i migranti sulla Maersk Etienne non sono una responsabilità del proprio Paese ma ha garantito che il suo governo sta facendo il necessario per risolvere il problema. Abela ha poi aggiunto che anche il governo della Danimarca dovrebbe intervenire in merito, in quanto l’imbarcazione che ospita i migranti batte bandiera danese.

Stando ai dati della UN Refugee Agency (UNHCR), solamente nel mese luglio 2020, sono giunti in Europa via mare e via terra 10.360 migranti. Dall’inizio del 2020, l’Italia è stata il Paese che ha accolto il maggior numero di stranieri, con oltre 14.288 arrivi, seguita dalla Spagna, che ne ha contati 11.500, dalla Grecia con quasi 11.000 arrivi, da Malta, con i suoi 2.000 sbarchi, e da Cipro, dove sono stati 500. Nei primi sette mesi del 2020, secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), sono state invece 385 le persone a morire in Mare. Tali numeri segnano una lieve diminuzione rispetto alle cifre del luglio 2019, quando arrivarono in territorio europeo via mare e via terra oltre 11.000 stranieri.

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Camilla Canestri

di Redazione

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