Mali: uccisi due soldati francesi, Keita lascia il Paese

Pubblicato il 6 settembre 2020 alle 9:00 in Africa Mali

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La presidenza francese ha reso noto che 2 soldati francesi del reggimento dei paracadutisti di Tarbes in missione in Mali hanno perso la vita e un terzo uomo è rimasto ferito, dopo che il veicolo blindato sul quale si trovavano è stato colpito da un attacco bomba a Tessalit, una cittadina della regione di Kidal, nel Nord-Est del Mali, il 5 settembre. Parallelamente, l’ex-presidente maliano, Ibrahim Boubacar Keita, ha lasciato il Paese e si è recato negli Emirati Arabi Uniti (UAE) per sottoporsi a cure mediche.

Subito dopo la comunicazione della morte dei militari, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha reso omaggio alle vittime e ha elogiato “il coraggio e la determinazione dei soldati francesi impegnati in Mali”. Nello stesso discorso, il capo dell’Eliseo ha rivolto un appello alla corrente leadership del Paese richiedendo una rapida transizione verso un governo civile, dopo che un colpo di Stato miliare ha costretto alle dimissioni l’ex-presidente Keita, nella notte tra il 18 e il 19 agosto scorsi, in seguito a mesi di proteste popolari nel Paese contro il suo governo. 

I leader del colpo di Stato in Mali si auto-definiscono il Comitato nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP) e il loro leader è il colonnello Assimi Goita. Al momento, il gruppo ha organizzato negoziati per la formazione di un governo transitorio civile nelle giornate del 5 e 6 settembre, che rsi terranno sia nella capitale Bamako, sia in altri capoluoghi regionali e che saranno riprese nel corso della prossima settimana. Ai negoziati partecipano membri del CNSP, gruppi della società civile e partiti politici, così come il Movimento del 5 giungo (M5-RFP), formato da leader religiosi, politici e da personaggi della società civile e che è stato chiamato come la data di inizio delle proteste popolari contro Keita. Durante il primo giorno di consultazioni, però, sono già emerse problematiche interne che hanno visto il M5-RFP interrompere i negoziati e accusare il CNSP di aver tentato di escludere i propri membri dai gruppi di lavoro per la formazione del governo transitorio civile, richiesto con urgenza dai Paesi della regione e da più attori a livello internazionale.

Keita era stato in carica dal 2013 fin quando è stato arrestato dalle forze armate e indotto a rassegnare le proprie dimissioni, il 19 agosto scorso. Nel Paese in molti chiedevano che lasciasse il potere e, da mesi, erano in corso manifestazioni e proteste che denunciavano casi di corruzione e  il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese, dove sono attivi i gruppi terroristici di Al-Qaeda e dello Stato Islamico.

Il 27 agosto, Keita era stato rilasciato dai militari dopo dieci giorni di detenzione e, il 5 settembre, il capo del suo staff, Mamadou Camara, ha dichiarato a Reuters che l’uomo si sarebbe recato ad Abu Dhabi per sottoporsi a cure mediche che richiederanno una permanenza nel Paese mediorientale dai 10 ai 15 giorni. Dopo la detenzione, il 75enne Keita era stato ricoverato per un live infarto il primo settembre ed era stato poi dimesso dall’ospedale il successivo 3 settembre.

Secondo molti politici francesi e ufficiali dell’Esercito di Parigi il colpo di Stato in Mali potrebbe aver contribuito ulteriormente a destabilizzare la Nazione africana e a indebolire la lotta ai terroristi attivi sia nel Paese, dove controllano ampie porzioni di territorio, sia nella regione del Sahel in generale. In Africa occidentale, sono stati dispiegati circa 5.100 soldati francesi per combattere i jihadisti legati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico, nell’ambito della cosiddetta missione Barkhane. Quest’ultima è particolarmente attiva nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger e, dal 2013, ha perso 45 uomini. A febbraio, Parigi aveva deciso di rafforzare la missione inviando  600 soldati a sostegno del contingente di 4.500 uomini già presenti in loco. 

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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