La crisi nel Mediterraneo Orientale: una trovata elettorale di Erdogan?

Pubblicato il 6 settembre 2020 alle 7:03 in Cipro Turchia

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La politica estera aggressiva del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, potrebbe servire ad aumentare la sua approvazione nel Paese per vincere possibili elezioni anticipate e, secondo alcuni, potrebbe anche restituirgli il controllo di Istanbul

Come sottolineato dal quotidiano Al-Monitor, il giornalista turco Kemal Can, il 28 agosto, ha evidenziato una questione interessante: la connessione tra la politica estera aggressiva e l’indice di gradimento nazionale del presidente. Secondo Can, le recenti operazioni militari della Turchia in Siria fanno crescere Erdogan nei sondaggi. Secondo il giornalista, i precedenti in Siria hanno dimostrato che una crisi nel Mediterraneo Orientale potrebbe favorire il presidente. Tuttavia, l’effetto è solitamente di breve durata. Tale considerazione può essere unita alle numerose voci, attualmente in circolazione in Turchia, su possibili nuove elezioni. 

Secondo Barin Kayaoglu, analista di Al-Monitor, un eventuale tentativo di Erdogan di utilizzare la retorica nazionalista per scopi elettorali, potrebbe creare dubbi riguardo ai veri obiettivi della sua politica estera. Kayaoglu afferma che “diverse fonti turche” hanno parlato con Al-Monitor in condizione di anonimato e hanno avvertito che il conflitto in corso con la Grecia e la Francia nel Mediterraneo Orientale, insieme all’annuncio della scoperta di grandi riserve di gas sotto il Mar Nero e alla decisione di trasformare l’Hagia Sophia in una moschea, potrebbero essere semplici stratagemmi per aumentare il gradimento di Erdogan tra gli elettori religiosi e nazionalisti. 

Presumibilmente, Erdogan vuole aumentare il suo indice di gradimento, che si ritiene sia sceso al di sotto del 30% all’inizio del 2020, in modo da poter chiedere elezioni anticipate. Tale piano è solo ipotetico, ma alcuni suggeriscono una versione ancora più complessa, secondo la quale il sindaco di Istanbul, Ekrem Imamoglu, avrebbe lasciato il suo incarico per correre contro Erdogan. In questo modo, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) del presidente, che detiene la maggioranza nel consiglio municipale di Istanbul, potrebbe eleggere un alleato come sindaco, fino alle prossime elezioni locali nel 2024. Ciò consentirebbe all’AKP di riconquistare un simbolo importante come Istanbul, nonché una delle principali fonti di reddito comunale per la sua base elettorale. 

Tuttavia, anche se il piano fosse reale, Erdogan potrebbe non realizzare il suo desiderio. Recenti sondaggi di opinione mostrano che i due partiti che si sono separati dall’AKP – il Partito Democrazia e Progresso, guidato dall’ex ministro dell’Economia Ali Babacan e il Partito Futuro dell’ex presidente e premier dell’AKP, Ahmet Davutoglu – stanno aumentando il loro indice di gradimento a spese del partito al potere. Il loro consenso, al momento, si attesta intorno a cifre poco importanti, circa il 4% , ed entrambe le parti sono ancora impegnate a costruire una strategia di comunicazione coerente. Tuttavia, sia Babacan sia Davutoglu sono conosciuti nel Paese come abili amministratori e piacciono a molta della base dell’AKP. Una loro maggiore visibilità potrebbe offrire nuove alternative alla base conservatrice di Erdogan. 

Tuttavia, per quanto riguarda il Mediterraneo si parla di una crisi. E solitamente tale termine viene associato ad eventi negativi. Inoltre, è importante considerare che Ankara è sola nel Mediterraneo e, dati i problemi economici e finanziari della Turchia, il Paese non sembra potersi permettere un’altra guerra. A tale proposito, un consulente per la difesa e la sicurezza a Istanbul, che ha parlato con Al-Monitor a condizione di anonimato, ha affermato: “Non vedo un finale di partita qui. Ankara ha iniziato a sottolineare i propri diritti nel Mediterraneo solo lo scorso anno con l’accordo sui confini marittimi con la Libia, sulla scia della grande perdita di Erdogan alle elezioni municipali. L’economia non sta andando bene, i problemi abbondano. Penso che tutte queste cose siano distrazioni per mascherare problemi interni”. La maggior parte dei turchi concordano con la posizione di Erdogan secondo cui la Turchia dovrebbe ricevere una quota più equa dalle ricchezze del Mediterraneo Orientale. Tuttavia, secondo gli analisti, le azioni di Ankara a tale proposito sono molto scenografiche, ma poco efficaci. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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