Hong Kong: infiammano le proteste tra arresti e scontri

Pubblicato il 6 settembre 2020 alle 13:15 in Cina Hong Kong

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La popolazione di Hong Kong è scesa in strada per manifestare contro l’ingerenza del governo di Pechino sull’isola e il rinvio, a causa del coronavirus, delle elezioni per il rinnovo del Consiglio legislativo di Hong Kong, che si sarebbero dovute tenere proprio il 6 settembre. Secondo quanto riportato dal quotidiano avverso al governo Apple Daily, la lotta all’epidemia sarebbe stata usata dalle forze alla guida dell’isola come mossa per avanzare i propri vantaggi politici.  

Le manifestazioni odierne sono state mobilitate soprattutto online e sono partite dal distretto centrale di Kowloon, gli organizzatori sperano di radunare almeno 50.000 manifestanti. L’attivista Joshua Wong Chi-fung, una delle figure di spicco del movimento pro-democrazia di Hong Kong, ha affermato che tra le richieste della popolazione ci sono la revoca della legge sulla sicurezza nazionale e la riprogrammazione immediata delle elezioni. Wong ha affermato che i manifestanti sperano che il mondo non dimentichi mai che il 6 settembre ad Hong Kong avrebbero dovuto tenersi le elezioni.

Al momento, le autorità hanno arrestato almeno 90 persone, tra le quali una donna è sospettata di aver violato la nuova legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino lo scorso 30 giugno per aver inneggiato all’indipendenza dell’isola e le altre sono accusate di essersi radunate illegalmente. Nell’area centrale di Kowloon, poi, la polizia ha schierato 2.000 uomini delle forze anti-sommossa, cannoni ad acqua e veicoli corazzati.

Il South China Morning Post ha riportato racconti di scene caotiche in cui si sono verificati sconti fisici tra manifestanti e agenti, i quali hanno utilizzato proiettili al peperoncino contro la popolazione in protesta, che, a sua volta, ha lanciato bottiglie d’acqua contro le forze dell’ordine. I manifestanti continuerebbero poi a cantare lo slogan “Liberate Hong Kong; la rivoluzione della nostra epoca”, per il quale la polizia ha ricordato loro che potrebbero essere arrestati con accuse previste dalla legge sulla sicurezza nazionale, insieme ad altri inni che richiedono l’indipendenza della città dal dominio cinese.  

Tra i detenuti ci sarebbero tre membri della Lega degli attivisti social-democratici chiamata Long Hair, Leung Kwok-hung, Raphael Wong Ho-ming e Figo Chan Ho-wun, i quali avevano pronunciato slogan di critica contro la posticipazione delle elezioni rivendicando il proprio diritto di voto. I tre sono stati presi in custodia per aver partecipato ad un raduno non autorizzato e anche i circa 30 giornalisti che li seguivano potrebbero incappare nella stessa accusa.

Lo scorso 31 luglio, il governo di Hong Kong aveva comunicato il rinvio di un anno delle elezioni del Consiglio legislativo a causa dell’aumento dei nuovi casi di coronavirus sull’isola, ma molti osservatori stranieri e la stessa opposizione interna all’isola avevano condannato tale decisione, ritenendola un tentativo di osteggiare l’avanzamento delle forze del fronte pro-democrazia che sembravano aver radunato numerosi consensi. Il successivo 11 agosto, poi, il Comitato centrale dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP), il più alto organo legislativo della Cina, aveva stabilito che il mandato del sesto Consiglio legislativo, con a capo la governatrice Carrie Lam, sarebbe stato esteso di almeno un anno dalla sua scadenza, datata al prossimo 30 settembre.

In vista delle elezioni poi rimandate, tutti i partiti pro-democrazia dell’isola avevano deciso di fare fronte comune e presentare un cerchio ristretto di candidati, individuati durante le primarie ufficiose organizzate gli scorsi 11 e 12 luglio e alle quali avevano partecipato oltre 610.000 persone, superando le aspettative degli organizzatori che speravano in almeno 170.000 presenze, ossia il 10% del loro elettorato. Alle elezioni locali dello scorso 24 novembre, il fronte pro-democrazia aveva ottenuto 1,7 milioni di voti dei 2,94 milioni di votanti, garantendosi 278 dei 344 seggi nel consiglio distrettuale. Alla luce di tali numeri, i partiti democratici ritenevano di avere buone possibilità di raggiungere le cosiddette “35+1” sedute che avrebbero garantito loro la maggioranza dei 70 posti presenti nel Consiglio Legislativo.

La stessa Lam, però, aveva da subito criticato le primarie, sostenendo che tra i loro obiettivi ci sarebbe stato quello di avere una maggioranza che consentisse loro di opporsi ad ogni politica e iniziativa del governo di Hong Kong, che potrebbe essere visto come un tentativo di sovversione contro l’autorità statale, considerata un crimine dalla nuova legge per la sicurezza nazionale.

Con la “Legge della regione amministrativa speciale di Hong Kong della Repubblica Popolare Cinese per la salvaguardia della sicurezza nazionale” sono stati proibiti movimenti secessionisti e sovversivi, interferenze straniere e azioni di terrorismo sull’isola, rendendoli tutti atti criminali. Oltre a questo, è stata istituita la Commissione di Salvaguardia della Sicurezza Nazionale, che prevede l’impiego sull’isola di forze dell’ordine rispondenti al governo centrale di Pechino. Per molti, la legge lederebbe l’autonomia e le libertà di Hong Kong, restando volutamente vaga e lasciando ampi margini per la casistica di applicazione.

Hong Kong fa ufficialmente parte della Cina dal primo luglio 1997, quando fu ultimato il passaggio della sua sovranità dal Regno Unito al governo di Pechino, secondo una serie di condizioni stabilite nella Dichiarazione congiunta sino-inglese del 19 dicembre 1984. In base a tale documento, le relazioni di Hong Kong con il governo centrale sono state regolate dal modello “un Paese, due sistemi”, volto a garantire un certo grado di indipendenza all’isola, che negli anni si era sviluppata su un modello economico, politico e sociale inglese e capitalista, molto distante dal modello del socialismo con caratteristiche cinesi. Tale principio e modalità di gestione sarebbe dovuto restare in vigore fino al 2047 ma per molti la legge sulla sicurezza nazionale lo avrebbe eroso.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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