Francia: Macron contro il “separatismo islamico”

Pubblicato il 6 settembre 2020 alle 7:35 in Europa Francia

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Il presidente Macron ha criticato quello che ha definito “separatismo islamico” nel suo Paese e ha esortato tutti coloro che cercano la cittadinanza francese ad accettare “il diritto dei cittadini della Francia di commettere la blasfemia e di esercitare la libertà di parola”. I commenti di Macron sono arrivati solo qualche giorno dopo l’apertura del processo contro i 14 presunti complici dei terroristi islamici che, il 7 gennaio 2015, hanno attaccato la sede della rivista satirica francese Charlie Hebdo, uccidendo almeno 12 persone.

Il giornale, in occasione del processo davanti alla corte d’assise speciale di Parigi, il 2 settembre, ha ripubblicato le immagini che avevano suscitato tanto scalpore ai tempi dell’attentato, sottolineando che la Francia rivendica il diritto alla blasfemia. Alcune delle caricature raffigurano il Profeta Maometto, inclusa una dove viene rappresentato con un turbante a forma di bomba. “Non ci sdraieremo mai. Non ci arrenderemo mai”, aveva scritto il 2 settembre l’editore Laurent Sourisseau (Riss), spiegando la decisione della rivista. Alla vigilia del processo, Macron aveva dichiarato: “La libertà di essere blasfemi va di pari passo con la libertà di credo in Francia”. “La satira non è un discorso di odio”, aveva aggiunto.

Parlando a una cerimonia per la celebrazione della storia democratica della Francia, in cui è stata evidenziata la disponibilità di Parigi alla naturalizzazione dei nuovi cittadini, il presidente francese ha affermato, il 4 settembre: “Non scegli una parte della Francia. Scegli la Francia. La Repubblica non permetterà mai alcuna avventura separatista”. “La libertà nel Paese”, ha continuato Macron, “include la libertà di credere o non credere. Quest’ultima è inseparabile dalla libertà di espressione fino al diritto alla blasfemia”. Prendendo atto del processo giudiziario che si è aperto qualche giorno prima, Macron ha infine ribadito che essere francesi significa anche difendere “il diritto di far ridere, criticare, deridere, fare caricature”.

Il governo centrista di Macron ha promesso che nei prossimi mesi provvederà ad elaborare una legge contro il “separatismo islamico”, ma non è ancora chiaro esattamente cosa prevedrà. Alcuni critici temono che possa stigmatizzare ingiustamente la popolazione musulmana francese, che rappresenta la comunità più numerosa dell’Europa occidentale.

Nella strage seminata nel 2015 a Parigi e durata tre giorni, i due fratelli franco-algerini Said e Cherif Kouachi, 32 e 34 anni, fecero irruzione negli uffici della redazione di Charlie Hebdo armati di fucili d’assalto AK-47 e dichiarandosi membri di al-Qaeda nella penisola arabica (AQAP). Una volta entrati, i terroristi aprirono il fuoco contri i dipendenti urlando in arabo “Allahu Akbar” (“Dio è grande”) e uccidendo complessivamente 12 persone. Tra le vittime si contarono il direttore Stephane Charbonnier, che si firmava Charb, e i tre vignettisti Georges Wolinski, Cabu (Jean Cabut) e Tignous (Bernard Verlhac). Dopo essere fuggiti a bordo di una Citroen C3 nera, gli attentatori si imbatterono in un’auto della polizia, contro cui aprirono nuovamente il fuoco, uccidendo il brigadiere 42enne Ahmer Meraber, di religione musulmana e padre di due figli. Nel frattempo, l’8 gennaio, un terzo terrorista, Amedy Coulibaly, conoscente di Cherif Kouachi, uccise a colpi di arma da fuoco un agente di polizia presso Montrouge, nella periferia meridionale di Parigi, per poi fuggire. Lo stesso uomo, il 9 gennaio, uccise anche quattro uomini ebrei in un supermercato kosher. In un video, Coulibaly dichiarò di aver agito in nome dello Stato Islamico. Dopo giorni di inseguimento senza sosta, tutti e tre i terroristi furono rintracciati e uccisi dai colpi delle forze di sicurezza francesi.

Mercoledì 2 settembre, in aula, gli agenti di sicurezza, con addosso passamontagna e giubbotti antiproiettile si sono posizionati intorno a due gabbie di vetro dove sono stati chiusi gli imputati. Il processo, che durerà diverse settimane, sarà filmato integralmente per creare archivi storici, per la prima volta in materia di terrorismo. Sarebbe dovuto iniziare prima dell’estate ma è stato rinviato a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19.  “Non dobbiamo aver paura né del terrorismo, né della libertà. In fondo, lo spirito di Charlie è quello di rifiutare la rinuncia alle nostre libertà, la rinuncia a ridere o a essere blasfemi”, ha commentato l’avvocato di Charlie Hebdo, Richard Malka.

I 14 sospetti complici, tre dei quali processati in contumacia, dovranno affrontare accuse che includono il finanziamento al terrorismo, l’appartenenza a un’organizzazione terroristica e la fornitura di armi agli aggressori. Fra gli imputati, quelli che affrontano le accuse più pesanti sono Ali Riza Polat e Mohamed Belhoucine. Essendo considerati complici dei reati terroristici, i due rischiano l’ergastolo. I tre assenti sono invece Hayat Boumedienne, la 26enne partner di Coulibaly, e i fratelli Mohamed e Mehdi Belhoucine. Tutti e tre si erano recati in Siria sotto il controllo dello Stato Islamico alcuni giorni prima della strage e, secondo le autorità, potrebbero essere morti.

Dopo la relazione sui fatti e l’accertamento dell’identità degli imputati, da domani, ovvero lunedì 7 settembre, la Corte d’assise di Parigi esaminerà nel dettaglio gli eventi del 2015, ascoltando i feriti e le persone tenute ostaggio. A quel punto, si passerà all’inchiesta giudiziaria, per cui saranno ascoltati testimoni, investigatori ed esperti. Successivamente, sarà la volta dell’interrogatorio degli 11 imputati presenti e, per il 9 novembre, è previsto l’ultimo intervento prima che la corte si ritiri per deliberare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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