Mediterraneo orientale: esercitazione Ankara-Cipro del Nord, Atene parla all’Onu

Pubblicato il 5 settembre 2020 alle 12:56 in Cipro Grecia Turchia

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Il Ministero della Difesa di Ankara ha annunciato che l’Esercito della Turchia e quello della Repubblica Turca di Cipro del Nord avvieranno un’esercitazione militare congiunta della durata di cinque giorni, dal 6 al 10 settembre prossimi. Intanto, il giorno precedente, il ministro degli Esteri della Grecia, Nikos Dendias, ha incontrato a New York il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, al quale ha consegnato una lettera sulle attività turche nel Mediterraneo orientale e nel Mar Egeo, dopo aver parlato dei recenti sviluppi in tale regione e della questione di Cipro.

Secondo la dichiarazione del Ministero della Difesa turco, l’obiettivo dell’operazione congiunta è il miglioramento della formazione, della cooperazione e dell’interoperabilità tra il comando delle forze di pace turco-cipriote e il comando delle forze di sicurezza della  Repubblica Turca di Cipro del Nord. Nel corso dell’esercitazione, saranno dispiegati mezzi terrestri, aerei e marittimi dell’Esercito di Ankara. L’operazione congiunta è conosciuta come Martyr Capt. Cengiz Topel Mediterranean Storm Exercise, in omaggio ad un pilota dell’Aviazione turca che perse la vita durante il conflitto cipriota del 1964, e viene organizzata dai due eserciti a cadenza annuale.

L’esercitazione si colloca in un momento di accese tensioni tra la Turchia e la Grecia per la disputa di risorse energetiche e la definizione delle rispettive aree di sovranità nel Mediterraneo orientale. In tale quadro, il Ministro degli Esteri greco ha dichiarato di aver spiegato a Guterres quanto sta accadendo nel Mediterraneo orientale, dove la Turchia, a sua detta, starebbe illegalmente creando problemi per la pace e la stabilità della regione. Dendias ha anche consegnato a Guterres una lettera in merito e gli ha chiesto di consegnarla al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Infine, il ministro greco ha anche spiegato al segretario generale dell’Onu l’accordo tra Atene e Il Cairo per la definizione delle rispettive zone economiche esclusive, siglato lo scorso 6 agosto, e di avergliene consegnata una copia. Dendias avrebbe poi affrontato gli stessi argomenti telefonicamente con il sottosegretario per gli Affari europei e Eurasiatici, Philip T. Reeker.

Al momento, secondo il quotidiano greco Ekathimerini, la responsabilità di mediazione tra Ankara e Atene nonché della crescente crisi del Mediterraneo orientale sarebbe ricaduta sulla Germania e sull’Unione Europea (UE), in generale, in seguito a quello che è stato definito “il fallimento della NATO di mediare un dialogo”. A tal proposito, il 4 settembre, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michael, ha riferito che i leader dell’UE intendono utilizzare “il bastone e la carota” con la Turchia, durante un summit che si terrà tra Bruxelles e Ankara i prossimi 24 e 25 settembre, e ha proposto di organizzare una conferenza multilaterale sui confini del Mediterraneo orientale alla quale dovrebbe partecipare anche la NATO. Barnier ha dichiarato la totale solidarietà dell’UE alla Grecia e a Cipro difronte alle trasgressioni turche.

L’iniziativa europea è stata comunicata a seguito della decisione del segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, di lanciare dei negoziati tecnici tra Atene e Ankara per discutere delle strategie utili ad allentare le tensioni militari nel Mediterraneo orientale, annunciata il 4 settembre. Secondo Ekathimerini, l’iniziativa di Stoltenberg sarebbe un tentativo di creare un clima di dialogo tra Turchia e Grecia piuttosto che di lanciare negoziati di sostanza, i quali potrebbero invece arrivare dai tentativi di mediazione profusi dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel.

La Turchia e la Grecia, che fanno entrambe parte della NATO, hanno opinioni contrastanti per quanto riguarda i diritti di sfruttamento delle risorse di idrocarburi nella regione del Mediterraneo Orientale, non trovandosi d’accordo sul limite dell’estensione delle rispettive piattaforme continentali. Le tensioni tra le due si erano riaccese proprio dopo che entrambe avevano firmato accordi concorrenti sui propri confini marittimi, rispettivamente con la Libia e con l’Egitto, risultando in un notevole incremento dell’attività militare nelle acque del Mediterraneo orientale. Prima della firma dell’accordo Atene- Il Cairo,da parte sua, Ankara, lo scorso 27 novembre 2019, aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. In base a tale intesa, il capo di Stato turco aveva quindi definito “senza valore” il successivo patto tra Grecia ed Egitto e aveva ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione fosse quello tra la Turchia e il governo libico.  

La disputa energetica nel Mediterraneo orientale rientra all’interno della cosiddetta questione cipriota, avvero la disputa tra Nicosia e Ankara sulla sovranità dell’isola. Cipro è divisa da una “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro, abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota, dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord, dove vive invece gran parte della comunità turco-cipriota. Tale demarcazione territoriale risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota”, nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. 

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Camilla Canestri

di Redazione

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