Mali: divisioni tra gli insorti frenano i negoziati per un nuovo governo

Pubblicato il 5 settembre 2020 alle 18:30 in Africa Mali

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Il Movimento del 5 giungo (M5-RFP) ha accusato il Comitato nazionale per la Salvezza del Popolo (CNSP) di aver tentato di escludere i propri membri dalle trattative per la formazione di un governo transitorio per il Mali, il 5 settembre. In tale data, si sono aperte le consultazioni per istituire nuovamente un governo civile nel Paese, dopo che un colpo di Stato miliare aveva indotto alle dimissioni l’ormai ex-presidente del Mali, Ibrahim Boubacar Keita, nella notte tra il 18 e il 19 agosto scorsi, dopo mesi di proteste popolari nel Paese contro il suo governo. 

Al momento il CNSP, formato dai leader del colpo di Stato, ha organizzato nella capitale Bamako consultazioni per definire il percorso che il Paese dovrà intraprendere in futuro e a tale processo hanno preso parte centinaia di rappresentanti tra membri del Comitato, gruppi della società civile e partiti politici. I negoziati impegneranno le giornate del 5 e 6 settembre, saranno condotti anche in alcuni capoluoghi regionali e saranno poi ripresi nel corso della settimana successiva.

Ad un’ora dalla cerimonia d’inizio dei dialoghi, però, il M5-RFP, che è formato da leader religiosi, politici e da personaggi della società civile e che è stato denominato come la data di inizio delle proteste contro Keita, ha iniziato a lamentare la propria esclusione da gran parte dei gruppi di lavoro riunitisi. I membri del Movimento hanno zittito il moderatore dei negoziati interrompendo l’intero processo, uno di loro, Moussa Ouattara, ha dichiarato: “C’è puzza di marcio” e ha fatto notare che il CNSP fosse coinvolto in tutti i gruppi di lavoro mentre il M5-RFP fosse presente solamente in uno. A quel punto, il moderatore del processo ha disposto che il Movimento partecipi a tutti i gruppi di lavoro, consentendo così la ripresa dei negoziati.

Il M5-RFP, come gran parte della popolazione, aveva accolto positivamente il colpo di Stato contro Keita ma aveva già iniziato a criticare il CNSP per non essere stato incluso nelle consultazioni preliminari ai dialoghi per la transizione. In Mali erano in corso da mesi manifestazioni e proteste che chiedevano le dimissioni dell’ormai ex-presidente per casi di corruzione e per il progressivo peggioramento delle condizioni di sicurezza in molte aree del Paese, dove sono attivi i gruppi terroristici di Al-Qaeda e dello Stato Islamico. Il malessere popolare era stato poi esacerbato il 5 giugno dalla diffusione dei risultati elettorali delle votazioni del precedente 19 aprile, che avevano assegnato al partito di Keita, il Raggruppamento per il Mali (Rpm), la vittoria, nonostante le votazioni fossero state organizzate in condizioni dubbie e precarie, portando così la popolazione a scendere in strada.

Dopo essere stato arrestato dalle forze armate, il 19 agosto, il 75enne Keita, in carica dal 2013, aveva annunciato le sue dimissioni immediate in un breve discorso trasmesso dall’emittente nazionale ORTM, presumibilmente dalla base militare di Kati, appena fuori Bamako, a 3 anni di distanza dalla scadenza del suo mandato. L’ormai ex-presidente ha anche dichiarato lo scioglimento del governo e dell’Assemblea Nazionale. Keita è stato successivamente rilasciato, il 27 agosto, a seguito dell’insistenza di più attori internazionali.

Al momento i membri del CNSP stanno subendo crescenti pressioni anche dai Paesi dell’Africa occidentale affinché realizzino la transizione verso un governo civile, mentre più voci   temono che l’incertezza politica nel Paese potrebbe intaccare la lotta contro i militanti di Al-Qaeda e dello Stato Islamico nella regione del Sahel, nell’Africa occidentale. Al momento, gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno sospeso le rispettive missioni militari nel Paese che prevedevano l’addestramento dell’esercito e della polizia del Mali come parte degli sforzi internazionali per stabilizzare il Mali.

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Camilla Canestri

di Redazione

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