Libia: una causa legale negli Stati Uniti contro il generale Haftar

Pubblicato il 5 settembre 2020 alle 7:18 in Libia USA e Canada

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Due cittadini libici hanno intentato una causa in un tribunale federale della Virginia contro il generale Khalifa Haftar, sostenendo che l’uomo è responsabile della morte dei membri della loro famiglia, tra cui una bambina di 3 anni.

Il 5 gennaio 2017, la querelante Salimah Jibreel ha affermato di aver visto tre dei suoi figli, Aziza di 3 anni, Maryam di 8 anni e Mohammad di 11 anni, morire a causa di una granata ha colpito la loro casa. Sua figlia Mayada, 10 anni, e suo marito sono rimasti feriti, ma sono sopravissuti. Tre mesi dopo l’attacco, suo marito, Alaa, è stato arrestato dal sedicente Esercito di Liberazione Nazionale (LNA), guidato da Haftar, e da allora è stato trattenuto senza poter comunicare con la sua famiglia.

Il secondo querelante, Ali Abdalla Hamza, ha dichiarato di aver visto la sua famiglia a Ganfouda, in Libia, soffrire per mesi di fame, mancanza di acqua o medicine e ripetuti attacchi da parte delle forze dell’LNA. Lui si trovava fuori dalla Libia, ma racconta di essere rimasto in contatto con i familiari, che mangiavano erba e corteccia degli alberi e si muovevano tra edifici abbandonati per evitare i bombardamenti. Nel febbraio 2017, Hamza dice di aver fatto un viaggio disperato, passando dalla Turchia, per cercare di portare acqua e cibo alle persone intrappolate a Ganfouda. Gli aiuti non sono mai arrivati e in poche settimane, sua madre, due fratelli e due sorelle erano stati uccisi dagli attacchi dell’LNA.

L’avvocato dei due querelanti, Mark Zaid, si è appellato direttamente al procuratore generale degli USA William Barr, il 2 settembre, chiedendo al governo di avviare un procedimento penale contro Haftar per “le sue numerose violazioni del diritto interno statunitense e internazionale”. Il Dipartimento di Giustizia non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento. La denuncia civile che i querelanti hanno presentato il 3 settembre afferma che, in qualità di leader dell’LNA, Haftar è personalmente responsabile per le sue azioni, tra cui sono citate detenzioni arbitrarie, uccisioni extragiudiziali, torture, crimini contro l’umanità, crimini di guerra, trattamenti disumani, crudeli e degradanti.

Khalifa Haftar ha la doppia cittadinanza libica e statunitense, è residente in Virginia e possiede un condominio a Falls Church, una tenuta di 34 ettari a Keysville e una casa unifamiliare a Vienna. La denuncia afferma che il generale ha investito più di 8 milioni di dollari in proprietà in Virginia dal 2014. Haftar “è venuto sulle nostre coste e ha accettato il privilegio e gli obblighi, morali e legali, che derivano dall’essere un cittadino statunitense. Gli Stati Uniti hanno chiara giurisdizione su di lui per i suoi misfatti criminali”, ha scritto Zaid a Barr. “Se abbiamo il coraggio di perseguirlo è una questione ancora da decidere”, ha aggiunto. La denuncia civile sostiene che i querelanti hanno bisogno che gli Stati Uniti intervengano perché non esiste un sistema giudiziario funzionante in Libia. L’avvocato di Haftar, Duncan Levin, ha rifiutato di commentare le accuse. 

La Libia, oggi, è un Paese devastato dalla guerra e vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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