Bielorussia: attivista espulsa in Polonia, Tichanovskaja chiede intervento Onu

Pubblicato il 5 settembre 2020 alle 19:40 in Bielorussia Polonia

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L’attivista dell’opposizione bielorussa Olga Kovalkova è arrivata a Varsavia il 5 settembre dichiarando di essere stata costretta dalle autorità di Minsk a lasciare il Paese. Parallelamente la leader dell’opposizione, Svetlana Tichanovskaja, ha rivolto un appello alle Nazioni Unite affinché condannino la repressione violenta delle proteste in corso nel Paese da parte delle autorità.

Kovalkova era stata arrestata lo scorso 25 agosto insieme a Sergej Dylevskij, nell’ambito di un caso amministrativo con accuse non specificate dalle autorità che le sono però costate una condanna a dieci giorni di carcere. I due sono entrambi membri del Presidium del Consiglio di coordinamento dell’opposizione.

Il 5 settembre, Kovalkova ha dichiarato di essere stata minacciata da rappresentanti dell’esercito e del Ministero dell’Interno con ulteriori arresti, “ripetibili all’infinito”, se non avesse lasciato la Bielorussia. La donna sarebbe stata avvicinata mentre si trovava in un centro di detenzione  dove era stata isolata, per poi essere portata fuori dalla prigione indossando una maschera e un cappello a bordo di un veicolo, dal quale non le era possibile intravedere nulla. Dopodiché, sarebbe stata portata lungo il confine con la Polonia al valico di frontiera Kuznica-Bruzgi da dove è stata poi condotta a Varsavia. Kovalkova ha  dichiarato che, nonostante le minacce ricevute, tutta questa vicenda non la fermerà ma anzi continuerà il suo operato politico tornando in Bielorussia.

L’arrivo dell’attivista in Polonia è avvenuto parallelamente all’annuncio di una visita nel Paese Tichanovskaja, rilasciato dalle autorità di Varsavia, le quali hanno indicato il prossimo 9 settembre come data durante la quale la leader dell’opposizione bielorussa incontrerà il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki. Nella stessa giornata del 5 settembre, con un video messaggio, Tichanovskaja ha richiesto  l’organizzazione di un incontro informale del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per aiutare la Bielorussia dove, a sua detta, i manifestanti pacifici sono arrestati, picchiati e incarcerati.

La 37enne Tichanovskaja, un’ex-insegnante d’inglese, aveva deciso di proporsi per la presidenza dopo che suo marito, Siarhei Tsikhanouski, un famoso blogger critico del governo e che voleva candidarsi egli stesso, era stato arrestato nell’ambito di una campagna di repressione del dissenso. Al momento, la donna si trova in Lituania, dove si è recata in seguito all’esito delle votazioni e proprio dal nuovo centro di coordinamento di Vilnius del Consiglio di coordinamento bielorusso, Tichanovskaja, ha rilasciato un’intervista ad Al-Jazeera durante la quale ha riconosciuto le sfide poste dalla sua mancata presenza in Bielorussia. Se da un lato la leader ritenga che sia più sicuro trovarsi in Lituania, dall’altro riconosce che sia moralmente difficile essere lontana dalla “sua popolazione”.

Lo scorso 9 agosto, Minsk aveva aperto le urne delle elezioni presidenziali dalle quali sarebbe risultato vincitore il presidente uscente, Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, con il 79,7% dei voti, mentre Tichanovskaja avrebbe ottenuto il 10,12% dei consensi. L’esito elettorale non è stato accettato dalla popolazione che è scesa in strada a decine di migliaia, incontrando la ferma opposizione del governo, che ha deciso di adottare una linea dura contro i manifestanti e procedere alla repressione dei movimenti con migliaia di arresti. Nel corso delle proteste, durante le quali hanno anche perso la vita 2 persone, la popolazione sta chiedendo il rilascio dei prigionieri politici e nuove elezioni eque e libere che possano ripristinare la giustizia. Lukashenko ha però smentito le accuse di broglio elettorale.

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Camilla Canestri

di Redazione

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