Yemen: riprendono gli scontri nei territori meridionali

Pubblicato il 4 settembre 2020 alle 10:48 in Medio Oriente Yemen

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Nonostante un accordo di cessate il fuoco e i tentativi di formare un nuovo esecutivo, le forze dell’esercito yemenita ed i gruppi separatisti, rappresentati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC) hanno riacceso le tensioni in alcuni governatorati del Sud dello Yemen, tra cui Abyan.

La notizia è stata riportata il 4 settembre da al-Jazeera, sulla base delle dichiarazioni rilasciate da fonti locali. Il 29 luglio, i gruppi separatisti del Sud si erano detti pronti a porre fine alle tensioni nei territori meridionali e ad unirsi agli sforzi profusi dalla coalizione a guida saudita per contrastare i ribelli sciiti Houthi, aderendo altresì all’accordo di Riad, siglato il 5 novembre 2019. Oltre ad agire a livello politico, le forze separatiste, sostenute dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), avrebbero dovuto abbandonare le postazioni precedentemente occupate ad Aden, capitale provvisoria del governo, e nel governatorato di Abyan.

Tuttavia, stando a quanto riferito il 4 settembre, proprio quest’ultimo governatorato ha ripreso ad assistere a nuove tensioni, a partire dalla sera del giorno precedente, il 3 settembre, quando gli scontri tra le due parti belligeranti, esercito yemenita e gruppi separatisti, hanno causato il ferimento di 4 soldati yemeniti. A detta di una fonte militare, le tensioni sul campo si sono verificate in concomitanza con il volo di un drone presumibilmente lanciato dalle forze del STC contro le postazioni affiliate al governo centrale.

Abyan era stato uno dei governatorati meridionali maggiormente interessati dalle divergenze nate a partire dal 26 aprile, data in cui il Consiglio di Transizione Meridionale aveva dichiarato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, aveva invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire dal 14 maggio.

Dopo settimane di scontri e tensioni, il 22 giugno era stata proclamata una tregua, a cui ha fatto seguito un ciclo di negoziazioni tra il governo yemenita ed i gruppi separatisti, sotto l’egida dell’Arabia Saudita. Riad, inoltre, ha poi inviato le sue squadre nella regione meridionale, volte a monitorare il rispetto del cessate il fuoco. Ad ogni modo, come riportato da al-Jazeera, si è trattato, fin da subito, di una tregua fragile, in quanto le battaglie non si sono mai del tutto placate.

Non da ultimo, il 26 agosto, i separatisti del Sud dello Yemen hanno dichiarato di essersi ritirati dai colloqui per la formazione di un nuovo esecutivo, segnando un’ulteriore battuta d’arresto nel travagliato processo di attuazione dell’accordo sulla condivisione del potere. A tal proposito, il vicepresidente del STC, Hani Ben Brik, ha chiarito che la sospensione dei negoziati da parte del Consiglio costituisce una forma di protesta contro il “comportamento irresponsabile delle parti” nei confronti dell’accordo di Riad e rappresenta una mossa necessaria per spingere ulteriormente verso il pieno rispetto del patto.

Il Consiglio di transizione ha poi chiarito che sono stati molteplici i motivi che hanno indotto i separatisti a non credere nella serietà degli impegni del governo centrale, in primo luogo la mancanza di attenzione verso la fornitura di adeguati servizi pubblici nel Sud del Paese e l’escalation militare da parte delle forze governative nella provincia di Abyan. Qui, fonti locali hanno riferito che, già nella sera del 12 agosto, si erano verificati scontri tra le truppe di Aden e le forze secessioniste, entrambe accusate di lanciare colpi di artiglieria l’una verso l’altra.

A seguito della tregua del 22 giugno, il governo centrale yemenita, legato al presidente Rabbo Mansour Hadi, ed i gruppi separatisti, il 29 luglio si erano impegnati in un ciclo di negoziati volto a formare un nuovo esecutivo che rappresentasse in modo adeguato entrambe le parti. Il nuovo governo, ai sensi dell’accordo di Riad del 5 novembre 2019, prevedeva un esecutivo composto da non più di 24 ministeri, di cui 12 per il Nord e altri 12 per il Sud. Ai rappresentanti del Consiglio di Transizione Meridionale sarebbero stati assegnati almeno sei ministeri, sui dodici totali previsti per il Sud.

Il cessate il fuoco del 22 giugno era stato ben accolto da diverse parti, tra cui il governo yemenita stesso e l’Egitto, convinti che l’accordo di Riad sia un punto di partenza per ristabilire la pace nell’intero Paese, evitando una “guerra nella guerra”. Il governo yemenita e il Consiglio di transizione meridionale si erano detti uniti nel contrastare i ribelli sciiti Houthi, protagonisti del perdurante conflitto scoppiato il 19 marzo 2015. Tuttavia, già il 7 agosto 2019 i due gruppi avevano dato vita ad una crescente instabilità, a cui si è cercato di far fronte con l’accordo del 5 novembre.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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