Mediterraneo orientale: la NATO propone “colloqui tecnici”

Pubblicato il 4 settembre 2020 alle 9:47 in Grecia NATO Turchia

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La NATO ha rivelato che la Turchia e la Grecia hanno concordato di tenere “colloqui tecnici” per discutere delle strategie utili ad allentare le tensioni militari nel Mediterraneo orientale. La controversia tra i due Paesi membri dell’Alleanza atlantica è nata dalla rivalità sui diritti di sfruttamento ed esplorazione energetica delle risorse della regione. Le preoccupazioni sono cresciute per via delle trivellazioni che la Turchia continua a condurre al largo delle coste greche e che, secondo Atene e Cipro, violano la loro sovranità. Entrambe le parti hanno schierato navi da guerra nel Mediterraneo come esempio di dimostrazione di forza, sollevando i timori di un conflitto tra Turchia, Grecia e i rispettivi alleati.

“A seguito delle mie discussioni con i leader greci e turchi, i due alleati hanno deciso di avviare colloqui tecnici in seno alla NATO per stabilire meccanismi di de-escalation militare volti a ridurre il rischio di incidenti nel Mediterraneo orientale”, ha dichiarato il capo della NATO, Jens Stoltenberg, giovedì 3 agosto. “La Grecia e la Turchia sono alleati preziosi e la NATO è una piattaforma importante per le consultazioni su tutte le questioni che riguardano la nostra sicurezza condivisa”, ha aggiunto. Più tardi, tuttavia, un funzionario governativo di Atene ha riferito all’agenzia di stampa The Associated Press che parlare di un accordo “non corrisponde alla realtà”. La riduzione dell’escalation potrebbe essere ottenuta solo con il ritiro immediato di tutte le navi turche dalla piattaforma continentale greca”, ha specificato il funzionario.

Nel frattempo, dalla Turchia sono arrivate dichiarazioni a sostegno del piano di colloqui proposto dalla NATO. “Il nostro Paese sostiene questa iniziativa”, ha detto in un comunicato il Ministero degli Esteri turco. “Ci aspettiamo che anche la Grecia appoggi la proposta del segretario generale della NATO”, ha aggiunto. La dichiarazione turca ha sottolineato che i colloqui si concentreranno sulla prevenzione degli incidenti e non sulla risoluzione delle divergenze in merito ai confini marittimi e ai diritti di esplorazione energetica. Gli osservatori internazionali, tuttavia, sperano ancora che i colloqui offrano almeno un’apertura per un ulteriore dialogo tra i due vicini. Poco prima dellannuncio del capo della NATO, anche il Segretario di Stato americano Mike Pompeo aveva esortato le parti a ridurre le tensioni e ad aprire canali diplomatici per alleviare la crisi.

La disputa tra Ankara e Atene si è intensificata dopo che la Grecia ha firmato, il 6 agosto, un accordo con l’Egitto per la delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive. Il patto si pone in netto contrasto con gli obiettivi di Ankara nella regione. Il 27 novembre 2019, la Turchia aveva firmato un accordo simile con il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, suscitando l’indignazione di Grecia, Cipro ed Egitto, che avevano accusato il presidente turco Erdogan di aver violato i loro diritti economici nel Mediterraneo. Pertanto, il leader di Ankara ha definito “senza valore” il patto tra Grecia ed Egitto e ha ribadito che l’unico accordo ad avere validità nella regione è quello tra la Turchia e il governo libico. 

In più, a fine agosto, i due Paesi hanno condotto entrambi esercitazioni militari in diverse sezioni dell’area tra Creta e Cipro, dove attualmente opera la nave da ricerca sismica turca, Oruc Reis, impegnata in attività di esplorazione e perforazione di idrocarburi. Atene sostiene che l’imbarcazione si trovi nella sua piattaforma continentale, dove la Grecia possiederebbe diritti esclusivi su potenziali giacimenti sottomarini di gas e petrolio. Anche Ankara, tuttavia, rivendica la sua sovranità su quelle aree, attribuendosi il diritto di condurre trivellazioni per la ricerca di idrocarburi.

Turchia e Grecia, entrambi membri della NATO, sono in disaccordo sui diritti di sfruttamento energetico nella regione per via di opinioni contrastanti sull’estensione delle loro piattaforme continentali. Le acque, punteggiate principalmente da isole greche, sono ricche di gas e la controversa delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive è fonte di controversia tra Turchia, Grecia e Cipro. 

Ankara sostiene di avere la costa più lunga del Mediterraneo orientale, ma la sua zona marittima è racchiusa in una stretta striscia di acque a causa dell’estensione della piattaforma continentale greca, caratterizzata dalla presenza di molte isole vicine alla frontiera turca. L’isola greca di Kastellorizo, che si trova a circa 2 km dalla costa meridionale della Turchia e a 570 km dalla Grecia continentale, è una delle principali fonti di frustrazioni per Ankara, che rivendica quelle acque come proprie. “La richiesta della Grecia di una zona di giurisdizione marittima di 40.000 chilometri quadrati a causa dei 10 chilometri quadrati di terra occupati dall’isola di Kastellorizo è assolutamente illogica”, ha dichiarato Erdogan. Le rivendicazioni della Grecia sulle acque intorno a Kastellorizo si basano su un trattato marittimo delle Nazioni Unite, la Convenzione di Montego Bay, firmata nel 1982, che tuttavia non è riconosciuto dalla Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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