Il Libano a un mese dall’esplosione: trovate 4 tonnellate di nitrato di ammonio

Pubblicato il 4 settembre 2020 alle 9:40 in Libano Medio Oriente

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È trascorso un mese esatto dall’esplosione che, il 4 agosto, ha distrutto il porto della capitale libanese Beirut, causando 191 morti e circa 6.000 feriti. Nel frattempo, le forze libanesi hanno trovato 4.35 tonnellate di nitrato di ammonio, depositate in container situati nei pressi della zona portuale.

Si tratta della stessa sostanza che, stando a quanto riferito a seguito delle indagini, ha causato l’incidente verificatosi settimane fa. Secondo quanto affermato dagli uomini dell’esercito libanese, il 3 settembre, esperti delle forze armate stavano svolgendo un’ispezione quando hanno ritrovato 4 container con all’interno la pericolosa sostanza chimica. Non sono stati, però, riferiti dettagli circa l’origine e l’appartenenza dei depositi ritrovati, ma gli ingegneri militari si sono messi subito all’opera per rimuoverli, secondo quanto dichiarato in un comunicato dell’esercito.

Il nuovo ritrovamento giunge dopo un mese dall’esplosione provocata da 2.95 tonnellate di nitrato di ammonio, depositate da circa sei anni in container situati nelle vicinanze del porto di Beirut. Il governo e le autorità responsabili sono stati accusati di negligenza e di mancata manutenzione, mentre continuano le indagini volte a identificare i responsabili della presenza di magazzini così pericolosi per lungo tempo. In tale quadro, il direttore generale dell’amministrazione e degli investimenti del porto di Beirut, Basem Al-Qaisi, ha rivelato che vi sono altri container contenenti “materiali esplosivi” ed ha esortato le autorità doganali ad intervenire, costringendo le compagnie di navigazione incaricate di rimuoverli dall’area portuale libanese.

Nel frattempo, il numero di detenuti a causa dell’esplosione è salito a quota 25, dopo che, il primo settembre, sono stati arrestati altri 4 ufficiali dell’esercito, secondo quanto riportato dal giudice Fadi Sawan. Di questi, tre rivestono cariche di alto livello nelle agenzie di sicurezza statali, mentre il quarto è membro dei servizi di intelligence del porto. In precedenza, sono stati arrestati il direttore generale dell’agenzia doganale, Badri Daher, e il direttore del porto di Beirut, Hassan Quraitem. Le cause reali dell’esplosione, preceduta da un incendio presso l’hangar 12, sono tuttora ignote.

Sembra che le tonnellate di nitrato di ammonio fossero nel porto dal 16 novembre 2013, data in cui sono giunte a bordo di una nave proveniente dalla Georgia, la quale avrebbe dovuto successivamente attraversare il Canale di Suez per consegnare il carico a una compagnia del Mozambico. Il trasferimento, però, non è mai avvenuto ed i container sono rimasti per 6 anni “abbandonati” nel porto della capitale libanese. Secondo alcune fonti della sicurezza, l’incidente potrebbe essersi verificato a seguito di operazioni di “saldatura” in corso presso l’hangar andato in fiamme, volte a mettere in sicurezza i container per evitare eventuali dispersioni. Diverse fonti dubitano, però, della validità di tale ipotesi, così come di altre giustificazioni rilasciate da autorità accusate di corruzione e negligenza. Inoltre, stando a quanto emerso sino ad ora, oltre al nitrato di ammonio, l’hangar 12 ospitava altresì altro materiale esplosivo, tra cui cherosene, solventi e 25 tonnellate di petardi.

Il dossier relativo all’esplosione è stato trasmesso al Consiglio Giudiziario, considerato la massima autorità giudiziaria in Libano, le cui sentenze, una volta emesse, saranno definitive e imprescrittibili. Tale Consiglio viene solitamente interpellato per indagare sui crimini contro la sicurezza dello Stato, compresi quelli che minano l’unità nazionale o le capacità finanziarie dello Stato, così come per le violazioni di diritti e doveri civili.

Oltre alle perdite di vite umane, l’esplosione del 4 agosto ha causato ingenti danni materiali in tutta la città, equivalenti a circa 15 miliardi di dollari. Tra questi, la distruzione di almeno 3 ospedali, mentre altri 2 sono stati fortemente danneggiati. Parallelamente, l’esplosione ha causato la distruzione di uno dei silos di stoccaggio di grano del Paese. Secondo quanto riferito dal ministro dell’Economia, Raoul Nehme, attualmente le riserve di grano del Libano ammontano a “un po’ meno di un mese”. Un quadro simile ha provocato il malcontento e la rabbia della popolazione libanese, già vittima di una grave crisi economica e finanziaria, definita la peggiore minaccia dalla guerra civile del 1975-1990. Il clima di mobilitazione ha portato alle dimissioni del primo ministro Hassan Diab, a cui ha fatto seguito la nomina di Mustapha Adib, il 31 agosto.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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