Eduardo Bolsonaro propone di bandire falce e martello in Brasile

Pubblicato il 4 settembre 2020 alle 6:20 in America Latina Brasile

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Dopo lo scandalo diplomatico provocato con Pechino, in cui aveva accusato la “dittatura comunista cinese” di aver scatenato la pandemia di coronavirus, Eduardo Bolsonaro, deputato della Camera dei rappresentati brasiliana nonché figlio del Presidente Jair, si è reso protagonista di un’altra discutibile iniziativa.

Come è noto, il figlio del Presidente è un membro del Partito Social Liberale, un partito economicamente liberale e storicamente anticomunista. Secondo i media brasiliani, Bolsonaro Jr avrebbe presentato un disegno di legge per bandire “la creazione, vendita, distribuzione e l’esposizione di oggetti contenenti falce e martello o stella a cinque punte”, equiparando il simbolo alla svastica nazista, e proponendo dai 9 ai 15 anni di reclusione per i trasgressori.

In una serie di tweet sul disegno di legge, il deputato spiega di essere stato ispirato da una legge ucraina del 2015 del governo golpista del Paese post-Maidan la quale “proibisce il comunismo e il nazismo con un focus sulla libertà”.

Eduardo ha sottolineato che il suo disegno di legge “mira a prevenire i genocidi, che sono il risultato del nazismo e del comunismo, proprio come il codice penale criminalizza l’omicidio di un individuo”.

Il disegno di legge propone anche di rinominare tutte le strade, piazze, edifici pubblici o istituzioni che prendono il nome da persone, eventi o idee legati al comunismo o al nazismo.

“Per giustificare il progetto, uso esempi concreti di queste disgrazie: l’Holodomor in Ucraina perpetrato dai comunisti sovietici e l’Olocausto portato avanti dai nazisti tedeschi”, ha aggiunto Bolsonaro. Tuttavia, i suoi follower più attenti, gli hanno immediatamente fatto notare che l’immagine pubblicata dell’Holodomor sembrerebbe piuttosto riguardare la grande carestia del Bengala del 1943 in India, che all’epoca era una colonia britannica.

Eduardo Bolsonaro e suo padre sono convinti anticomunisti e hanno ripetutamente condannato la Cuba comunista e i tentativi più recenti di costruire il socialismo democratico nel vicino Venezuela. Da quando è salito al potere nel gennaio 2019, il Presidente brasiliano ha inizialmente cercato di ridurre la dipendenza del suo paese dalla Cina e di avvicinare progressivamente Brasilia a Washington. Salvo poi cambiare retorica, citando 98 miliardi di dollari di scambi tra Brasile e Cina, e un surplus a favore del Brasile di 29,2 miliardi, sottolineando come le due nazioni fossero “nate per camminare insieme” durante un viaggio diplomatico a Pechino.

A marzo il figlio del Presidente aveva causato una piccola crisi diplomatica tra Pechino e Brasilia, dopo aver incolpato la “dittatura” cinese di aver causato la pandemia globale di coronavirus. L’ambasciatore cinese in Brasile, Yang Wanming, aveva respinto con veemenza tali affermazioni chiedendone il ritiro immediato e scuse pubbliche da parte di Brasilia.


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Italo Cosentino, interprete di portoghese

di Redazione

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