Il Bahrein verso la normalizzazione dei rapporti con Israele

Pubblicato il 4 settembre 2020 alle 11:49 in Bahrein Israele Palestina

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Il Bahrein ha seguito l’esempio dell’Arabia Saudita ed ha aperto il proprio spazio aereo agli aerei israeliani. La decisione è un ulteriore segnale di un possibile riavvicinamento del Regno a Israele, nonostante l’enfasi di Manama sulla sua adesione all’iniziativa di pace araba.

Il Regno, il 3 settembre, ha dato l’autorizzazione a tutti i voli da e per gli Emirati Arabi Uniti (UAE) di sorvolare il proprio spazio aereo, inclusi gli aerei provenienti e diretti verso Israele. Una tale mossa era stata già intrapresa dall’Arabia Saudita e fa seguito al clima di mobilitazione che sta interessando la regione del Golfo dal 13 agosto. In tale data, il capo della Casa Bianca, Donald Trump, ha annunciato un accordo, il cosiddetto accordo Abraham, che ha di fatto normalizzato le relazioni tra Israele ed Emirati. In particolare, Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza, sebbene il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, abbia specificato di aver semplicemente deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi.

Ora Washington sembra star esercitando pressione anche su altri Paesi della regione mediorientale, tra cui il Bahrein, affinché seguano l’esempio emiratino e si avvicinino al suo alleato israeliano. Circa la posizione di Manama, questa ha accolto fin da subito l’accordo del 13 agosto, pur ribadendo il proprio sostegno alla causa palestinese e, nello specifico, all’iniziativa di pace araba, che prevede l’istituzione di uno Stato palestinese. Tale orientamento è in linea con le precedenti dichiarazioni dello Stato del Golfo, con cui era stato espresso il rifiuto per l’annessione dei territori palestinesi da parte di Israele, ritenendola una “minaccia alla pace e alla sicurezza a livello internazionale” e una chiara violazione delle risoluzioni internazionali.

Parallelamente, in precedenti contatti con gli Stati Uniti, e, in particolare, con il segretario di Stato, Mike Pompeo, e il consigliere senior, Jared Kushner, Manama ha elogiato il ruolo di Washington, ed il suo impegno nel riportare la pace nella regione mediorientale e contrastare l’interferenza iraniana. Teheran costituisce un motivo di preoccupazione condivisa tra Israele e il Bahrein, accusata dal Regno del Golfo di sostenere l’opposizione sciita e di causare disordini che minano la sua sicurezza.

Sia per il Bahrein sia per l’Arabia Saudita, il prerequisito per normalizzare i propri legami diplomatici con Israele è il raggiungimento di una soluzione a due Stati per il conflitto israelo-palestinese, e, secondo alcuni analisti, Manama e Riad difficilmente si riavvicineranno a Israele senza una pace giusta e duratura. Tuttavia, proprio il Bahrein, il 3 settembre, ha respinto una bozza di risoluzione presentata dall’Autorità palestinese con cui viene respinto l’accordo Abraham, condannando le posizioni mostrate da diversi Paesi del Golfo a favore della nuova alleanza. Il Bahrein avrebbe altresì respinto una richiesta, avanzata da parte palestinese, di tenere una riunione di emergenza della Lega araba a livello ministeriale, per discutere delle implicazioni della dichiarazione di normalizzazione.

Il 4 settembre, i rappresentanti di diversi gruppi palestinesi si sono incontrati a Ramallah. Tra i partecipanti vi era anche il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmud Abbas. In un comunicato rilasciato a margine del meeting, è stato riferito che il patto annunciato il 13 agosto non diminuirà l’appoggio del mondo arabo verso la causa palestinese, né cambierà la visione araba basata sul principio della soluzione a due Stati e sull’iniziativa proposta nel 2002. Parallelamente, è stata approvata l’istituzione di un comitato che guiderà la “resistenza popolare globale” contro la potenza occupante, Israele, con il fine ultimo di difendere i diritti legittimi della popolazione palestinese. Per i gruppi riunitisi a Ramallah, il comportamento di alcuni Stati a favore della normalizzazione con Israele è una “pugnalata alle spalle”. Abbas ha poi esortato le diverse fazioni ad unire i propri sforzi e ad avviare un dialogo nazionale, superando qualsiasi divisione interna.

Per il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, anch’egli impegnato il 4 settembre in colloqui con gruppi palestinesi, vi è una “triplice minaccia” da affrontare, che mira a cambiare la storia e la geografia della regione. Questa è rappresentata dal cosiddetto accordo del secolo, presentato da Trump il 28 gennaio e  volto a risolvere il conflitto israelo-palestinese, il piano di annessione dei territori della Cisgiordania, e la normalizzazione delle relazioni tra Tel Aviv e diversi Paesi arabi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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