Siria: la tregua a Idlib violata 286 volte in un mese

Pubblicato il 3 settembre 2020 alle 16:33 in Medio Oriente Siria

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Il governatorato siriano Nord-occidentale di Idlib continua ad assistere ad attacchi da parte delle forze affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad, e del suo alleato russo. Parallelamente, non vi è tregua per gli scontri con i gruppi ribelli.

Secondo quanto riferito da fonti locali al quotidiano al-Araby al-Jadeed, i bombardamenti di giovedì 3 settembre hanno riguardato l’area rurale meridionale di Idlib e la periferia occidentale di Aleppo, e, nello specifico, alcuni villaggi tra cui al-Fateera, Al-Bara, Fleifel, Jabal Al-Arbaeen, Kansafra e Sufuhn, mentre gli assi di combattimento nell’Ovest di Aleppo sono stati testimoni di bombardamenti per mezzo di artiglieria e scontri tra le forze del regime ed i militanti a loro fedeli da un lato, e le fazioni ribelli dall’altro lato. Nel frattempo, vi sono stati altresì voli di ricognizione.

Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, hanno concordato una tregua nella regione, volta a favorire il ritorno degli sfollati e rifugiati siriani. Un altro punto dell’accordo prevede l’organizzazione di operazioni di pattugliamento congiunte tra Mosca e Ankara, da effettuarsi prevalentemente presso l’’autostrada M4, a circa 30 km dal confine meridionale della Turchia.

Nonostante l’accordo di cessate il fuoco, il governatorato Nord-occidentale ha continuato ad assistere a sporadiche violazioni, mentre la popolazione locale continua tuttora a temere una nuova violenta offensiva. Stando a quanto riportato da al-Araby al-Jadeed, il primo settembre il Response Coordination Group ha riferito di aver documentato 286 violazioni nell’intero mese di agosto, commesse perlopiù dalle forze di Assad e dal suo alleato russo. A detta dell’organizzazione umanitaria no-profit, migliaia di sfollati stanno aspettando maggiore stabilità nella regione siriana Nord-occidentale prima di far ritorno nelle proprie abitazioni. Prima dell’accordo del 5 marzo, riferisce il Response Coordination Group, più di un milione di siriani è stato costretto ad abbandonare Idlib e le aree circostanti. Il numero di siriani rimasti nelle aree di sfollamento a seguito delle recenti operazioni militari è pari a 693.742, mentre il numero di rimpatriati ha raggiunto quota 347.491, pari a circa un terzo degli sfollati.

La Rete siriana per i diritti umani ha pubblicato, giovedì 3 settembre, il suo rapporto mensile, che monitora la situazione dei diritti umani in Siria. Stando a quanto riferito, nel solo mese di agosto, le mine terrestri hanno ucciso 25 civili, inclusi 4 bambini. In totale, è stata registrata l’uccisione di 122 civili, tra cui 21 bambini e 7 donne, e tra le vittime vi è stato anche un membro del personale medico. Altre 13 persone sono state uccise sotto tortura, mentre vi sono stati circa 146 casi di detenzione arbitraria, 4 riguardanti bambini, commessi perlopiù dalle forze affiliate al regime. Gli attacchi contro centri civili vitali ammontano a 7.

Il conflitto siriano è oramai entrato nel suo decimo anno. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti dalla Turchia, e le forze del presidente Assad, coadiuvate da Mosca, oltre ad essere sostenute dall’alleato iraniano. Nel frattempo, l’inviato speciale dell’Onu in Siria, Geir Pedersen, è in attesa di riprendere i colloqui a Ginevra del Comitato costituzionale, un organo promosso dalle Nazioni Unite per porre fine alla perdurante crisi in Siria, attraverso una riforma della costituzione del 2012 e l’organizzazione di nuove elezioni. Il numero totale dei membri partecipanti ammonta a 150. In particolare, 50 sono stati scelti dal regime siriano, 50 dalle fazioni di opposizione e la restante parte dall’inviato speciale, il quale ha tenuto conto dell’opinione di esperti e di rappresentanti della società civile.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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