Proteste antigovernative in Ossezia del Sud

Pubblicato il 3 settembre 2020 alle 6:28 in Georgia Russia

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Il funerale di un giovane morto mentre era in custodia di polizia si è trasformato in una protesta contro le autorità dell’Ossezia del Sud nel quadro di una crescente crisi politica nella repubblica autoproclamata sostenuta dalla Russia e rivendicata dalla Georgia.

Il funerale, il 31 agosto scorso, è stato il punto critico di una crisi politica che ha attanagliato l’Ossezia del Sud negli ultimi giorni. Inal Jabiyev, 28 anni, è morto mentre era in custodia della polizia e le foto del corpo, che presentava lividi e contusioni da percosse, sono circolate sui social media. Alla notizia del decesso, il 28 agosto, scoppiata protesta di circa 300 persone, un numero importante se si considera che l’intera popolazione del territorio è di circa 30.000 abitanti. Il presidente di fatto Anatolij Bibilov ha licenziato il governo il giorno stesso, ma la rabbia popolare non è stata placata e molti hanno chiesto allo stesso Bibilov di dimettersi.

Al funerale, tre giorni dopo, circa 2.000 persone si sono riunite. Lo stesso presidente Bibilov ha partecipato, ma gli altri partecipanti “gli hanno prestato poca attenzione” – secondo il corrispondente di Radio Free Europe da Tskhinvali.

Alcuni dei partecipanti hanno poi intrapreso una processione dalla casa di Jabiyev alla piazza centrale della capitale, Tskhinvali, dove si erano radunati altri manifestanti. L’evento si è trasformato in una protesta antigovernativa, con cartelli e slogan che chiedevano le dimissioni di Bibilov e diversi politici dell’opposizione che hanno tenuto discorsi. L’inviato del network d’informazione Caucasian Knot ha stimato la folla alla protesta a circa 1.000 persone.

Da quando Bibilov è salito al potere nel 2017 , ci sono stati una serie di scandali che riguardano abusi sui cittadini da parte delle forze dell’ordine. 

Mosca, frattanto, non interviene. La Russia è il principale partner dell’Ossezia del Sud, cui fornisce un pesante sostegno finanziario e militare. È uno dei pochi paesi, assieme a Nicaragua, Venezuela e Siria, che riconosce l’indipendenza dell’Ossezia meridionale; la maggior parte del resto del mondo considera il territorio una parte separatista della Georgia.

La Russia è anche l’unica porta dell’Ossezia al resto del mondo, ma il confine di fatto è rimasto chiuso per cinque mesi a causa della pandemia COVID-19. Ciò ha causato il peggioramento del clima politico-sociale e l’aumento delle tensioni per tutta l’estate, ha riferito il quotidiano russo Kommersant in un lungo reportage pubblicato poco prima dell’inizio delle proteste. I residenti dell’Ossezia meridionale non hanno potuto recarsi in Russia per riscuotere le pensioni, i medicinali non sono più disponibili e i prezzi dei generi alimentari sono aumentati vertiginosamente a causa della chiusura della frontiera.

L’ex presidente Eduard Kokoity ha tentato di inserirsi nella situazione, con un video discorso che invitava Bibilov a dimettersi, ma il messaggio sembrava essere diretto più al Cremlino che a Tskhinvali. Mentre Bibilov è filo-russo, e chiede persino l’annessione del territorio alla Russia, la sua elezione nel 2017 è stata un voto di protesta contro il presidente uscente Leonid Tibilov, candidato che Mosca ha apertamente favorito.

A gennaio, le proteste nell’altra repubblica separatista della Georgia nata grazie all’appoggio russo, l’Abkhazia, hanno costretto le dimissioni di Raul Khajimba, presidente de facto di quel territorio. In quel caso, i diplomatici russi si erano recati a Sukhumi per favorire una transizione negoziata, che ha poi portato all’elezione del leader oppositore Aslan Bzhania lo scorso 23 aprile.

L’Ossezia del Sud e l’Abchazia si sono proclamate indipendenti dalla Georgia nel 1991, tuttavia l’ascesa al potere di Eduard Shevardnadze a Tbilisi nel 1992 portò a un modus vivendi con la repubbliche separatiste. La cacciata di Shevardnadze e l’ascesa al potere di Mikheil Saakashvili nel 2003, a seguito della cosiddetta “rivoluzione delle rose” portò ad un aumento costante delle tensioni con le regioni separatiste, fino all’intervento armato dell’esercito di Tbilisi in Ossezia del Sud nell’agosto 2008. A sostegno degli osseti intervenne Mosca, che in pochi giorni conquistò il territorio e spinse i suoi eserciti alle porte della capitale georgiana. La “guerra di agosto” si interruppe a seguito di una mediazione del presidente francese Nicolas Sarkozy e del premier italiano Silvio Berlusconi. Il Cremlino riconobbe l’indipendenza di Ossezia del Sud e Abchazia e da allora sostiene le due repubbliche economicamente e militarmente. La terza repubblica separatista, l’Adjaria, a lungo fuori dal controllo delle autorità di Tbilisi, è rientrata a far parte della Georgia come repubblica autonoma tra il 2004 e il 2005, a seguito della fuga del leader separatista Aslan Abashidze e del ritiro delle truppe russe dalla base militare di Batumi.

 

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Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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