Norvegia, coronavirus: Italia e Slovenia aggiunte alla lista dei Paesi con quarantena obbligatoria

Pubblicato il 3 settembre 2020 alle 19:04 in Italia Norvegia Slovenia

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La Norvegia ha annunciato che imporrà una quarantena di 10 giorni a tutte le persone in arrivo dall’Italia e dalla Slovenia, a partire dal 5 settembre. La decisione, comunicata giovedì 3 settembre, è motivata dal recente aumento dei casi di coronavirus segnalati nei due Paesi.

Le restrizioni, che si applicheranno anche al Vaticano e a San Marino, saranno invece allentate per coloro che arrivano da Cipro, da sei regioni della Svezia e da una della Danimarca, secondo quanto specificato in un comunicato del Ministero degli Esteri norvegese.

Per cercare di prevenire una recrudescenza interna del coronavirus, il governo di Oslo ha stabilito la quarantena obbligatoria per tutti i viaggiatori provenienti da Paesi con più di 20 nuovi casi di COVID-19 ogni 100.000 abitanti, registrati nelle ultime due settimane. Le autorità hanno poi consigliato ai cittadini norvegesi di evitare quelle destinazioni, se non per motivi di assoluta necessità.

Con le ultime due aggiunte apportate all’elenco, la Norvegia ha ufficialmente limitato i viaggi dalla maggior parte dei Paesi, consentendo spostamenti senza quarantena solo da Stati dell’UE quali Ungheria, Slovacchia, Finlandia, Cipro, Paesi baltici e parti della Danimarca e della Svezia.

La stessa Unione Europea ha avvertito, il 2 settembre, di un nuovo aumento delle infezioni tra i Paesi del blocco, sottolineando che i livelli della pandemia in Europa stanno quasi eguagliando quelli di marzo. Il capo del Centro europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (ECDC), Andrea Ammon, ha dichiarato che i dati di questa settimana mostrano che in tutta Europa ci sono stati circa 46 casi ogni 100.000 persone. “Siamo tornati a numeri simili a quelli che abbiamo visto a marzo”, ha affermato Ammon, riferendosi alla fase iniziale della pandemia.

Le infezioni 6 mesi fa erano incrementate a una media di circa 40 casi ogni 100.000 abitanti, per arrivare, a fine aprile, secondo i dati dell’ECDC, ad almeno 70 unità ogni 100.000. Le accresciute stime attuali, secondo i governi dei Paesi europei, sarebbero in parte dovute anche all’aumento dei test. I nuovi casi, poi, riguardano soprattutto i più giovani, un dettaglio che permette di mantenere stabili i numeri dei ricoveri, dal momento che l’infezione colpisce generalmente in maniera più grave le persone anziane. Secondo Ammon, tuttavia, non bisogna abbassare la guardia poiché il numero di ospedalizzazioni potrebbe tornare presto a crescere vertiginosamente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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