Libia: la guerra dei mercenari preoccupa gli USA

Pubblicato il 3 settembre 2020 alle 17:28 in Libia USA e Canada

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Un nuovo rapporto del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha sottolineato i rischi legati alla presenza di almeno 5.000 mercenari siriani in Libia, inviati dalla Turchia a supporto di Tripoli. Sul fronte opposto, anche la Russia ha reclutato combattenti che sostengono il governo rivale di Tobruk. 

Secondo quanto riferito dal Washington Post, il rapporto è stato reso noto il 2 settembre, ma il suo contenuto non è ancora interamente disponibile sul sito del Pentagono o dell’US Africa Command, noto anche come AFRICOM. A proposito del documento, l’ispettore generale del Dipartimento della Difesa statunitense ha affermato di essere preoccupato per la crescente presenza di mercenari russi nel conflitto libico. Il rapporto afferma che la Turchia ha inviato in Libia almeno 5.000 mercenari siriani, che in precedenza avevano lavorato a stretto contatto con Ankara nella guerra civile in Siria. Questi hanno supportato le forze armate di Tripoli, che combattono contro il sedicente Esercito di Liberazione Nazionale, guidato dal generale Khalifa Haftar. La Turchia ha anche dispiegato diverse centinaia di truppe regolari in Libia, inclusi operatori e tecnici per i sistemi di difesa aerea. 

Secondo gli analisti della Difesa statunitense, i mercenari siriani hanno rafforzato la posizione del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli. Tuttavia, “la loro presenza continuerà a influenzare negativamente la situazione generale relativa alla sicurezza in Libia”, secondo il rapporto, che copre il secondo trimestre del 2020. L’AFRICOM ha descritto i mercenari siriani che combattono con il governo di Tripoli come “inesperti, ignoranti e motivati dalle promesse di considerevoli ricompense in denaro”. A tale fine, Ankara ha incaricato la società militare privata turca Sadat, che si occupa di supervisionare il pagamento di questi combattenti. Inoltre, il rapporto statunitense afferma che anche alcuni estremisti si nascondono tra i mercenari inviati a Tripoli, anche se “è possibile che questi combattano per ragioni economiche e personali piuttosto che per ragioni ideologiche”.

In tale contesto, l’esercito statunitense continua a sottolineare la propria preoccupazione per la crescente influenza della Russia in Libia, dove almeno 3.000 mercenari russi e altri 2.000 mercenari siriani, sponsorizzati da Mosca, appoggiano l’esercito di Haftar. Lo stesso report del Pentagono del 2 settembre ricorda il ruolo della compagnia militare privata collegata al Cremlino, nota come Gruppo Wagner. Sin dal suo dispiegamento iniziale in Libia, nel 2019, questa ha fornito materiale bellico e uomini addestrati, provocando “perdite significative” alle milizie alleate di Tripoli, secondo il rapporto. A tale proposito, le forze armate statunitensi hanno accusato la Russia di aver inviato almeno 14 aerei da guerra in una base aerea libica, sostenendo che i mezzi erano stati ridipinti in Siria per nascondere la loro origine russa.

Secondo il Pentagono, la “guerra dei mercenari” rischia di avere enormi conseguenze anche sulla popolazione. Le segnalazioni di furti, aggressioni sessuali e cattiva condotta imputabili ai combattenti siriani nelle aree occidentali della Libia possono generare una dura risposta da parte dell’opinione pubblica, che è già fortemente insoddisfatta dell’operato del governo. Una serie di manifestazioni sono scoppiate a Tripoli e Misurata, a partire dal 23 agosto, quando la popolazione libica è scesa in piazza chiedendo le dimissioni dell’esecutivo tripolino, alla luce di una corruzione dilagante e del deterioramento delle condizioni di vita. Il 28 agosto, il GNA, guidato da Fayez al-Sarraj, ha reso noto che il ministro dell’Interno, Fathi Bashagha, è stato sospeso a causa della sua gestione e della presunta repressione violenta delle proteste nella capitale, durante le quali uomini armati hanno sparato contro gruppi di manifestanti. 

Il clima di disordine interno è da inserirsi nel quadro di una situazione di grave instabilità, che caratterizza la Libia dal 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese Nord-africano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato vi è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e guidato dal premier Fayez al-Sarraj, il quale rappresenta l’unico esecutivo riconosciuto dall’Onu. I suoi principali sostenitori sono la Turchia, l’Italia e il Qatar. Dall’altro lato vi è il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar, appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i suoi principali esportatori di armi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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