Il leader di Hamas in Libano per la prima volta in 27 anni

Pubblicato il 3 settembre 2020 alle 10:41 in Libano Palestina

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Il leader del Movimento Islamico di Resistenza Hamas, Ismail Haniyeh, è giunto in Libano, il 2 settembre, per una visita che lo vedrà impegnato in colloqui con rappresentanti libanesi e palestinesi, volti a discutere dell’accordo tra Israele ed Emirati Arabi Uniti (UAE).

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arab, un primo meeting, svoltosi il 2 settembre stesso, ha coinvolto Haniyeh ed il presidente del Parlamento di Beirut, Nabih Berri. Nel corso della giornata di giovedì 3 settembre, invece, sono previsti incontri con rappresentanti di diversi gruppi palestinesi che, come riferito dal rappresentante di Hamas in Libano, Ali Baraka, prenderanno in esame l’accordo annunciato il 13 agosto dal presidente degli USA, Donald Trump, che ha di fatto ufficializzato la normalizzazione delle relazioni tra Israele ed Abu Dhabi.

Durante il bilaterale con Berri, il leader Haniyeh ha affermato che i campi che ospitano i rifugiati palestinesi in Libano saranno esenti da qualsiasi questione che riguarda gli affari interni del Libano e continueranno ad essere caratterizzati da stabilità. A detta di al-Arab, le parole di Haniyeh sembrano voler lanciare un segnale di rassicurazione, alla luce delle tensioni interne al Paese tra le componenti sciite e sunnite e la perdurante crisi economica e finanziaria. A tal proposito, racconta al-Arab, Khaldah, città costiera situata a 12 km a Sud di Beirut, ha di recente assistito a brevi scontri tra sunniti e sciiti, che hanno riportato alla mente le immagini della guerra civile del 1975-1990.

Tuttavia, ha riferito il leader di Hamas, il popolo palestinese è e continuerà ad essere ospite del Libano, i suoi accampamenti saranno “simbolo di stabilità”, e, pertanto, ci si opporrà a qualsiasi tentativo di “sfollamento e insediamento”. A detta di Haniyeh, nell’incontro del 2 settembre, Hamas ha espresso la solidarietà del popolo palestinese verso il vicino Libano, colpito ulteriormente dalla violenta esplosione del 4 agosto, verificatasi presso il porto di Beirut. Tuttavia, è stato specificato, il focus dei colloqui è stato rappresentato dai piani di annessione dei territori palestinesi, annunciati da Israele, e dagli accordi che stanno per essere conclusi tra “l’entità sionista ed alcuni Paesi arabi”. A tal proposito, ha affermato il leader Haniyeh, il Libano rappresenta una “roccaforte della Resistenza palestinese” e un baluardo della rivoluzione.

L’accordo a cui si fa riferimento è il cosiddetto accordo Abraham, con cui Israele si è impegnato a sospendere l’annessione dei territori palestinesi della Cisgiordania, così come annunciato in precedenza. Tuttavia, parlando ai giornalisti da Tel Aviv, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha specificato di aver deciso di “ritardare” l’annessione come parte dell’accordo con Abu Dhabi. I piani, ha assicurato il premier, rimangono “sul tavolo”. Sin dall’annuncio, fonti diplomatiche hanno rivelato che presto altri Paesi potrebbero seguire l’esempio emiratino, tra cui il Sudan e il Bahrein.

Per il 3 settembre non è da escludersi un incontro tra Haniyeh ed il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah. Parallelamente, il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmud Abbas, sarà a Ramallah per incontrare rappresentanti dei gruppi palestinesi locali, con il fine di discutere anch’essi degli ultimi sviluppi verificatisi nella regione in merito alla propria causa. Le discussioni di Ramallah e Beirut, ha riferito Ali Baraka, mirano a creare una “strategia palestinese” in grado di contrastare i piani di annessione della Cisgiordania, il cosiddetto “accordo del secolo”, annunciato da Trump il 28 gennaio, e i recenti progetti di normalizzazione.

Il problema dei rifugiati palestinesi, congiuntamente allo status di Gerusalemme, è da sempre uno dei maggiori punti di scontro nei negoziati di pace tra Israele e l’Autorità palestinese. Più di 750.000 cittadini della Palestina fuggirono o furono espulsi dal Paese durante la guerra del 1948 e, secondo l’ultimo censimento dell’Amministrazione centrale libanese per l’anno 2017, 174.422 rifugiati palestinesi vivono in Libano, in 12 campi e 156 località.

Parallelamente, Israele considera il movimento sciita armato Hezbollah, sostenuto da Teheran e rappresentato all’interno del governo di Beirut, la più grande minaccia al Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali. I due si sono scontrati nel 2006, in una battaglia lunga un mese, nella quale circa 1200 persone sono morte in Libano, per lo più civili, e altre 158 hanno perso la vita a Israele, in gran parte soldati. A sua volta, Beirut, ha più volte lamentato, nel corso degli ultimi anni, le continue violazioni dello spazio aereo nazionale da parte di corpi aerei israeliani, denunciando la situazione presso le Nazioni Unite.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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